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Comunicato Stampa

sabato 19 Luglio 2008

Comunicato Stampa

JIRI VLCEK: “LE DIFFICOLTA’ MI HANNO AIUTATO A CRESCERE
E RESO PIÙ FORTE

di Franco Morabito

LIVIGNO, 19 luglio 2008 – “Resterà per sempre uno dei momenti più belli della mia vita, indimenticabile, un sogno che ho accarezzato da sempre, mi sembra impossibile”. Jiri Vlcek non ha mezzi termini per descrivere il suo stato d’animo, la sua prima avventura olimpica dopo i due titoli mondiali conquistati nel 2005 e 2006 sull’otto pesi leggeri, e quello europeo firmato a Poznan l’anno scorso sul quattro senza pl: la stessa barca sulla quale ha imboccato la rotta per Pechino in compagnia di Bruno Mascarenhas, Catello Amarante e Salvatore Amitrano: tutti e tre medaglia di bronzo quattro anni fa ai Giochi di Atene quando su quella barca c’era anche Lorenzo Bertini, ora riserva, sostituito proprio da Vlcek.
“Il lavoro paga sempre – continua – e il sacrificio non lo senti se è finalizzato ad un obiettivo.Ora ce l’ho fatta ma non è stato facile, soprattutto quando negli ultimi test di Piediluco il direttore tecnico mi ha alternato più volte in barca con Bertini; in quei momenti ho sentito il mondo vacillare. Ma l’idea di dover rimettere tutto in discussione non ha finito per scoraggiarmi, anzi mi ha spinto a dare il cento per cento di me stesso, tutto quello che avevo. E sono contento perché il posto in barca l’ho conquistato con la mia forza; il non sentirmi sicuro mi ha dato uno stimolo in più e la barca, finalmente, ha ripreso a camminare.
Nei momenti di dubbio ho ricevuto un grande aiuto, oltre che dai miei compagni, anche da Giovanni Calabrese, il tecnico della Canottieri Gavirate, la mia società, che mi ha sempre detto di stringere i denti e di tenere duro. Ho ascoltato i suoi consigli e ora sono contento”.

Jiri Vlcek nasce nel maggio del ’78 a Mlada Boleslav, cittadina a 40 km da Praga. Appena 11enne raggiunge l’Italia dopo essere fuggito con la famiglia, sul finire della primavera del 1989, dal regime comunista dell’ex Cecoslovacchia. “Ero poco più di un bambino quando mio padre decise di fuggire dalla Cecoslovacchia per cercare di dare un futuro migliore alla sua famiglia – dice Jiri che preferisce farsi chiamare, per una pronuncia migliore, semplicemente Jirka -. Mio padre non sapeva ancora che di lì a pocO sarebbero crollati sia il regime comunista dell’ex blocco dell’Est europeo che il muro di Berlino”.
Raggiunta l’Italia la famiglia di Jiri si stabilisce per due anni a Milano ed in seguito si sposta sul Lago d’Orta dove il padre trova lavoro come custode di una villa. “Sono stati anni veramente difficili per me perché non riuscivo ad integrarmi con i compagni di scuola e la stessa cosa mi accadeva con i miei coetanei fuori dell’ambito scolastico. Pensavo che la società italiana non mi accettasse e, esclusi alcuni amici che la pensavano come me, non riuscivo ad allargare la mia cerchia di conoscenze”.
I suoi primi contatti col mondo del canottaggio risalgono al 1992 quando una vicina di casa, che praticava già quello sport, gli propose di salire in barca. “Era il 1993 quando decisi di tesserarmi per la Canottieri Lago d’Orta di don Angelo Villa. Sentivo però che l’Italia mi stava stretta, volevo andare via e così nel 1997 decisi di ritornare nella Repubblica Ceca attraversando le Alpi con un motorino. Ma non vi rimasi a lungo, di lì a poco rientrai in Italia dove iniziai a lavorare come elettricista per mettere da parte i soldi che mi sarebbero serviti per raggiungere nel 2000 l’Australia per vedere le Olimpiadi e rimanere a vivere in quella terra. Nel frattempo, però, continuai a fare canottaggio e nel 1999 vinsi il titolo italiano nel doppio con Basalini”.
Ma non era tutto, qualcosa di importante stava per cambiargli ulteriormente la vita e lui ancora non lo sapeva: “Vivere nel mio Paese d’origine equivaleva ad essere ateo, quindi nel 2000 mi avvicinai per curiosità al buddismo e da quel momento iniziai un viaggio introspettivo. Un viaggio dentro di me che mi fece capire che non erano gli altri che sfuggivano da me ma ero io che fuggivo da me stesso impedendomi di socializzare con gli altri. Dal momento in cui ho abbracciato il buddismo ho anche deciso, nel 2001, di chiedere la cittadinanza italiana”.
La cittadinanza arriva solo nel 2004; nel frattempo gareggia con la nazionale Ceca e sfiora la qualificazione olimpica per i Giochi di Atene 2004. Intanto lascia il lavoro di elettricista e nel 2005 si tessera per il Gavirate dove incontra Giovanni Calabrese, vince prima il titolo mondiale nell’otto pesi leggeri e poi lo scudetto tricolore. Nel 2006 si ripete a Eton e dedica il titolo iridato alla madre Marcella.
“Nel 2001 mi ero prefissato di raggiungere l’obiettivo olimpico; dopo averlo fallito nel 2004 ora ho finalmente staccato il biglietto per Pechino. E sono felice di essere su questa barca, che ritengo la più multietnica d’Italia (Mascarenhas è italo/portoghese, Catello e Amitrano napoletani di Castellammare di Stabia e Vlcek italo/ceco); io e i miei compagni faremo di tutto perché possa regalare a noi stessi e a tutti quelli che ci hanno dato fiducia le più grandi soddisfazioni”.

NOTA:
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