Il futuro del canottaggio internazionale passa per Piediluco


PIEDILUCO, 12 aprile 2015 - Giuseppe de Capua con la sua grande esperienza internazionale è sicuramente un importante punto di riferimento per un’analisi dettagliata del canottaggio nei paesi in via di sviluppo. Il programma messo a punto dalla Federazione Internazionale di Canottaggio, in collaborazione con la Federazione Italiana Canottaggio, nell’organizzazione del Training Camp FISA di Piediluco porta a risultati? “Si certamente, sono anni che si fanno. Anche grazie a questa iniziativa della FISA si è riusciti ad incrementare tantissimo il numero delle nazioni che fanno canottaggio. Le compagini nazionali affiliate alla Federazione Internazionale sono, infatti, passate da circa cinquanta a oltre cento”. Queste nazioni emergenti fino a che punto possono definirsi veramente appartenenti al movimento remiero internazionale? “Io porto come esempio la Repubblica Popolare Cinese che quando ha iniziato era ad un livello molto basso, ma già dalle Olimpiadi di Pechino del 2008 abbiamo cominciato a fare i conti con questa nazionale che ha manifestato un livello sempre più alto. Queste nazioni emergenti, quindi, riescono a fare progressi molto significativi, anche se l’esempio cinese deve essere certamente connaturato alla sua particolare situazione. Comunque chi più chi meno nel giro di qualche anno mostrerà progressi significativi”. Particolarmente interessante in questo contesto è la presenza di gruppi africani. Questo grande continente che è un riserva di atleti in altre discipline sportive si sta in questi anni affacciando al canottaggio”.

Come vedi questi ragazzi e ragazze? “Diciamo che in questo continente c’è il Sudafrica che ha già una bella tradizione remiera, poi ci sono le nazioni che non appartengono alla tradizione anglosassone, come appunto il Sudafrica, che stanno cercando di venir fuori e vediamo che lo stesso Egitto, la stessa Tunisia sono compagini che cercano di emergere. Nel Memorial d’Aloja in svolgimento abbiamo visto arrivare terza Micheen Thornycroft dello Zimbabwe nella gara del singolo senior, da cui si evince che ci sono già risposte significative”. Secondo il tuo parere che possibilità hanno queste nazioni di inserirsi tra le grandi? “Come in ogni cosa dipende dall’investimento che la singola federazione nazionale, il governo, il Ministero dello Sport, il Comitato Olimpico, dedicano al canottaggio. Faccio l’esempio, anche se non appartenente alla sfera africana, di una nazione in via di sviluppo vent’anni fa come la Grecia la quale è arrivata davvero lontano. Ha iniziato con Thor Nielsen nel 1991-92, poi è andata avanti. Anche io sono stato impegnato in questo processo che è stato coronato dalla prima medaglia olimpica nel 2004 ad Atene. Anche se è un piccolo stato ha mostrato progressi significativi. Quando c’è un giusto investimento sia in termini di risorse umane che economiche i risultati si vedono”. In una battuta come sta cambiando il canottaggio a livello internazionale? “Il canottaggio internazionale sta continuando a cambiare perché le prestazioni tecniche e le potenzialità fisiologiche stanno aumentando in virtù di una forte concorrenza. Il fatto che da cinquanta nazioni iscritte alla FISA siamo passati a centoventi è significativo del un numero maggiore di vogatrici e vogatori e questo aumenta la competizione e fa lievitare il livello”.


Nella foto: Giuseppe De Capua con l'allenatore cubano e il singolista Angel Fournier Rodriguez

 

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