Intervista a Filippo Moscatelli
Intervista a Filippo Moscatelli
MILANO, 20 dicembre 2009 – Spesso i canottieri vengono paragonati a degli equilibristi, quando si parla di raduno si pensa soprattutto alla fatica. I programmi di allenamento sono frutto di esperienza tecnica e conoscenza teorica: numeri e schemi. Esisterà quindi la creatività nello sport del remo? La risposta da oggi è si. Ha 21 anni, fa canottaggio dal 2000 e anche lui si è innamorato di questa disciplina. Lo scorso anno è riuscito ad unire la passione agli studi cercando di contribuire alla crescita del canottaggio: Filippo Moscatelli. Oggi oltre a fare l’atleta collabora con il Comitato Lombardo, un valore aggiunto ad una squadra che ha sempre più peso sul panorama nazionale. Per scoprire la sua passione e capire gli obiettivi futuri non poteva mancare l’intervista.
Il tuo contributo operativo al canottaggio è iniziato con la trasferta in Cina, cosa ti ha spinto su questa strada?
“Sono sempre stato abbastanza creativo in tutto quello che ho fatto, studiare Design al Politecnico di Milano ha solo dato sfogo a questa mia capacità. Non è da dimenticare che sono sempre stato un canottiere, quindi mi è venuto abbastanza facile unire le mie due grandi passioni. In questo modo, a partire dalla Cina, ho iniziato a creare dell’abbigliamento tecnico per le trasferte o per particolari manifestazioni, non vi voglio rovinare la sorpresa.
Devo ammettere che mi dà grande soddisfazione vedere realizzati i miei progetti quindi ogni volta ho uno stimolo in più. L’obiettivo è sempre quello di perfezionare la qualità e, di conseguenza, far si che i destinatari vestano con piacere la mia creazione. Quando guardo quello che ho fatto mi dico che forse avrei potuto farlo meglio, ma ne sono comunque orgoglioso.
Sapere quanto vale un body per un canottiere è ciò che mi spinge a migliorare. Non voglio che sia usato, a forza, solo in occasione della manifestazione. Spero sempre che non finisca in un cassetto, ma che diventi il body preferito anche per gli allenamenti, come farei io.
Entrare in canottieri, o camminare tra le barche sui campi di gara, e vedere qualcuno che indossa una mia creazione mi riempie di energia e mi appaga.
Con la Canottieri Milano invece collaboro per l’organizzazione di eventi curando alcuni aspetti della comunicazione, foto e video i miei cavalli di battaglia.
Molte mie creazione sono rintracciabili su Youtube.
“Il Natale vien remando” è una delle manifestazioni che mi ha visto lavorare in prima linea insieme ad altri della Canottieri Milano.
Fino ad ora ho avuto una collaborazione molto proficua con il mondo del canottaggio, spero possa proseguire al meglio.”
I tuoi studi ti stanno facendo rafforzare una passione che visti i primi risultati, la foto della cartolina “Natale vien Remando”, non potranno che portarti lontano. Cosa frulla nel tuo cervello?
“Quello che sto cercando di fare è unire lavoro e divertimento perché sono convinto che non potrei mai occuparmi di qualcosa che non riesca in qualche modo a solleticare la mia inventiva. Con il canottaggio ho trovato il giusto compromesso.
Ora voglio creare, ovviamente con nessuna presunzione, un background di lavori e partecipazioni che possano un giorno far parte del mio bagaglio culturale; qualcosa da cui attingere per lanciarmi finalmente nel mondo del lavoro. Purtroppo per quello che mi porterà ad essere un giorno la mia università, non avrò molte sicurezze nella vita, non sarò mai un lavoratore fisso per cui è importante che quello che faccio sia in qualche modo conosciuto come garanzia di qualità”.
Quale pensi possa essere l’arma vincente per dare visibilità al canottaggio?
“Manifestazioni come “Il Natale vien remando” danno grande visibilità a uno sport che non gode di grande fama. È evidente che alla gente piaccia vedere barche agghindate in stile natalizio scivolare lungo il naviglio. Lo spettacolo però deve essere affiancato all’idea di “canottaggio sport serio”, due aspetti importanti per raggiungere traguardi di livello. In questo modo ci facciamo conoscere al grande pubblico, facciamo parlare di noi e creiamo un botta e risposta mediatico anche sulle grandi reti di comunicazione. In un contesto cittadino come quello di Milano non è facile pensare a sport acquatici, smog e cemento non sono l’habitat naturale del canottaggio, però in questo modo mettiamo il nostro sport sulla bocca di tutti.
Una grande mano artistica, hai anche disegnato il futuro body del Comitato Regionale. Qualche anticipazione prima della anticipazione di domenica 20 dicembre?
“Si ho dato una mano alla crezione del nuovo body lombardo ma non voglio dare grosse anticipazioni se no che sorpresa sarebbe? Ho dato diversi spunti ed insieme a sponsor e produttore abbiamo trovato un giusto compromesso. Il body definitivo verrà presentato il 20 dicembre in occasione dell’aperowing, ed è qui che tutti lo vedranno per la prima volta”.
Non posso dimenticare che tu sei anche un atleta, quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
“Sto per affrontare il mio ultimo anno nella categoria Under 23, esco da due anni di difficoltà in cui ho provato senza successi la carriera PL.
Quest’ anno ho voluto provare a non darmi limitazioni di peso per poter raggiungere il massimo della mia forma, sia fisica che mentale. Ho appena partecipato al raduno lombardo insieme al direttore tecnico Antonio Baldacci, spero di proseguire in questa direzione partecipando anche ai prossimo raduni per arrivare al sogno: il Mondiale Under23. Ti svelo anche un segreto, mi piacerebbe salire a bordo dell’ otto perché è l’armo che mi ha dato maggiore soddisfazioni in passato”.
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“Tira e Tas”, dobbiamo tornare i migliori.
Luca Broggini
Uff. Stampa FIC Lombardia
















