News

Remare in Giappone: il racconto di Vittorio Liberti

mercoledì 10 Novembre 2010

Remare in Giappone: il racconto di Vittorio Liberti

ROMA, 10 novembre 2010Un’esperienza, anzi il sogno di una vita. Lo racconta il master Vittorio Liberti (Querini) che propone i suoi pensieri giapponesi dopo una breve vacanza e alcuni scatti dal tema “canottaggio con gli occhi a mandorla”. In questo breve scritto c’è tutto il calore di chi, armato di grande perseveranza, insegue la propria passione anche a distanza di migliaia di chilometri. Non si arrende alle prime difficoltà, riesce ad andare oltre e, alla fine, trova soddisfazione nel remare nel bacino olimpico di Toda. Per dirla alla Roland Barthes, godetevi l’Impero dei Segni conosciuto da Vittorio. (MC)

“Sono emozionato al pensiero di poter finalmente realizzare un mio desiderio che ho da 6 anni: la mia prima volta in Giappone. Ogni volta che, durante i miei viaggi nel paese del Sol Levante, ho attraversato un corso d’acqua, il mio sguardo era rivolto a “scovare” una imbarcazione olimpica, una insegna di club o qualsiasi altra cosa indicasse che in Giappone il canottaggio esiste! Non ho mai notato nulla, ma sapevo per certo che il canottaggio i giapponesi lo praticano. Ma dove?

Nel 1964 si svolsero anche le Olimpiadi a Tokyo ma dove gareggiarono i canottieri dell’epoca?

Con questa domanda in testa ho iniziato a cercare su internet, a cercare i club che avevano partecipato alle regate master internazionali, e di club ce ne erano ma è difficile scovarli. Scrivo alla Federazione Giapponese ma non arriva nessuna risposta: probabilmente i giapponesi quando ricevono una mail in inglese, la considerano spam!

Ultima risorsa. Scrivo al mio carissimo amico Hide, gli spiego la situazione e gli chiedo di interessarsi della cosa. Dopo vari tentativi andati a vuoto, mi trovo una mail in casella da parte di un signore che, in inglese, mi scrive di potermi rivolgermi a lui per praticare del canottaggio a Tokyo.

BINGO!

Dopo scambi di mail e telefonate, prendo appuntamento per recarmi al bacino olimpico di Toda per fare una breve uscita in barca.

Con la solita cordialità che distingue gli sportivi e, aggiungo, in particolare i giapponesi, mi vengono a prendere in auto alla stazione del treno e mi accompagnano presso il club.

Resto a bocca aperta quando vedo la perfetta organizzazione, pulizia, cura con cui il bacino e i club (tutti presenti sullo stesso bacino) sono tenuti.

Parco barche composto in grande misura da imbarcazioni italiane, argani elettrici per sollevare le barche in alto, pontili perfetti per le uscite e un bacino sempre piatto e dove è assolutamente vietata la circolazione delle imbarcazione a motore un bacino dove neppure agli allenatori federali (su quel bacino si allena anche la nazionale giapponese) è consentito di seguire gli equipaggi in catamarano.

L’uscita in barca è accompagnata da una bellissima giornata di sole. Mi guardo intorno, vedo altri singolisti, ne valuto la tecnica di voga e la forza della passata in acqua. Non posso far brutta figura e, per fortuna, me la cavo discretamente. Purtroppo, dopo soli 8 km in singolo devo rientrare per un altro appuntamento.

L’esperienza è stata meravigliosa. Dopo uno un breve colloquio riguardante le loro attività, la conoscenza di qualche giovane atleta e lo scambio di un piccoli omaggi, vengo riaccompagnato in stazione, con la certezza che al mio ritorno in Giappone (già previsto) mi recherò a far visita di nuovo agli amici del Saitama Rowing Association e stavolta chiederò di uscire con altri canottieri”.


Vittorio Liberti
Canottieri Querini – Venezia