Il tirocinio nel percorso formativo dei futuri allenatori


ROMA, 06 marzo 2014 - Formare gli allenatori è sempre stato un impegno di primaria importanza per la Federazione Canottaggio: nessuno è più vicino ad un atleta come il proprio allenatore. Egli vive giorno dopo giorno la sua crescita umana e sportiva, stimola, consola, assiste in modo particolare i più giovani nel percorso di formazione che li porterà agli allori più importanti. Ma come si possono formare tecnici preparati? E soprattutto quali sono i punti irrinunciabili del progetto per preparare gli allenatori del futuro? Valter Molea, responsabile settore formazione della Federazione Italiana Canottaggio, ha le idee chiare in proposito: “Il tirocinio è una parte fondamentale di questo progetto. Secondo un parere condiviso l’allenatore si forma soprattutto sul campo, anche se il punto di partenza è la teoria: in un buon tecnico nessuna delle due cose deve avere prevalenza, ma tutto deve armonizzarsi”.

Facciamo il profilo ideale, quali devono essere le caratteristiche di un allenatore di canottaggio? ”Come tutti sanno le caratteristiche che devono avere gli allenatori di canottaggio sono tante, deve avere innanzitutto una buona capacità nel relazionarsi con l’atleta. Empatia e comprensione sono capacità importanti per lavorare con agonisti di tutti i livelli”. Pensi che si debbano modificare le divisioni in primo, secondo, terzo e quarto livello? “I livelli sono quelli che ci vengono richiesti dal CONI, in ogni caso ci sarà l’ inserimento della figura dell’aspirante allenatore, questa non è una vera e propria figura professionale come quella del nuovo primo livello, ma è soltanto un ruolo che viene riservato a coloro che hanno intenzione di intraprendere questa carriera”.

Nei corsi in svolgimento per tecnici di primo livello sono aumentate le ore di lezione, questo è frutto di una precisa indicazione? “Certamente sì. E’ necessario dare un’identità ed un carattere specifico a quello che è l’ allenatore di canottaggio. Noi crediamo nella sua importanza perché ha in mano il destino sportivo di tanti ragazzi, è giusto quindi pretendere da queste figure la preparazione più ampia e approfondita possibile”. Il nuovo progetto di formazione quale scadenze presenta? “Prima di tutto abbiamo in approvazione il nuovo albo allenatori e le nuove norme attuative di questo albo. E’ una fase molto delicata poiché, tenendo conto degli indirizzi presenti in passato, ci sono figure nuove e comunque una organizzazione per certi versi innovativa”.

Le società sono un aspetto importante della Federazione Canottaggio, questo modello organizzativo in che modo verrà incontro alle loro esigenze? “Indubbiamente il nuovo modello organizzativo sarà un pochino più impegnativo per i sodalizi, ma queste difficoltà si possono superare. Io ho avuto la fortuna e la volontà di gestire sul campo uno di questi corsi. Incontrarsi è sempre importante per capire problemi e necessità in modo particolare nei corsisti. Ho notato in loro una grandissima disponibilità e una grande sete di apprendere. L’unica cosa che non è mai mancata nel mio corso, che si è tenuto nel Lazio, sono state le domande che venivano formulate. Noi speriamo di soddisfare le aspettative di questi allievi. Noi vogliamo offrire un buon prodotto e vogliamo proporre una formazione completa”.

Cosa intendi per formazione completa? “L’allenatore deve sapere un po’ di tutto. So che posta in questi termini la questione sembra semplicistica, ma un tecnico oltre ad avere conoscenze di base importanti deve avere qualità umane davvero speciali. Il canottaggio è uno sport complesso: si deve avere a che fare con le impostazioni della barca, si deve curare l’aspetto fisiologico dell’ atleta, si deve avere la capacità di gestire le persone dal punto di vista psicologico, si deve essere vicini alle famiglie e alle società. Inoltre occorre essere dei buoni manager. Con questi nuovi corsi oltre a dare informazioni vogliamo dare anche formazione manageriale e soprattutto trasmettere entusiasmo”.

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