Daniele Signore da Atleta Adaptive a Tecnico Para-Rowing


ROMA, 20 marzo 2013 - L’Italia intera ha esultato per la vittoria della medaglia d’oro paraolimpica vinta a Pechino 2008, nel quattro con LTA, da Daniele Signore (SC Flora), Luca Agoletto (CC Aniene), Paola Protopapa (CC Aniene), Graziana Saccocci (Gavirate), e Alessandro Franzetti-timoniere (Gavirate). Sono donne e uomini entrati nella storia dello sport nazionale per aver vinto il primo oro nel canottaggio paralimpico. Persone che oggi continuano la loro vita da atleti oppure sono impegnate nel mondo del lavoro. Tra queste abbiamo incontrato, per il momento, Daniele Signore che si appresta ad affrontare, con i colori della SC Flora, il ruolo di allenatore del settore Para-Rowing con la volontà di trasmettere agli altri quanto appreso durante gli anni di attività agonistica. Un’opportunità che la Società Canottieri Flora, nella quale Daniele ha mosso i primi passi verso le barche di canottaggio, non si è lasciata sfuggire.

Dall’incontro con Daniele Signore è scaturita questa intervista dalla quale è possibile comprendere meglio cosa fa oggi e come è cambiata la sua vita, se è cambiata, dopo aver vinto l’oro a Pechino. “Il mio lavoro si svolge all’interno dell'Amministrazione Provinciale di Cremona ed è lo stesso che svolgevo prima di diventare campione olimpico – dice Daniele –. E' un lavoro di centralinista che posso svolgere tranquillamente seppur affetto da una disabilità visiva la quale non esclude assolutamente la possibilità di vivere normalmente la mia vita lavorativa”. Come fa un atleta ad arrivare allo sport agonistico adattato, ed entrare nel novero della maglia azzurra? “È presto detto. Io ho iniziato a remare nel 2004, all’età di 33 anni, dopo aver praticato sport tra amici e per diletto. Il canottaggio mi è stato proposto grazie all’impegno di Luigi Bianchetti, mio collega di lavoro e consigliere dell'Unione Italiana Ciechi, il quale mi aveva parlato di un progetto di inserimento di disabili nel settore Adaptive. Un progetto che l’UIC Cremona stava sviluppando insieme all'AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport), sempre di Cremona, nella persona di Renato Bandera, e in collaborazione con la Società Canottieri Flora. Insomma un network efficace nel quale, per la parte tecnica, erano inseriti anche Pierangelo Ariberti e Felice Ortelli”.

Una rete di persone e Organizzazioni, quindi, che ti hanno permesso di provare il canottaggio in un momento in cui la disciplina Adaptive Rowing era agli albori. Ma come hai imparato a remare? “Premetto che dal progetto iniziale, finalizzato a far praticare lo sport ai disabili per facilitarne l’inserimento nel mondo dei normodotati, è nata l’Associazione ASD Atletica-Mente AICS e, grazie a quest’ultimo sodalizio, ho potuto iniziare il primo percorso didattico che mi ha consentito l'acquisizione sensoriale della tecnica della remata. È stato un percorso lungo e stimolante che ha fatto nascere in me la passione per il canottaggio tantoché nel 2006 è arrivata la prima convocazione ufficiale per la selezione in vista dei mondiali di Eton. Solo un problema nelle ultime palate mi ha fatto rimanere fuori dal contesto della nazionale seguita dal CT Paola Grizzetti”.

Dopo questa prima parentesi, per nulla scoraggiato, hai continuato a inseguire il tuo sogno azzurro. Raccontaci come è andata. “Non è stato semplice, ma sono andato avanti lo stesso. Nel 2007, infatti, arriva la seconda convocazione selettiva e, dopo lunghe battaglie in acqua, alla fine riesco a diventare titolare del 4+LTA, equipaggio misto con due uomini e due donne. Nel mondiale di Monaco di Baviera sfioriamo il podio per pochi centesimi, ma il 4° posto ci permette di qualificare la barca per le Paralimpiadi di Pechino”. Insomma, Daniele, dal nulla sei riuscito a raggiungere la qualificazione olimpica, parlaci di come hai affrontato la “corsa paralimpica” che ti ha portato sul podio dei Giochi cinesi. “Dopo la qualificazione, grazie all'Unione Italiana Ciechi, insieme alla Sezione di Cremona ed all’Associazione Atletica-Mente AICS, sono stati trovati i fondi necessari che mi hanno consentito l'aspettativa dal lavoro per effettuare le selezioni in vista delle Paraolimpiadi di Pechino. Il resto, dopo essere diventato titolare, è storia poiché a Pechino, insieme ai miei compagni di barca ed a Paola Grizzetti, abbiamo vinto la medaglia d'oro”.

Possiamo parlare, quindi, di un grande successo personale, ma come è cambiata la tua vita dopo il podio olimpico? “Prima di parlare di come è cambiata la mia vita devo dire che parte di questa medaglia è merito di Tamara Bernio, una donna molto sensibile e importante per la mia vita, la quale mi è stata molto vicina già nel 2007 quando avevo intenzione di smettere di remare. È grazie a lei se oggi sono un campione olimpico poiché mi ha dato la possibilità di riprendere la motivazione giusta per arrivare ai Giochi. Con lei sono riuscito a migliorare fisiologicamente attraverso la corsa e dopo due mesi ho vinto la selezione sempre grazie alla sua presenza. Quindi molto della mia medaglia è merito di Tamara e delle persone che mi sono state vicino come i Tecnici, la mia Famiglia, gli amici. Tutte persone che mi hanno permesso di arrivare al risultato. Oggi mi ritengo un uomo doppiamente fortunato poiché Tamara è diventata anche la mia compagna di vita e con lei ho condiviso il cambiamento della mia vita che mi ha portato ed essere protagonista in convegni, premiazioni, a ricevere dalle mani del Presidente della Repubblica il titolo di Commendatore della Repubblica e dal Presidente del CONI il Collare d'Oro, fino ad arrivare ad essere Socio Onorario della FIC. Infine, anche se non sono nato a Cremona, l’Amministrazione mi ha insignito del titolo di Atleta cremonese nel mondo. Quindi, quando mi viene chiesto se la mia vita è cambiata dopo la medaglia di Pechino, rispondo che è cambiata ed è cambiata soprattutto in meglio”.

Del quattro con medaglia olimpica cosa è rimasto? “Dell’equipaggio campione olimpico è rimasto poco sia per problemi personali degli atleti e sia per problemi di gestione del settore che ha convinto alcuni a smettere di remare. Per quanto mi riguarda, posso dire che ho deciso di smettere nel 2012 sia per motivi di salute sia per un personale scoraggiamento derivante da criteri selettivi poco chiari". Ora, dopo l’avvicendamento al vertice della direzione tecnica e con il nuovo Capo Settore, come vedi il futuro della disciplina Para-Rowing? “La passata conduzione tecnica era, a mio avviso, troppo spostata al Nord, mentre oggi grazie a Dario Naccari, col quale sono riuscito a confrontarmi in un dialogo franco e sincero, sono convinto che il Para-Rowing possa veramente diventare una disciplina che riguardi l'Italia intera e, soprattutto, in grado di consentire a tutti i diversamente abili di potersi confrontare in maniera chiara con regole certe in funzione della migliore formazione della compagine azzurra che dovrà rappresentare la Nazione all’estero. Ho molta fiducia in Naccari e soprattutto nel Dottor La Mura”. Allora ti vedremo nei panni di allenatore o tornerai ai remi? “Oramai posso dire di essere diventato collaborare tecnico all'interno della Società Canottieri Flora con prospettive di diventare allenatore per il prossimo futuro. Mi piacerebbe insegnare a remare più che remare, dando l’esempio e facendo passare il messaggio che nulla è impossibile nella vita se veramente voluto e fatto con onestà”.


Nelle immagini: Daniele Signore; Daniele impegnato in due senza con la maglia della Can. Flora; il 4 con LTA vincitore a Pechino 2008; i festeggiamenti a Roma con il Sindaco Alemanno; Daniele in due senza con Pierre Calederoni.

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