Michele Petracci: “Alla mia attività di atleta si aggiunge una nuova sfida
domenica 29 Novembre 2009
Michele Petracci: “Alla mia attività di atleta si aggiunge una nuova sfida
Michele Petracci: “Alla mia attività di atleta si aggiunge una nuova sfida
Intervista a Michele Petracci che, da questo anno, ha affiancato alla sua attività di atleta anche quella di allenatore, che svolge con passione ed impegno, cercando prima di tutto di trasmettere l’amore per il remo.
Di Claudia Franceschi
ROMA, 29 novembre 2009 – Spesso nella vita gli imprevisti non sempre portano con sé solo conseguenze negative. Al contrario, a volte, offrono nuove occasioni e aprono nuove porte. Ancora una volta il canottaggio dimostra di essere una scuola di vita, ne è una dimostrazione il caso di Michele Petracci, pluricampione nella categoria pesi leggeri: “Alla mia attività di atleta, questo anno, ho aggiunto un altro impegno: quello di allenatore. Infatti durante la scorsa stagione, un infortunio, durante la seconda Nazionale a Piediluco, mi ha tenuto fermo per un mese, pregiudicando tutta la stagione agonistica 2009. A causa di questo stop, ho perso tutta la preparazione invernale, compromettendo così le gare susseguenti, la possibilità di partecipare ai mondiali e successivamente anche il Campionato Italiano. Non potendomi allenare né gareggiare, mi è stato proposto, dal direttore sportivo della Roma, Massimo Mondei, coadiuvato dal presidente della società, Andrea Tinarelli, di intraprendere la strada dell’aiuto allenatore, testando, in un primo momento, la mia attitudine verso questa nuova sfida. Una volta dimostrate le mie qualità ed anche il piacere verso questo lavoro, abbiamo regolarizzato le questioni burocratiche”. Un nuovo compito che richiede preparazione, ma anche una buona strategia: “Abbiamo reclutato dei bambini dalle scuole vicine al Circolo Canottieri Roma. Con il primo allenatore, Luca Migliaccio, siamo andati nelle classi, abbiamo spiegato cosa fosse il canottaggio ed abbiamo fatto provare agli studenti il remoergometro. Alcuni di loro si sono, da subito, interessati e sono venuti al circolo per una prova sul campo. Attualmente disponiamo di circa ottanta giovani atleti, divisi in tre corsi . Ne abbiamo, quindi, estrapolato un gruppo, di venti, nelle categorie allievi, cadetti e ragazzi, che verranno integrati nella squadra agonistica. Prevediamo che la loro prima gara potrà essere a marzo. Fortunatamente, questa nostra iniziativa ha riscosso molto successo”. Un successo che dovrà comunque essere mantenuto, ma come? “Cerco di trasmettere loro quello che io stesso provo per il remo”. Impresa ardua, ci verrebbe da dire, ma non per Michele che con idee chiare ci spiega: “Prima di uscire in acqua, oltre a spiegare i movimenti tecnici, la sicurezza, il gesto tecnico, racconto loro la mia “piccola” carriera agonistica. Con loro ripercorro le mie gare, le mie presenze in nazionale nella categoria pesi leggeri, le mie partecipazioni a sei edizioni mondiali e le mie vittorie, quella nel mondiale Under 23, quella nel mondiale universitario e quelle nelle varie coppe del mondo. Sapendo di essere allenati da campione, i ragazzi sono incentivati a venire. Inoltre cerco di improntare il nostro lavoro sul divertimento e sul gioco, ciò che più mi interessa, infatti, è che si appassionino all’attività remiera, non li carico troppo per non compromettere la loro crescita fisica. Quindi a fine lezione, faccio vedere loro, in che modo io stesso mi alleno, mostrando cosa sia la fatica e lo sforzo. Ciò significa anche che, dopo avergli spiegato la teoria, mostro come mettere in pratica le nozioni apprese. Nonostante sia un impegno grande mi piace farlo e di conseguenza lo svolgo agevolmente”. Ma cosa riceve lui in cambio da questi bambini e dalle sue stesse lezioni? “Lavorare con i bambini mi riporta al passato, quando ero bambino io. Infatti con gli anni molte cose si dimenticano. Insieme a loro rivivo la paura di rovesciarsi con la barca, la paura del fiume, i primi muscoli che iniziano a svilupparsi e nello stesso tempo le prime vesciche sulle mani. Tutte cose che aiutano loro a crescere e, a me, fanno tornare un po’ indietro nel tempo. Devo anche ammettere che mi riempie di orgoglio assistere ai loro miglioramenti, vedere come acquistano facilità nei movimenti, nel coordinare tutti i muscoli e sapere che gran parte del merito è mio, dell’allenatore Migliacci e di Mario Sartini, eccellente fiumarolo, vincitore di titoli italiani sia in canoa che a canottaggio. Ma non solo, è piacevole anche parlare con i genitori che ci ringraziano per il nostro lavoro e per la passione che siamo riusciti a trasferire ai loro figli.” Un buon insegnante, comunque, ha sempre alle spalle dei grandi maestri: “Nel corso della mia carriera agonistica, ho avuto molti allenatori: colui che mi ha fatto avvicinare a questo sport è stato Stefano Tenderini, chi mi ha fatto appassionare e diventare un vero campione è stato Emilio Trevini, mentre Luca Migliaccio mi ha trasmesso la forza di andare avanti nonostante tutto, di rialzarsi dopo gli infortuni. Quello che io trasmetto ai bambini è un mix tra tutte queste lezioni”. Ma non dimentichiamoci che Michele è un atleta, è un campione: “Penso che a marzo ritornerò sui campi di gara, ma non prima, in quanto mi manca la giusta preparazione e sto aspettando di ricevere il via libera dai medici federali. Il mio obiettivo è partecipare ai mondiali pesi leggeri. ”