La Vogalonga è per la salvezza di Venezia e della Laguna


VENEZIA, 09 giugno 2014 - “Se si tolgono forcole e remi cosa resta di Venezia? Venezia è nata per andare vogando e ora è come una bella sposa ricca di addobbi, ma in una barca che fa acqua da tutte le parti e cosi ciascuno deve usare la sua sessola per seccarla”. E’ il parere di una dei più grandi campioni di canottaggio e di voga alla veneta, è il leggendario Sergio “Ciaci” Tagliapietra. Le sue vittorie nelle regate storiche non si contano, così come le iniziative che porta avanti nella sua Pellestrina per diffondere la passione per la voga soprattutto tra i giovanissimi. Una vita spesa in laguna, a contatto con un ambiente unico, lo ha formato al rispetto per l’ambiente ed oggi è sulla linea di arrivo della quarantesima Vogalonga a distribuire medaglie ed incoraggiamenti.

A cosa serve la Vogalonga? “La Vogalonga è nata proprio per contrastare il moto ondoso che è presente in laguna, ma evidentemente pochi lo sentono. Venezia è nata in un certo modo: se si muove il fango del fondale tutti gli antichi palazzi, che poggiano su pali di legno, vengono giù”. Che prospettive ha la Vogalonga nel futuro? ”Nel futuro questa regata dovrebbe essere il pretesto per iniziative che facciano riflettere sul problema delle grandi navi che lasciano un’onda enorme in una città che è fragile. Sono onde gigantesche ogni volta che passa una nave da crociera o petroliera. Il fango non è sabbia che si depone. La melma è portata via dall’onda e allora l’esperienza di chi come me ha consumato la vita in laguna mi porta a dire che le quantità prima sono centimetri, poi metri e alla fine si ha un pericoloso livellamento. Quando l’acqua del mare entra dentro con il vento di scirocco va dritta dentro Piazza San Marco”.

La differenza tra la prima edizione e quella attuale registra una diminuzione di imbarcazioni con voga alla veneta. A cosa è dovuto questo fenomeno? “Il motore sta soppiantando ogni cosa in laguna. Esiste sempre meno gente che si appassiona alla voga tradizionale o a queste regate. Innanzitutto perché si fa fatica a remare in piedi, adesso tutti preferiscono la comodità della propulsione meccanica. Non si può andare incontro a trenta chilometri di Vogalonga senza essere preparati ed allenati, mentre con il fuoribordo si fa presto ad essere allenati! La voga è una cosa che hai dentro e che devi trasmettere alle giovani generazioni”.


Pino Lattanzi

  

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