L’ammiraglia azzurra tra aspettative ed emozioni


RIO DE JANEIRO, 10 settembre 2016 - Il quattro con LTAMix non ha mai fallito una partecipazione Paralimpica e questo sin dal momento in cui queste specialità si chiamavano adaptive rowing. In questa Paralimpiade la barca azzurra ha dimostrato, ma questo ancora molto prima di arrivare a Rio de Janeiro, di essere una barca dal cuore grande. Un cuore grande che riesce a pulsare insieme ai cuori dei cinque atleti che l’hanno fatta vivere. Un pulsare all’unisono che solo i grandi atleti riescono a imprimere in quello che fanno: ci sono riusciti Valentina Grassi, Tommaso Schettino, Luca Lunghi, Florinda Trombetta e il grande timoniere Giuseppe “Peppiniello” Di Capua. Una formazione che ha poco più di un mese, ma con due veterani, Tommaso Schettino, sempre in barca e pronto a remare aiutando i compagni, e Luca Lunghi che, chiamato da Dario Naccari, suo allenatore da junior, si è messo a disposizione – dopo il 2013 che era in squadra come riserva – per formare una barca che, tra alterne vicende, ha concluso un ciclo paralimpico grazie anche all’aiuto arrivato da Valentina Grassi, Florinda Trombetta e, per un periodo, da Cristina Scazzosi che, anche se non presente qui, ha lottato con le compagne per far andare più forte una barca che, oramai, inizia ad avere una sua tradizione. Ma vediamo cosa hanno detto i protagonisti della gara di oggi:

Valentina Grassi (CC Roma): “Anche se non siamo andati in finale, la nostra Paralimpiade non è finita e domani affronteremo nel migliore dei modi la finale B. Come tutti i grandi campioni che sono passati proprio dalla finalina, tra i quali Genevra Stone, che seguo, che nel singolo femminile normo quattro anni fa a Londra vinse la finale B e quest’anno ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio, ci può stare che si possa fallire l’accesso alla finale, questo è lo sport, però domani noi andremo in gara per fare il meglio che possiamo. Chiaramente dispiace aver mancato la finale sia per il lavoro fatto fin qui negli anni e per la mia carriera che è stata un po’ particolare. Oggi siamo andati in gara da equipaggio unito pronto a lottare contro tutti e, remando ognuno per l’altro, abbiamo provato ad agguantare l’accesso in finale, poi il verdetto del campo è stato diverso, ma ci può stare e, quindi, faccio i complimenti a chi è riuscito nell’intento”.

Tommaso Schettino (CC Aniene): “Il risultato mi rammarica anche se personalmente sono arrivato a questo appuntamento molto preparato e mi sentivo bene. Sono stati quattro anni per me, sia fisicamente che mentalmente, sempre in crescendo. Dal 2013 ad oggi ho fatto molti passi in avanti e qui ero arrivato nel migliore dei modi però purtroppo non è bastato perché il nostro valore, rispetto agli avversari che abbiamo incontrato qui alle Paralimpiadi, è stato inferiore perché ci siamo dovuti reinventare proprio nell’anno in cui dovevamo solo rifinire la preparazione che avevamo iniziato negli anni precedenti. In ogni modo la Paralimpiade non è terminata e domani cercheremo di dare tutto quello che abbiamo ancora da dare”.

Luca Lunghi (Cus Ferrara): “Il valore della nostra barca è quello che abbiamo fatto vedere ed è un equipaggio che è stato messo insieme in soli due mesi e questo era il nostro livello. Certamente per preparare una Paralimpiade occorre fare un percorso lungo e insieme, noi invece abbiamo avuto un po’ di sfortuna quest’anno e questo che abbiamo fatto vedere è quello che siamo riusciti a fare. Io devo ringraziare Tommaso (Schettino, ndr) e Beppe (Peppiniello, ndr) in primis perché con loro ho condiviso quest’esperienza da quattro, poi voglio dare un grosso abbraccio a Florinda (Trombetta, ndr) e Valentina (Grassi, ndr) che hanno deciso di rimettersi in gioco per aiutarci in questa esperienza. Purtroppo è andata a finire così e sono dispiaciuto perché non siamo riusciti a fare ancora meglio e, quindi, a dare al canottaggio italiano quello che sperava, ma ci proveremo in futuro. Ora ci concentriamo per la finalina di domani”.

Florinda Trombetta (SC Milano): “Ci abbiamo creduto e questo sia prima di arrivare qui e sia ad ogni gara che abbiamo affrontato. Andiamo in gara per vincere e, quindi, anche oggi eravamo convinti di poter fare bene perché l’obiettivo è sempre quello di dare il massimo. Oggi non è andata così ma io non posso non ringraziare il mio equipaggio, il mio timoniere e il mio allenatore perché questa Paralimpiade per me è stata una sorpresa ma che mi regalato e mi sta regalando emozioni fortissime e non posso che essere onorata di essere qui a questa Paralimpiade che voglio vivere fino in fondo”.

Giuseppe “Peppiniello” Di Capua (CN Stabia) che, prima di parlare, ha voluto stringere accanto a se la capovoga Florinda Trombetta, conclude dicendo che: “Siamo partiti decisi, come al solito, per raggiungere la finale e cercare di prendere una medaglia. Non ci siamo riusciti, anche se i ragazzi hanno dato il massimo, ma la nostra intenzione e il lavoro sviluppato era per raggiungere la finale e il podio: se non avessimo avuto questa intenzione era inutile stare qui. Abbiamo visto che, anche dando il massimo tutti e sei compreso l’allenatore, non ci siamo riusciti e questo non per demerito nostro ma sicuramente per merito degli altri poiché noi abbiamo fatto due gare, sia ieri che oggi, al massimo delle nostre potenzialità. Domani ci aspetta una piccola finale e vincere una piccola finale paralimpica, o solo arrivarci, non è facile e questo lo dico poiché di Olimpiadi ne ho fatte cinque e la prima Olimpiade l’ho fatta andando in piccola finale. Quindi, come ha detto Florinda, per un atleta è un onore partecipare a una Olimpiade o Paralimpiade. Sto vivendo delle forti emozioni pur avendo esperienza di gare di altissimo livello e, quindi, accetto il verdetto del campo e sono vicino ai miei ragazzi che ringrazio per avermi fatto rivivere emozioni che credevo oramai sopite”.

  

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