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L’Uzbekistan si presenta

giovedì 25 Marzo 2010

L’Uzbekistan si presenta

L’Uzbekistan si presenta

di Enrico Porfido

PIEDILUCO, 25 aprile 2010Un’altra delle delegazioni straniere che hanno partecipato a questo Memorial è il team asiatico dell’Uzbekistan. La squadra è composta da 13 atleti, tutti appartenenti alla categoria junior ed alla prima esperienza in campo internazionale.
Dopo tanta fatica siamo riusciti a intervistare il manager della squadra, Bakhcamov Alisher, grazie all’interprete russa della Federazione, Elena.

Iniziamo con una domanda semplice di riscaldamento, il canottaggio in Uzbekistan quanto è conosciuto?
Il canottaggio è abbastanza diffuso della nostra nazione e anche molto amato, ma per questioni economiche è possibile oggi praticarlo solo in cinque regioni su sedici. Ci tengo a precisare che non siamo un paese povero, ma il nostro stato non investe molto in questo sport.
Non abbiamo delle società, ma tutti i ragazzi appartengono ad un unico club, che sarebbe la Federazione Nazionale, con varie sedi nelle cinque regioni.
Fino a quando c’era l’Unione Sovietica, noi facevamo parte della loro squadra e poi, con il crollo dell’URSS, siamo rimasti vari anni senza avere una vera federazione nazionale. L’anno scorso ci siamo decisi a fondare ufficialmente la Federazione Uzbekistan Canoa e Canottaggio ed eccoci qui.

Per quanto riguarda i ragazzi, quali sono stati i loro risultati ottenuti negli anni successivi all’URSS?
Negli ultimi anni, anche non avendo una federazione ufficiale, abbiamo privatamente partecipato ai Giochi Asiatici e alcune gare, come lo stesso Memorial d’Aloja qui a Piediluco. Spesso abbiamo conquistato  medaglie, anche di un certo valore, ma nell’ultimo periodo non siamo riusciti a distinguerci in campo internazionale.

Allora non è la prima volta che venite a Piediluco? Cosa pensate di questa esperienza?
Come ho detto, non è il primo anno che veniamo qui. A me piace molto questo posto, bel campo, bel centro e ovviamente bel canottaggio. Nel 2006 e nel 2007 abbiamo pure portato a casa qualche medaglia e tornare qui è sempre un’emozione.
Invidiamo molto il vostro campo e il vostro centro. Il nostro sogno di sempre è riuscire ad ottenere attrezzature e strutture come le vostre. La voglia di fare la abbiamo, manca il resto però. Noi non abbiamo dei campi veri e propri e a fatica riusciamo a trovare luoghi nei quali allenarci.

Federazione nuova, prime esperienze. Avete preso un modello da seguire per crescere?
In realtà non siamo proprio alla prima esperienza. Tolti gli atleti, noi allenatori e responsabili siamo gli stessi della vecchia Unione Sovietica. Abbiamo solo cambiato nome. Quindi non c’è bisogno di un modello. Per ora siamo nati come federazione, poi si vedrà come cresceremo. Siccome siamo qui, ti potrei dire che prendiamo l’Italia come modello, ma noi non abbiamo bisogno di un esempio, ma di risorse economiche da investire.