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 L’uomo venuto dal College

lunedì 13 Settembre 2010

 L’uomo venuto dal College

 L’uomo venuto dal College

ROMA, 13 settembre 2010Da pochi giorni ha riaperto i battenti il College Remiero di Piediluco, un’iniziativa nata quarant’anni fa quando ancora faceva presa sui giovani una parvenza di comunità organizzata, oggi spazzata via dall’individualismo esasperato delle nuove generazioni italiane. Lentamente infatti, l’idea di un College tutto pane, remi e libri andò in archivio nell’ambiente del nostro canottaggio. Finché l’attuale Consiglio Federale ha ritenuto di rispolverarla. Chi pensa che tutto sommata sia un’idea come tante altre, si legga questa storia.

In un piccolo paese del Lazio, aggrappato alla cima di un monte, c’era un antico palazzo chiuso da anni. Per oltre tre secoli vi avevano trascorso l’estate i marchesi Crispolti, nobile famiglia romana legata al Papa, che nei mesi caldi si trasferiva a Labro per sfuggire all’afa capitolina. Poi il paese si spopolò ed anche i Crispolti non vennero più a Labro.

Nel 1980 il palazzetto dei marchesi venne offerto ad un dinamico personaggio dello sport romano, Paolo d’Aloja, che – come presidente della Federazione Italiana Canottaggio – stava impiantando sul vicino Lago di Piediluco un Centro Tecnico per gli atleti di tutta Italia, ed anche un College che accogliesse giovani studenti-vogatori. Per rafforzare ancor più il legame con la zona che ospitava le nuove strutture, d’Aloja volle, nel 1982, che del College facessero parte anche due ragazzi di Piediluco, oltre a quelli provenienti dalle più disparate Regioni della Penisola.

Fu così che il sedicenne Fabio Poletti, nato fra il lago e le più basse propaggini del Castello dei Brancaleoni, imparò a remare sotto la guida di Gianni Postiglione, uno dei giovani centurioni di cui Thor Nilsen (il mister-manager norvegese chiamato da d’Aloja a rivoltare come un pedalino il canottaggio italiano) si era circondato al Centro Tecnico. “Feci subito amicizia con il piacentino Marco Savino – divenuto poi tra i migliori singolisti italiani – ed il napoletano Leone Tinganelli, ora d.t. della flotta d’Islanda” spiega Poletti che oggi lavora all’Ospedale Santa Maria di Terni (operatore socio-sanitario dal 2002) ma abita sempre a Piediluco “Dopo pochi mesi vinsi il Campionato Ragazzi 1982 in doppio, con la maglia del Circolo Canottieri Piediluco del quale – dieci anni più tardi – sono diventato allenatore”.

Nel sodalizio umbro Fabio è rimasto fino al 1998 (con tre titoli tricolori e una serie di partecipazione azzurre ottenute dai suoi ragazzi) quando l’allora direttore del Centro, Giuseppe La Mura, lo rivolle al College, stavolta come responsabile tecnico assieme a Giovanni Santaniello. Ma un nuovo cambiamento era dietro l’angolo per l’ex-ragazzino del Lago. Nel 2001 il Circolo Lavoratori Terni, il vecchio dopolavoro delle Acciaierie passate alla Tyssen, decide di aprire a Piediluco una Sezione Remiera; i soldi sono pochi, strutture praticamente zero (la sede sul lungolago è stata venduta a un privato dai nuovi padroni delle ferriere) ma forse qualcosa, se Poletti dà una mano, si può fare.
Il 2002 diventa per il trentaseienne Fabio una specie di Cape Canaveral, una base di lancio verso il futuro: ha il nuovo lavoro all’Ospedale, la sua prima figlia Ginevra inizia a camminare e fra le mani una nuova società da mettere in orbita. L’epoca di Postiglione, Nilsen, d’Aloja, Tinganelli e Savino sembra lontana anni-luce ma non è vero; tranne quel presidente dalle mille idee, scomparso da quasi un ventennio, gli altri sono ancora dentro al canottaggio. E alla Delegazione Umbra della Federcanottaggio c’è come responsabile un canottiere romano di vecchia data, Lorenzo De Cesare, amico e compagno di colori (vogavano assieme alla Lazio) di d’Aloja, il quale ha preso a cuore lo sviluppo dello sport remiero sul Lago Piediluco.

Così è partita – otto anni fa – la nuova avventura di Fabio Poletti, che oggi è realtà dai connotati stupefacenti: “Abbiamo un team di una trentina di atleti, che vanno dai giovanissimi fino agli under 23. Tra gli juniores c’è anche Matteo, figlio del nostro direttore sportivo Gianni Mulas, dipendente delle Acciaierie di Terni” elenca il tecnico umbro, sposato con Sofia che dal suo negozio di fiori e articoli da regalo sul lungolago di Piediluco controlla le loro due figlie Ginevra e Giada (10 mesi) e gli allenamenti dei ragazzi in acqua “Il budget è di soli 18 mila euro l’anno e ci dobbiamo far rientrare tutto. Dall’acquisto delle barche (ne abbiamo una quindicina, tre o quattro competive) alle trasferte, alla benzina per andare e venire da Terni e persino la palestra (con tre docce) nella Scuola Media di Piediluco, che il Comune ci affitta a 2.500 euro per tutto l’anno”.
La giornata per la flotta gialloazzurra comincia all’alba durante l’anno scolastico: Poletti fa il giro di Terni, carica i ragazzi sul pulmino e li porta su al lago per l’allenamento del mattino e poi a scuola; nel pomeriggio ancora un paio d’ore di preparazione, dalle 3 e mezza fino a quando ci si vede. “L’estate invece facciamo una “full-immersion” remiera: dalle 8 alle 20 a Piediluco, una sosta per mangiare i panini portati da casa, un riposino sotto il tendone delle barche e poi si ricomincia”.

Nel 2010 i canottieri del Circolo Canottieri Terni hanno collezionato 6 titoli italiani, 5 vittorie nelle gare nazionali e 10 presenze in azzurro con un doppio argento nei Mondiali Juniores e la partecipazione alle Olimpiadi dei Giovani di Singapore. Il terzetto di punta è composto dall’under 23 Daniele Zona e dagli juniores Elena Coletti e Marco Ferracci, ma al loro fianco ci sono (giusto per citare il solo gruppo agonistico) gli under 23 Gian Marco Dideodato e Jacopo Tordoni, gli juniores Martina Di Giuli, Amanda Mazzarini, Matteo Mulas, Marco Pacelli, Lavinia Rutkoski, il ragazzo Michele Mazzarini.

Ora però, per quanto riguarda il futuro della squadra, siamo a un bivio” chiarisce Poletti il cui primo merito è quello di aver fatto comprendere ai suoi atleti come il risultato, mezzi o non mezzi, passi sempre attraverso una dedizione totale allo sport “Una la strada attuale: pochi mezzi, tanti sacrifici, buoni risultati. L’altra porta ai Giochi Olimpici, forse quelli di Londra 2012, sicuramente i successivi di Rio de Janeiro 2016. Che sono alla nostra portata se gli Enti Locali decidono di darci una mano. E un tetto sotto cui lavorare con dignità”.

Enrico Tonali

Nella foto: Fabio Poletti con i suoi atleti in maglia azzurra