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Intervista a Paolo Ramoni: “Stiamo cercando di far crescere Special Olympics in tutta Italia”

venerdì 11 Dicembre 2009

Intervista a Paolo Ramoni: “Stiamo cercando di far crescere Special Olympics in tutta Italia”

Intervista a Paolo Ramoni, responsabile del canottaggio per gli Special Olympics. La presenza del movimento, alle regate nazionali e regionali, dovrebbe diventare una normalità e per far ciò si è raggiunto un accordo con la Federazione Italiana Canottaggio.

Di Claudia Franceschi

ROMA, 11 dicembre 2009 – “Vedere e trovare nelle gare di canottaggio gli atleti Special Olympics dovrebbe diventare una cosa normale – afferma Paolo Ramoni, responsabile del canottaggio per gli Special Olympics – stiamo lavorando per far si, che, nell’ambito delle regate nazionali e regionali, vengano inserite anche delle competizioni dedicate proprio a loro, con regolamenti adattati, che abbiamo già predisposto con la Federazione Italiana Canottaggio.
Lo sport è bello per questo: permette a tutti di mettere in mostra le proprie capacità. Anche per questi ragazzi dominano le normali dinamiche sportive, infatti provano soddisfazione quando vincono e rammarico quando perdono. Nulla di diverso da quello che succede in tutte le altre gare.
Stiamo lavorando per far crescere questo movimento, l’accordo con la Federazione punta proprio ad entrare in tutte le società di canottaggio, per stimolarle affinché possa essere avviata un’attività per persone con disabilità
”.

Un percorso che il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo ha intrapreso ormai da tempo, riuscendo a conquistare ottimi risultati: “Noi, alla Tevere Remo, abbiamo iniziato qualche anno fa ad occuparci di questa iniziativa. Gradualmente siamo cresciuti, infatti abbiamo cominciato con cinque atleti, per arrivare, oggi, a ventidue. Ciò non significa che siamo stati più bravi degli altri, semplicemente siamo stati i primi. L’obiettivo è, quindi, incoraggiare gli altri circoli. Non deve rimanere un’esclusività di pochi, ma deve essere qualcosa che va allargandosi in tutta Italia”.

Va comunque notato che nel nostro paese la diffusione del movimento, purtroppo, non sta avvenendo in modo omogeneo, piuttosto alcune zone stanno progredendo lasciando altre indietro: “Certamente Special Olympics è più presente e radicata nel centro-nord Italia, meno al sud.” ci spiega Paolo “Pertanto anche la distribuzione delle società di canottaggio, che hanno iniziato questa attività, riflette tale spaccatura. Forse la ragione di ciò è determinata dal fatto che sono necessarie le persone giuste: qualcuno che se ne faccia carico e si getti in questa attività. A me piace definire queste persone dei visionari, capaci di guardare oltre il momento. Probabilmente al centro-nord siamo stati più fortunati perché abbiamo trovato chi ha voluto essere coinvolto e dedicare ai disabili il proprio impegno. Speriamo che il nostro messaggio arrivi anche al sud” .

Durante la Regata di Gran Fondo erano presenti anche delle telecamere RAI, che riprendevano i ragazzi sul remergometro e in barca. “Erano stati avvisati. Quindi sono venuti con il solito entusiasmo, sapendo, comunque, che non avrebbero fatto la gara, ma che sarebbero stati ripresi da una telecamera per un servizio televisivo. Sono venuti per fare quello che fanno di solito al circolo, ovvero allenarsi sui remergometri e uscire in barca”.

La televisione, le telecamere, la Rai. L’emozione sarà arrivata alle stelle? “Emozionati loro? No, loro non si emozionano per la presenza di una telecamera, noi ci emozioniamo” risponde Paolo “Sono sempre molto naturali, molto spontanei ed è proprio questo che dà la spinta a noi che li seguiamo. Dedichiamo loro del tempo, ma ciò è pienamente ricompensato dalle enormi dimostrazioni di affetto che riceviamo dagli atleti. Hanno affrontato il servizio con la gioia e la felicità di una festa. Insomma lo hanno affrontato come affrontano ogni evento remiero”.