L'ammiraglia azzurra, in finale ad Aiguebelette, nelle parole dei suoi
 protagonisti


AIGUEBELETTE, 03 settembre 2015 - L’accesso in finale, dopo un recupero al cardiopalmo, dell’otto maschile al Mondiale Assoluto di Aiguebelette, è al momento la sorpresa più piacevole dell’intero universo azzurro in gara sulle acque del lago francese. Da Poznan 2009 l’ammiraglia azzurra non centrava la finalissima; sei anni, quattro Mondiali e un'Olimpiade dopo, finalmente l’otto italiano torna a misurarsi con i big, ed ancor più importante, ovviamente, è il fatto che ci riesca nella rassegna iridata preolimpica, quella che assegna i primi pass per i Giochi.

Specificatamente, sono cinque, come i cerchi olimpici, quelli in palio per le ammiraglie di tutto il Mondo ad Aiguebelette, per cui il miracolo azzurro è ancora da completarsi. I ragazzi però questo lo sanno bene, e mantengono i piedi per terra, come in barca, anche a parole. “Abbiamo già fatto tanto a entrare in finale – esordisce Matteo Stefanini (Fiamme Gialle) – adesso vediamo. Sappiamo che ci sono almeno due equipaggi superiori agli altri, ma per il resto siamo lì. Inoltre, sapendo che solo nelle ultime due settimane di lavoro in raduno abbiamo trovato l’assetto giusto, siamo consapevoli che possiamo ancora migliorare”.

Per migliorare, un’ammiraglia deve essere squadra, lavorare unita verso un unico obiettivo. Lo spiega bene Domenico Montrone (Fiamme Gialle): “In questi giorni, come in raduno e una volta centrata la finale, ho percepito una sensazione di squadra. Avevamo degli obiettivi, uno lo abbiamo raggiunto e vogliamo continuare a fare bene. Si percepisce la voglia generale di fare insieme una cosa, e siamo bravi, qui al Mondiale come lo siamo stati per tutto il raduno, a restare calmi e uniti verso l’obiettivo. Siamo una barca composta da atleti con caratteri molto diversi, per questo motivo la gestione del nostro gruppo è molto importante, e sta funzionando”.

Il gruppo funziona quindi, ma resta con i piedi per terra, lo dice anche Giovanni Abagnale (Marina Militare): “Siamo sicuramente felici per il risultato ottenuto finora, ma non è finita, restiamo umili e concentrati, dobbiamo provarci in finale…”. E in finale l’Italia può provarci, alla luce anche del fatto che l’equipaggio, di giovane formazione, non conosce ancora tutte le proprie potenzialità, come conferma Fabio Infimo (RYCC Savoia) dicendo che “abbiamo i piedi per terra ma non ci poniamo limiti, siamo insieme da poco e ancora non conosciamo del tutto le nostre potenzialità e dunque dove possiamo arrivare. Sicuramente per ora siamo soddisfatti, perché era da anni che l’otto italiano non entrava in finale al Mondiale Senior”.

L’ingresso nella finalissima iridata di Aiguebelette è il frutto di una buona condizione fisica e mentale. “Siamo in forma fisicamente e concentrati mentalmente, e ora abbiamo qualche giorno per recuperare e cercare la condizione migliore possibile in vista di domenica” commenta Andrea Tranquilli (Fiamme Gialle). “La carica per cercare di fare il risultato migliore possibile ce l’abbiamo, sarà difficile ma la motivazione a dare tutto non ci manca, perché in finale può succedere qualunque cosa”.

A ripercorrere la strada verso l’atto conclusivo, in programma domenica, ci pensa Enrico D’Aniello (CN Stabia), timoniere dell’ammiraglia azzurra: “Nel recupero siamo partiti bene, ma ancora non basta, la partenza dobbiamo ancora affinarla. Volevamo macinare bene sul passo e ci siamo riusciti, fino a oltre metà gara, poi quando mancavano 750 metri all’arrivo ho chiamato un rinforzo non previsto per provare a scrollarci di dosso la Polonia. La barca ha risposto bene, e siamo partiti. La chiusura è stata degna della gara che abbiamo condotto, e siamo passati. Il raggiungere la finale ci ha permesso di distenderci un po’ dalla tensione di una manifestazione del genere, ma non è finita. Abbiamo fatto solo il primo passo, domenica dobbiamo fare il secondo, che è quello più difficile”.

Il lavoro a Piediluco, per raggiungere questo primo traguardo, è stato fondamentale, e ne è consapevole Vincenzo Abbagnale (Marina Militare), il capovoga: “Lavorando passo dopo passo siamo arrivati in finale, ma già prima le sensazioni erano positive e sono migliorate allenamento dopo allenamento. Siamo partiti da una buona base perché in raduno abbiamo lavorato bene, cercando di vincere sempre ogni tirata con gli altri equipaggi nazionali nelle quali eravamo coinvolti. Qui poi la barca ha ben risposto, e il primo obiettivo è stato raggiunto. Adesso abbiamo tre giorni pieni per affinare il nostro assieme, limare ancora qualcosa e fare bene in finale”.

Una finale che mancava da sei anni, Mondiali di Poznan del 2009, che l'Italia concluse al sesto posto. Allora, come ora, su quella barca remava Pierpaolo Frattini (CC Aniene), protagonista tra l’altro anche dell’ultima medaglia conquistata dall’otto, l’argento di Eton 2006, dove era presente anche Luca Agamennoni (Fiamme Gialle), titolare qui al secondo carrello. E’ proprio Frattini a chiudere la carrellata di dichiarazioni dell’ammiraglia azzurra che ad Aiguebelette, domenica, si giocherà le medaglie iridate e i primi cinque posti disponibili per i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro: “Sembra facile dirlo una volta raggiunto il primo obiettivo, ma avevo buone sensazioni già prima di partire. Ho lasciato il raduno di Piediluco convinto, fiducioso che avremo ben figurato. Il primo passo fatto è fondamentale, ma non basta. Siamo all’ultimo ostacolo da superare, ma lo affrontiamo credendoci grazie alla buona gara di ieri”.

 

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