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Donne Sport Day: un futuro da costruire

sabato 5 Dicembre 2009

Donne Sport Day: un futuro da costruire

L’ Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, in collaborazione con D@Sport – Donne manager nello Sport – ed Assist – Associazione nazionale Atlete- ha presentato a Roma la terza edizione del Donne Sport Day, in cui l’attenzione è stata focalizzata sulla realtà italiana del management sportivo e femminile.

Di Claudia Franceschi

ROMA, 05 dicembre 2009 – Lo sport in rosa: un tema attuale, discusso, supportato da numerosi progetti. Ma, ancora una volta, tali sforzi sembrano ancora insufficienti. Le donne nello sport esistono, sono motivate, competenti, organizzate e preparate. Nonostante ciò, la loro è, ancora, una posizione di secondo piano rispetto ai colleghi maschi, soprattutto in ambito decisionale.
È quanto emerge dalla terza edizione del Donne Sport Day, dal titolo Donne e Sport: un futuro da costruire. Il convegno, voluto ed organizzato da Giulia Rodano, Assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, in collaborazione con D@Sport – Donne manager nello Sport – ed Assist – Associazione nazionale Atlete- ha focalizzato l’attenzione sull’individuazione di percorsi ed iniziative che favoriscano l’accesso delle donne a ruoli decisionali nel mondo dello sport.
Un argomento, questo, problematico della realtà italiana, basti pensare che il nostro paese non ha mai avuto un presidente CONI o di Federazione donna, inoltre, nelle singole federazioni e società, gli uomini sono dominanti a tutti i livelli.

L’obiettivo è stato, quindi, cercare nuove strade che favoriscano l’ingresso del gentil sesso nel management sportivo e nuove possibilità affinché possano ricoprire ruoli, fino ad ora, troppo maschili. Infatti, come ricorda lo stesso Assessore Giulia Rodano, le donne di sport non possono essere solo ricordate nei momenti di vittoria, ma vanno seguite in quel percorso di crescita e di parità che il sistema sportivo deve saper loro riconoscere.

A tal proposito sono stati presentati i lavori di quattro workgroup, tutti composti esclusivamente da donne, non solo del mondo dello sport, ma anche del management, del giornalismo, del mondo universitario e della politica. Questi lavori, suddivisi per tematiche e finalizzati all’individuazione di soluzione concrete per rimuovere i numerosi ostacoli che impediscono alle donne di divenire un’ulteriore risorsa del mondo sportivo, si sono dedicati al mondo del lavoro, alla promozione di percorsi di formazione per creare nuove opportunità professionali per le donne in ambito sportivo.
Ma anche al ruolo dei media, della comunicazione, della pubblicità, denunciando che troppo spesso l’immagine della sportiva viene presentata, dai canali mediali, estrapolata dal suo contesto, in modo statico, raramente rappresentata nella pratica della sua disciplina. Da tempo, lo sport non è più solo seguito e praticato da soli uomini. Le donne lo seguono, ne parlano e, in numerosi casi, ne diventano le protagoniste. Soprattutto i canali pubblici devo prendere atto che sport maschile e femminile meritano la stessa copertura mediale.
Le Federazioni sono, quindi, le prime chiamate in causa per veicolare un messaggio pubblicitario e positivo dello sport in rosa. Infine si è cercato di sottolineare come in ambito sportivo le regole siano fatte da uomini per gli uomini, ne deriva che modello di leadership dominante è un modello maschile. Esisterebbe un alternativa a tale modello, ossia un modello femminile, basato sull’empatia, sulla capacità delle donne di ascoltare, ma anche su una fondamentale differenza : gli uomini prima “dichiarano” e poi “fanno”, le donne prima “fanno” e poi “comunicano”.

A dimostrare l’importanza di tali argomentazioni, anche il gradito intervento di Vera Carrara , due volte campionessa del mondo (2005-2006) nel ciclismo, che ha sottolineato come nel mondo dello sport le donne siano sottoposte ad un’eccessiva pressione, difficile spesso da gestire.
Come dimostrato dallo stesso convegno, le donne e lo sport sono un binomio sicuramente vincente, che merita la giusta valorizzazione. Forse sarebbe il caso che gli uomini iniziassero ad aprirsi e ad accettare che lo sport non è più solo il loro mondo, ma che può rappresentare anche l’occasione per un’interazione tra i due sessi.