Erika Bello, Grazie a mio marito e alla mia famiglia


ROMA, 11 agosto 2009 - Erika Bello e la voglia di provarci sempre! Voglia di arrivare alle cime più elevate attraverso costanza negli allenamenti e nella concentrazione.
Non si arriva per caso a 33 anni e mezzo con la testa di un’atleta di vertice: per lei il canottaggio è sempre stato tutto e da Civitavecchia, la sua patria, strada ne ha fatta per raggiungere i suoi obiettivi nella sua doppia vita da vogatrice.
Doppia, perché dopo aver iniziato nel 1989 e smesso nel 1995 (in sette anni un quinto e un ottavo posto nel doppio pesi leggeri) ha staccato i remi dal chiodo nel 2006 classificandosi subito terza in Coppa del Mondo a Lucerna e quarta ai Mondiali di Eton.
Di qui la rincorsa a Pechino, una rincorsa vana e un treno perso per pochissimo nelle due tappe di qualificazione assieme a Laura Milani: Monaco 2007 e Poznan 2008 ma la sua bacheca l’ha arricchita con due bronzi europei in doppio a Poznan 2007 e Atene 2008.
Adesso, dopo un buon inizio di stagione culminato nella due medaglie di bronzo in Coppa del Mondo: diverse ma ugualmente speciali.
A Banyoles capovoga di un quattro di coppia con a bordo tre giovani under 23 con la possibilità di regalar loro una polliciata di mestiere: Valentina Calabrese, Sara Bertolasi e Cristina Pozzan.
“Con le mie bimbe: che bello!” dice Erika.
A Lucerna, nel singolo pesi leggeri, dietro a greca Tsiavou e Laura Milani.
E adesso, in funzione di Poznan, un nuovo quattro di coppia: non più con le sue ‘bimbe’ ma con Gaby Bascelli, Laura Schiavone ed Elisabetta Sancassani.
“Il tempo per stare assieme non è stato moltissimo: solo 3 settimane finora, per ora stiamo cercando di migliorare ogni uscita che facciamo”.
Così Erika descrive le sue compagne di barca.
“Gaby la sensibilità in persona: ogni volta che fa un commento sull'andamento della barca ho un riscontro positivo o negativo numerico; Laura la lavoratrice perché lei non parla quasi mai ma rema e basta;
Betta la simpatia anche se in barca è serissima e concentratissima...”.
Ed Erika? “Io la professoressa- capovoga ma non troppo!”
L’arrivo di Josy alla guida del settore femminile.
“Una scelta azzeccata dalla Federazione, un rapporto bellissimo tra coach ed atlete, un ambiente il meno stressante possibile e una concezione diversa all'allenamento: il suo motto è meno stress più qualità.
Josy è l'esperienza in persona”.
Il marito, la famiglia sostengono pienamente Erika in un quadriennio lungo dove punterà davvero in alto.
“Mio marito è il mio primo sostenitore quindi sa che è inutile ostacolarmi quando punto a qualcosa e poi lui è felice se io sono felice! Anche la mia famiglia mi appoggia sempre e comunque in ogni scelta che faccio e che ho fatto in passato”.
A loro dice grazie per tutto e, sfregando la lampada di Aladino, traccia la strada del futuo.
“Manca ancora qualcosa di veramente importante nel mio medagliere personale per i Mondiali: ci saranno ancora gli italiani e gli europei quindi ancora ce n'è di strada da percorrere”.

 

 

 

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