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 Intervista a Renato Gaeta

mercoledì 22 Dicembre 2010

 Intervista a Renato Gaeta

 Intervista a Renato Gaeta

MILANO, 22 dicembre 2010 – Potrebbe sembrare un pomeriggio qualsiasi, ma così non è stato. Dopo la grande festa al Ristorante Mariuccia sabato 18 dicembre canottaggiolombardia si è preso l’impegno di andare a trovare Renato Gaeta per conoscere da vicino i suoi vent’anni varesini. Una chiacchierata a 360° tra passato, presente e futuro. Molta carne al fuoco e, alla fine, la luce su questa lunghissima storia.

Nel 1989 i primi contatti e nel ’90 l’arrivo a Varese. Come è iniziato questo viaggio?

Dopo le Olimpiadi di Seoul, dove io ho gareggiato come atleta, ho deciso di rimanere nel mondo del canottaggio. Volevo fare il tecnico, questa era la certezza. La prima esperienza la ebbi nel 1985 quando la Federazione Nazionale mi chiamò per supportare la gestione del College agli ordini di Giovanni Postiglione. Non facevo il tecnico, aiutavo l’organizzazione, e ciò mi motivò. Vidi Nielsen con un occhio diverso da quello d’atleta ed imparai molto da Beppe De Capua e Giovanni Postiglione. Questa esperienza fu determinante e mi fece fare la scelta: farò il tecnico.
Da fine Olimpiade ’88, e per tutto l’89, collaborai con Andrea Coppola al mio circolo: il Posillipo.
A fine ’89 incontrai l’intramontabile Giovanni Mercanti che mi chiese se ero disponibile a cambiare regione perché Varese era alla ricerca di un tecnico. Nel dicembre ’89 i primi contatti e la conoscenza con il Presidente Franco Ruspini. I mezzi erano limitati, ma il grande entusiasmo mi portò ad accettare. Passai da una società strutturata come il Posillipo ad una realtà con tanta gloria alle spalle, ma da far ripartire. Una sfida difficile che mi fece dire “si”. Eccoci quindi al famoso 5 gennaio del 1990 e l’inizio dell’attività.

Cosa hai trovato alla Canottieri Varese?

L’impatto fu abbastanza forte. Grande accoglienza da parte di tutti, in primis Franco Ruspini. Ci fu un ritrovo con tutti i big del passato, gli atleti che hanno fatto la storia della Varese. Anche loro vollero partecipare alla mia presentazione, a me tremavano le mani. Fioretti, De Bortoli, Achini, Bardelli e Martinoli, tanto per citarne alcuni.
La squadra non era orientata all’agonismo, mirava a privilegiare gli aspetti ludici dell’attività. Un idea diversa rispetto alla mia. Inizialmente fu difficile trasferire la giusta mentalità, quella che io ricercavo. Questa fu la mia prima sfida. Gli atleti che accettarono la nova impostazione tecnica rappresentarono lo zoccolo duro sul quale iniziai a lavorare.

Quali furono i primi risultati?

Le prime medaglie importati arrivarono già dal primo anno, al Campionato Italiano. Tre medaglie d’argento: doppio junior e senior femminile, due senza junior maschile. Voglio ricordare che a bordo di questo equipaggio c’erano i fratelli Morello, Mauro e Michele, attualmente Presidente e Consigliere della canottieri Varese.

Ai tuoi ordini sono sbocciati anche tanti campioni, quali furono i primi?

Prima dei campioni un ritorno sulla scena di una grande atleta del remo nazionale. Stava attraversando un momento molto difficile e aveva perso ogni tipo di motivazione: Antonella Corazza. Insieme abbiamo ricostruito un percorso che l’ha portata di nuovo a rivestire il ruolo di protagonista di quei tempi. Bronzo agli Assoluti del 1991 e quattro titoli tricolori consecutivi, uno in singolo e tre in due senza con la tedesca Nina Lockeman dal 1992 e 1995. Nel 1993, insieme a Paola Grizzetti, la partecipazione al Mondiale Assoluto.
Nel 1996 l’affermazione di Andrea Lupini che, proprio in quell’anno, riuscì a vincere il titolo in singolo battendo il noto Simone Raineri. Nelle stagioni successive le medaglie ai Mondiali.
Arrivando al presente: Erika Mai, Andrea Corti, Pierpaolo Frattini, Valentina Galmarini, Sara Bertolasi e Marsel Nikaj oltre alle maglie azzurre della Coupe de la Jeunesse.

Quali sono state tue soddisfazioni più grandi?

Le mie convocazioni come tecnico in azzurro, dal ’89 in poi. Nel 2006 la responsabilità del settore Under 23 sotto la gestione di Beppe De Capua. A livello agonistico nel 2007, a Varese, con la vittoria di ben 11 titoli italiani, 3 al Campionato di Fondo e 8 sulla distanza olimpica, oltre alle numerose maglie azzurre varesine tra Coupe e Mondiali. Sempre nel 2007 a Varese si disputò la Coupe de la Jeunesse e io fui il responsabile tecnico della spedizione. L’Italia vinse la classifica generale.
Da non dimenticare inoltre la parentesi alla Canottieri Monate dal 2002 al 2004. In quegli anni conquistammo un oro, un argento e un bronzo al Campionato Esordienti nel singolo e l’indimenticabile argento con l’otto pesi leggeri, primo per il Campionato di società.
Tutti questi risultati mi hanno sicuramente dato soddisfazione, l’attestato più bello però è quello di aver creato un gruppo affiatato, rimpastato e rigenerato negli anni, che ha lavorato con passione innamorandosi del canottaggio.

Con chi desideri condividere questi traguardi raggiunti negli anni?

Innanzitutto con la mia famiglia che ha sopportato le frequenti e lunghe assenze da casa, ma ancor di più con un gruppo di dirigenti che mi ha sempre dato piena e costante fiducia in quasi tutti questi anni. Uno su tutti: Franco Ruspini.

Oggi si chiude il sipario, come sei arrivato a questa situazione?

Sicuramente alcuni eventi hanno alle spalle una serie di componenti che maturano più o meno lentamente. L’attuale dirigenza ha dimostrato di voler attuare una politica più aggressiva. Due i fronti: organizzazione d’eventi e risultati agonistici. Il primo obiettivo lo possiamo considerare raggiunto in maniera soddisfacente, per il secondo sono molti i fattori che vanno considerati. Sicuramente negli ultimi due anni i risultati sono stati inferiori rispetto agli standard ottenuti nel passato. A mio avviso ha pesato non poco il nuovo assetto tecnico adottato dalla società a partire dall’ottobre del 2008.

In che cosa consiste?

L’intera squadra è stata suddivisa in settori, ogni tecnico aveva la responsabilità totale del proprio gruppo e né rispondeva dei risultati conseguiti. Piena indipendenza sia per la tecnica di voga che per la creazione del programma di allenamento, in altre parole ad ognuno il proprio orticello. Gli equipaggi della stagione successiva dovevano essere comunicati ad ottobre con eventuali variazioni entro gennaio. Non fu ritenuta opportuna la presenza di un coordinatore tecnico di riferimento. Mostrai subito le mie perplessità sulle scelte adottate poiché lo ritenevo,e lo ritengo, un vero e proprio suicidio. A ciò poi devo aggiungere la quasi completa mancanza di dialogo con i dirigenti della società.

Il presente lo conosciamo, oggi non allenerai più la canottieri Varese. Tante le manifestazioni di stima nei tuoi confronti. Cosa hai provato?

In questi giorni di amarezza, che hanno segnato questa svolta, non mi sarei aspettato tanto affetto.  Molti gli attestati di stima nei miei confronti da parte di atleti attuali e passati. Uno su tutti: la dedica della tesi di laurea della mia atleta Sara Bertolasi: “A Renato che dal motoscafo mi ha condotto ai vertici del mondo ed ora, anche senza motoscafo, continuerà a farlo… jamme ja”.
Non lo potrò mai scrivere sul mio curriculum tecnico, ma queste sono state le medaglie più belle della carriera da coach.

Chiudiamo con un sogno, il tuo sogno di oggi nei confronti del canottaggio.

Riprendere al più presto a trasmettere l’ entusiasmo che nutro verso questo sport. Non so dove, non so quando e non so a chi, ma sono certo che il momento arriverà.


Luca Broggini
Uff. Stampa FIC Lombardia