A colloquio con Porqueddu, Presidente CONI Regione Piemonte


TORINO, 14 febbraio 2016 - La D’Inverno sul Po ci ha consentito di incontrare Gianfranco Porqueddu, dal 2001 Presidente CONI Piemonte e prima ancora già Presidente CONI Torino e Consigliere Nazionale CONI dal 2007 al 2009. Nato a Pola (Croazia) nel ’42, sposato e padre di due figli, Porqueddu è laureato in STAPS (Scienze et Tecnique Activitée Phisique et Sportive) all'Università "Claude Bernard" di Lione, ed è Docente ordinario di Educazione Fisica. Insomma un uomo che nella sua vita ha sempre “masticato” di sport a ogni livello poiché è anche allenatore nazionale di atletica leggera. Lo incontriamo insieme a Stefano Mossino, Presidente del Comitato Regionale FIC, Vicepresidente del CONI Piemonte e Componente dell’attuale Giunta del CONI Regionale, e gli chiediamo subito qual è il suo legame col canottaggio: “Il mio legame è fortissimo e poi lo dimostra il fatto che Stefano Mossino è uno dei componenti della mia Giunta in seno al CONI Regionale, un uomo molto operativo e determinato nel perseguire il bene del canottaggio. Inoltre sono stato insegnante di Stefano Comellini, già vice presidente del presidente Gandola e avvocato del Comitato Regionale Piemonte. In ultimo, sempre per avvalorare il mio forte legame con lo sport del remo, v’è il fatto che per Torino il canottaggio è il salotto buono dello sport poiché le Federazioni Nazionale e Internazionale sono nate qui e questo, per tutto il mondo sportivo sia locale che nazionale, equivale un fiore all’occhiello per la città e per il mondo sportivo del territorio che io mi onoro di rappresentare”.

Presidente, la sua Torino è stata nel 2015 Capitale Europea dello Sport. Come ha vissuto questo evento? “È stata una bella cornice all’interno della quale sono state organizzate diverse attività sportive che, in ogni modo, non sono risultate determinanti per il cambiamento della Città sportiva poiché questo era accaduto già con i Giochi di Torino 2006, di cui quest’anno ricorre il decennale dallo svolgimento, e che hanno davvero rinnovato il pensiero culturale e sportivo cittadino. Un evento che ha totalmente cambiato Torino facendola divenire una città, e una Regione, metà di visite culturali e artistiche con una forte connotazione sportiva. Questo, come ho detto, affonda le sue origini nell’ottocento e il canottaggio fu allora il motore del rinnovamento dello sport in Italia”. Presidente, parliamo ora della questione che da qualche anno coinvolge le società remiere torinesi alle prese col rinnovo delle varie concessioni demaniali: “Dico subito, e lo spero ardentemente, che con la nuova amministrazione torinese, la quale scaturirà dalle prossime elezioni amministrative, l’Assessore allo sport e il Sindaco vedano da un punto di vista diverso il problema degli impianti sportivi e riconsiderino le iniziative intraprese ponendo attenzione a quegli impianti che vengono utilizzati per svolgere attività remiera. Non è possibile che gli impianti per il canottaggio, quelli per l’hockey su prato, e per il nuoto debbono sottostare alla direttiva Bolkestein”.

Ma come è stato possibile che il canottaggio sia finito in questa direttiva europea? “Intanto quest’inserimento nella cosiddetta direttiva Bolkestein lo abbiamo smentito con il lavoro che le Società di canottaggio, che operano a Torino, svolgono giornalmente in favore dei giovani senza farne del lucro. Inoltre abbiamo ribadito con forza che gli impianti remieri non possono essere messi a bando, mentre altri impianti che producono redditi, a tutt’oggi, risultano non inseriti a bando nonostante producano esclusivamente reddito. Questo non è possibile e, quindi, chiunque in futuro ricopra il ruolo di Sindaco di Torino e quello di Assessore allo Sport deve prendere atto della visione di chi gestisce giornalmente lo sport e lo fa solo nell’interesse dei giovani e della disciplina sportiva praticata con spirito volontaristico. Torino è famosa nel mondo anche perché i Presidenti delle Società torinesi organizzano due splendide manifestazioni remiere che attirano persone da tutto il mondo. Sto parlando della regata D’Inverno sul Po e della Silver Skiff, due eventi che incarnano appieno lo spirito sportivo di Torino. Per questo mi sento di ringraziare tutte le persone che vivono, e fanno vivere, il fiume e gli impianti sportivi con la loro presenza giornaliera”.

Presidente come rappresentate periferico, sente il CONI centrale vicino alle sue attività? “Con il Presidente Giovanni Malagò, rispetto alla gestione precedente, sento viva la considerazione del CONI verso la periferia dato che la presidenza Malagò ha posto da subito molta attenzione al territorio in quanto ritiene, giustamente, che questo sia importante per lo sport poiché questo è il luogo per eccellenza dove nascono e crescono i campioni del futuro. Il Presidente Malagò, inoltre, ha affidato la gestione delle periferie alla dottoressa Cecilia d’Angelo, dirigente dell’Area Territorio e Promozione del CONI, la quale è sempre pronta ad ascoltare dando risposte concrete sulle varie problematiche. Sono davvero soddisfatto di questo atteggiamento poiché è solo ponendo attenzione alla periferia, e alle società che operano nel suo comprensorio, che lo sport nazionale continuerà a rimanere ad alto livello come sta facendo bene il canottaggio del Presidente Giuseppe Abbagnale”.

 

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