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Venezia o Roma: si apre la disputa sulla prossima decisione del CONI  in merito alla candidatura alle Olimpiadi del 2020.

venerdì 2 Aprile 2010

Venezia o Roma: si apre la disputa sulla prossima decisione del CONI  in merito alla candidatura alle Olimpiadi del 2020.

Lungi dal grido garibaldino “O Roma o Morte!” è possibile avviare una analisi serena su dati di fatto in merito ad una scelta che deve unire la Nazione per superare concorrenti agguerriti. Doveroso chiarimento sui costi del bacino remiero di Settebagni a Roma.
 

ROMA, 02 aprile 2010 – E’ opinione comune che la scelta di una città olimpica sia frutto, più che di dati reali, della politica e degli investimenti. Nella storia delle recenti candidature hanno, infatti, pesato compromessi, il prestigio dei luoghi candidati, la valenza di Capi di Stato e di Governo e il rendiconto economico. Dal nostro punto di vista Venezia e Roma per la loro incommensurabile storia, per la quantità di opere d’arte, per l’immagine che rappresentano sono imbattibili. Non sono solamente due località conosciutissime, ma rappresentano il sogno di un viaggio in Italia, dove ogni luogo ha l’impronta indelebile dei secoli e la ricchezza di un patrimonio culturale dalle proporzioni incalcolabili.

Quale città mondiale potrebbe offrire, ad esempio, un arrivo della gara natatoria di fondo a Santa Maria della Salute in Venezia, oppure la conclusione della maratona sotto l’arco di Costantino a Roma. Secoli di storia guarderebbero l’atleta vincitore che in un alone mitico sarebbe incoronato re di una disciplina sportiva per tutta l’eternità. Non ci sono dubbi, se la scelta deve fondarsi sulla fama di questi luoghi è impossibile esprimere un parere.

Ma una scelta va fatta e tutti, poi, dobbiamo sostenerla con forza. Chi potrebbe capitalizzare meglio questa occasione, sapendo che i Giochi Olimpici hanno una valenza che va oltre il fatto sportivo?

L’area del Nord Est d’Italia è tra le più ricche e trainanti dal punto di vista economico. Imprenditori di successo sono disponibili ad investire in un progetto fortemente innovativo che ha il pregio della unitarietà di intenti in un’area, quella veneziana, padovana e trevigiana, in cui occorre dare campo libero all’organizzazione degli impianti e alla riorganizzazione territoriale per produrre nel tempo effetti di ricaduta della ricchezza. Ma questo aspetto è attivo anche nell’area romana dove già da tempo si stanno muovendo intendimenti tesi a produrre interventi che siano ammortizzabili in tempi brevi e al tempo stesso costituiscano il volano per l’economia regionale.

Occorre, però, avere l’esatta percezione di questi investimenti. Desta sorpresa la notizia che le Olimpiadi a Venezia costerebbero un quinto rispetto a Roma. Siamo troppo abituati ad osservare l’andamento delle cose nel nostro paese per ritenere possibile una tale ipotesi. Tutti conosciamo la triste realtà delle opere iniziate e mai finite, dei costi che lievitano mese dopo mese, delle speculazioni finalizzate alla realizzazione di opere faraoniche di difficile gestione. Il grande problema del dopo evento è proprio quello di rendere funzionali gli impianti per i fruitori di tutti i giorni. La conurbazione di Roma, vale a dire la zona che potrebbe usufruire delle attrezzature successivamente ad una Olimpiade, ammonta a 4.139.648 potenziali utenti, mentre Venezia e la sua provincia possono contare solamente su 855.806 abitanti interessati alle attrezzature lasciate in eredità dai Giochi Olimpici. Sono, ovviamente, congetture, ma vanno comunque messe nel computo del piano di ammortamento. Non sappiamo dove sia uscita fuori la notizia riguardante la costruzione del bacino remiero in località Settebagni nel comune di Roma: 130 milioni di euro in luogo di un costo preventivato di 45.7 milioni di euro completamente autofinanziati.

Se si decide di accettare per buoni i preventivi redatti da specialisti del settore di Roma o Venezia, sembra che si stia molto lontani dai 70 milioni di euro di Atene e Pechino e soprattutto da questi 130 apparsi su “La nuova Venezia” nell’articolo titolato “Venezia costa un quinto di Roma”del 26 marzo 2010.

Collegandoci con il discorso prima avviato, quello dell’ammortamento, è opportuno far notare che la zona di Settebagni è in un quartiere di Roma ( IV Municipio) che da solo ha oltre 200.000 abitanti ( Roma ne conta 2.728.003). Solo questo dato ci fa render conto delle proporzioni dell’utilizzo di questo impianto quando “la festa sarà finita”. Infatti, a differenza dei bacini di Atene e Pechino, le attrezzature per il canottaggio e la canoa verrebbero a trovarsi dentro la città con evidente beneficio della popolazione. L’area su cui dovrebbe sorgere l’impianto è totalmente libera e perfettamente adatta ad ospitare una città dello sport dalle dimensioni ragguardevoli. Il tutto facilmente collegabile in bicicletta, sull’alzaia del Tevere, addirittura a Piazza San Pietro.

Altro aspetto rilevante di queste candidature è rappresentato dalla capacità di accogliere un ingente numero di persone. I numeri delle presenze turistiche nelle due città sono impressionanti, ma Roma sperimenta abitualmente grandi eventi sportivi, politici e religiosi. Dal Giubileo alle finali calcistiche, dai raduni partitici alle festività religiose tutto è sempre in movimento all’ombra del Campidoglio al punto che la pazienza dei romani è spesso messa a dura prova. In tutte queste manifestazioni la città è uscita indenne, quasi fosse normale ospitare milioni di persone: insomma Roma proprio per la sua funzione politica e religiosa è abituata ad essere calpestata da turisti, da pellegrini, da folle chiassose senza che la vita normale abbia sussulti di sorta. Per Venezia è valido lo stesso discorso? E’ un argomento da meditare attentamente.

Pino Lattanzi
Ufficio Stampa CR FIC Lazio