Emilio Felluga da primo canottiere alla Pullino, a primo sportivo
 nel Friuli-Venezia Giulia


MILANO, 08 marzo 2015 - Emilio Felluga, grande dirigente del canottaggio (in primis) e di tutto lo sport del Friuli-Venezia Giulia in questi ultimi anni, non c'è più. Ci ha lasciati nei giorni scorsi rapito da un evento fisico improvviso che non ha dato scampo, una cosa che al di là del dolore per la scomparsa di un grande amico, porta il pensiero ai valori di una vita intensamente vissuta per la sua famiglia e per lo sport. Momenti di gioia, anche con passaggi tristi a volte, con Emilio ad accompagnare i piccoli campioni assieme ai protagonisti dei traguardi olimpici verso nuovi obiettivi, sempre rassicurandoli con la sua presenza attiva su ogni campo. Non si preoccupava delle difficoltà, e del resto titolo e contenuti del suo libro “Sognavo il Tour de France (ma non avevo la bicicletta)” è sintomatica rappresentazione di cosa possa fare un appassionato per vincere ogni difficoltà e lui, raffigurandosi “artigiano dello sport”, ha dimostrato con i risultati a Trieste e nel territorio friulano quante cose si potessero concretizzare.

Grandi amici, sin dai lontani tempi della sua appassionata partecipazione al rilancio della Canottieri Pullino (dopo l'esilio da Isola d'Istria ed oggi icona dello sport a Muggia), alla quale stava dedicando proprio le sue ore prima di morire, nel realizzare un documento per le celebrazioni del 90° della società, che era stata fondata nel 1925.
Il canottaggio la sua prima passione, una passione di famiglia, che l'aveva portato in tante occasioni a ricordare il grande percorso della piccola società che appena nata era riuscita a trionfare in campo olimpico. E certamente il ricordo di quanto avevano fatto prima di lui i canottieri di Isola gli è stato sprone nell'impegno sportivo a Trieste. Per i suoi meriti e capacità nel campo remiero, era stato apprezzato anche al di fuori della ristretta cerchia iniziale, divenendo prima presidente del CONI provinciale di Trieste e successivamente conducendo ai grandi traguardi il Comitato Regionale del CONI.
Aveva una grande passione nella ricostruzione storica delle glorie del canottaggio e ci sentivamo spesso, conducendo battaglie ideali nella difesa del ricordo anche morale dei grandi risultati olimpici in presenza di tentativi di fagocitazione che in campo sovranazionale ne venivano fatti.

Ma era anche capace di ricostruire antiche amicizie, riportando sotto lo stesso tetto dell'attuale comunità cittadina di Isola d'Istria l'appassionata ricostruzione dell'evento principe del lontano 1928 quando il “4 con timoniere” della Pullino vinse ad Amsterdam l'oro olimpico. E un paio di anni fa organizzò una cosa forse impensabile sino a poco tempo prima e ne traiamo alcuni passi importanti dalla relazione che poi trasmise all'Accademia Olimpica Nazionale Italiana, a Roma.
“Sono passati quasi sessant'anni da quando la cittadina di Isola d'Istria ha visto la sua comunità di 7.000 persone dividersi in due tronconi, 6500 hanno scelto l'esilio per non sottostare al regime terroristico di Tito, 600 circa sono rimasti nelle loro case. Da allora oltre ad essere stati divisi per vari anni dalla cortina di ferro, è calato pure tra i due gruppi il muro dell'incomunicabilità.

“Il ricordo della vittoria olimpica dopo 85 anni è stato la molla che ha messo insieme in maniera ufficiale i due pezzi di una popolazione spezzata: la Comunità degli italiani “Dante Alighieri” ad Isola e la Società Nautica G. Pullino ricostituita a Trieste nel 1960, sull'entusiasmo della vittoria di Nino Benvenuti (isolano) a Roma alle Olimpiadi, e dal 1967 con sede a Muggia.
“E' toccato a me riepilogare l'essenza di questo incontro, – proseguiva Emilio Felluga – non è facile per noi essere presenti in questo luogo che ci ha visti nascere e che abbiamo abbandonato per sempre. La paura di risvegliare antichi dolori e rancori poteva sempre riaffiorare ma per il ruolo che ora rivesto possiamo sempre rivivere sotto lo spirito di Olimpia un evento che ha contribuito a scrivere la storia del nostro Paese”.

Era questa la forza di Emilio Felluga, decisione e rispetto, attenzione e passione, un modo di agire deciso che lo ha portato davvero a conquistare i 4 colli del Tour de France, richiamati dal suo libro, una successione di passaggi nella valorizzazione dello sport e degli sportivi, ai quali ha offerto l'opportunità di rivivere in casa, nel territorio del Friuli-Venezia Giulia, anche eventi di eccezionale rilievo che lo sport può dare. Grazie, Emilio!


Ferruccio Calegari

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