Comunicato Stampa
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di Alberto Zanconato Nello stesso edificio prefabbricato, dietro alla mensa degli atleti, aspettano l’arrivo dei fedeli, chiacchierando tra loro, un bonzo, un sacerdote cattolico e un imam musulmano, tutti cinesi. Il caldo afoso del primo pomeriggio non incoraggia certo gli ospiti del Villaggio liberi dagli allenamenti a recarsi al ‘luogo dei culti’. Ma ieri una ventina di atleti di Paesi islamici – soprattutto di Egitto, Algeria e Siria – si sono riuniti per la preghiera del venerdi’ con l’imam, Mussa, 46 anni, della moschea di Niujie, la piu’ antica della capitale cinese, fondata intorno all’anno Mille. Domani, prima domenica con la presenza delle squadre, ci saranno la Messa cattolica e un servizio protestante in due salette vicine, divise solo da una sottile parete. Per i cattolici celebrera’ padre Joseph. ”Per noi protestanti ci sara’ il pastore Wuwei Qing, della chiesa pechinese di Haidian”, dice una volontaria cinese appartenente alla stessa confessione, Zhang Wenjuan. Padre Joseph – ma il suo nome cinese e’ Yang Yu – e’ uno dei sei preti cattolici a disposizione dei fedeli. ”Finora – dice il sacerdote, 39 anni – ho visto soprattutto polacchi, africani e alcuni membri della delegazione italiana raccogliersi qui in preghiera. Domani diro’ Messa in inglese, ma su richiesta potremo offrire anche servizi in altre lingue”. Compreso l’ italiano, perche’ del gruppo dei religiosi presenti al Villaggio fa parte un altro sacerdote cinese, Giuseppe Zhao, che ha studiato in Italia. Padre Joseph ha un motivo in piu’ per offrire i suoi servizi in queste Olimpiadi: la sua passione per il basket, che lo accompagna da quando, tra il 1994 e il 2000, ha studiato in seminario a Chicago, dove e’ diventato tifoso dei ‘Chicago Bulls’ di Michael Jordan. Ma sulla prima supersfida del torneo, quella del 10 agosto tra gli Usa e la Cina di Yao Ming, con la presenza annunciata del presidente americano George W. Bush, il sacerdote non si vuole sbilanciare: ”La nostra squadra potra’ contare su un tifo infernale, ma gli americani hanno una lunga storia che a noi manca”, dice diplomatico. Ma la liberta’ di culto esibita nel Villaggio non rispecchia esattamente la realta’ della vita quotidiana in Cina, dove il governo la garantisce in pratica solo alle associazioni religiose cosiddette ‘patriottiche’, vale a dire che riconoscono come autorita’ ultima lo Stato cinese. E’ questa la ragione di una disputa pluridecennale tra il Vaticano e le autorita’ di Pechino, che in passato hanno nominato autonomamente diversi vescovi, non riconosciuti da Roma, e che continuano a perseguitare decine di preti che si rifiutano di iscriversi all’Associazione Patriottica. Recentemente ci sono pero’ stati segnali di distensione: meno di un anno fa la nomina da parte cinese di un nuovo vescovo di Pechino, Li Shan, gradito anche al Vaticano; e, da domenica scorsa, l’autorizzazione a celebrare la Messa anche a preti stranieri in due chiese di Pechino fino al 20 settembre prossimo. Padre Joseph evita di rispondere a domande in proposito: ”Io sono seguace del vescovo Li Shan”, si limita a dire il ‘sacerdote olimpico’, che insegna Teologia nel Seminario della capitale, aggiungendo che comunque ”in Cina c’e’ liberta’ di religione”. Dalla stanza accanto giunge il profumo d’incenso acceso da un bonzo buddhista, che stronca sul nascere ogni possibile discussione sul Dalai Lama, il leader spirituale tibetano accusato dal governo cinese di portare avanti una politica secessionista con la violenza. ”No, no, non vengo dal Tibet”, si affretta a rispondere con una risata, e agitando la mano in segno di diniego, il monaco, Ranzheng, 20 anni, alla domanda sulla sua regione di provenienza. (ANSA) |
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(ANSA) – PECHINO, 2 AGO – Cristiani, musulmani, ebrei, buddhisti e induisti pregheranno a contatto di gomito nel Villaggio olimpico di Pechino. Cinque confessioni come i cinque cerchi, un esempio di come nello spirito olimpico la fede puo’ unire anziche’ dividere. 















