Dall'America, Zileri: quattro chiacchiere con Pietro


ROMA, 06 gennaio 2014 - Due volte consecutivamente campione mondiale ed europeo a livello Junior sull'otto nel 2011 e 2012, quarto sul quattro senza agli ultimi Mondiali Under 23 e con oltre dieci titoli italiani in bacheca, Pietro Zileri era, e per certi versi rappresenta ancora, l'atleta più forte della Società Canottieri "Firenze" di Luigi De Lucia. Qualche mese fa ha compiuto una scelta importante, trasferendosi col compagno di successi in azzurro, il lombardo Guglielmo Carcano, alla University of Washington, di fatto l'ateneo più forte al Mondo dal punto di vista remiero. Abbiamo incontrato Pietro a Firenze a fine dicembre, in occasione delle premiazioni agonistiche della società biancorossa, e ci siamo fatti raccontare un po' di cose. Pietro, raccontaci il cambiamento, questo passaggio dalla cultura italiana a quella statunitense... "Il passaggio da cultura italiana ad americana è stato abbastanza marcato, ma va anche detto che vivo in una sorta di bolla all'interno degli Stati Uniti, in quanto mi trovo nella realtà del campus dell'Università. All'interno di questo ci sono ragazzi provenienti da ogni parte del Mondo, di conseguenza le strutture dell'Università e gli studenti stessi sono pronti a fare in modo che tutti si sentano a casa".

Ti trovi bene con la lingua? Con la terminologia tecnica più che altro, come ti stai trovando? "Con la lingua è stata dura i primi due mesi. Facevo davvero fatica ad esprimermi, ma i compagni di squadra, molto comprensivi del fatto che fossi lontano da casa e dalla mia patria, mi hanno aiutato molto a imparare l'inglese spiegandomi le cose più volte e più lentamente, facilitandomi dunque l'inserimento in vari contesti, come quello del campus o della squadra. La terminologia tecnica va di pari passo con la lingua in generale, in quanto allenandosi tutti i giorni e sentendo i soliti termini tutti i giorni, non ci hanno messo molto ad entrarmi in testa".  I metodi di allenamento come cambiano rispetto all'Italia?  "Gli allenamenti in America sono molto diversi, e un po' me lo aspettavo. Nella parte invernale il programma è basato molto sulla potenza e sull'esplosività fisica, ma in primavera ci aspettiamo che si avvicini maggiormente al modello italiano. Vige la regola di doversi allenare massimo 20 ore a settimana, con almeno un giorno libero; quindi dal lunedì al sabato lavoriamo 3 ore nel pomeriggio e due volte a settimana facciamo anche un'ora extra mattutina prima che comincino le lezioni. Sempre in primavera le cose cambieranno, poiché ci alleneremo tutte le mattine prima delle lezioni, oltre che il pomeriggio".

Usciamo per un attimo dal panorama del canottaggio: ti manca l'Italia? Amici, parenti, la Canottieri... Di cosa ti stai rendendo conto, di ciò che hai lasciando, che non potrai farne a meno per il resto della tua vita?  "L'Italia un po' manca. Però durante la settimana la mia mente è sempre tenuta impegnata da lezioni, allenamenti e studio. Nel primo periodo, infatti, la domenica mi sentivo solo e pensavo molto alla mia famiglia e agli amici. Per fortuna ho qualche amico che ogni tanto mi invita a casa sua durante il week-end e c'è sempre qualche genitore o parente che mi dice: 'So che sei lontano da casa e che probabilmente ti manca la tua famiglia, ma fai di questa casa anche la tua senza alcun problema'. La Canottieri invece è una cosa a sé. Luigi De Lucia, il mio allenatore in Canottieri, sa che mi manca il contesto di Firenze. Poi è stato difficile passare da leader di una squadra a leva di un'altra, ma mi sono adattato bene e sto imparando tanto dai ragazzi più grandi, tutti di un certo livello in quanto molti di essi vestono le maglie delle proprie nazioni sui campi di regata internazionali".

La domanda di chiusura é d'obbligo: i tuoi obiettivi? In America, ma soprattutto in Italia. E soprattutto ancora, nel canottaggio... "Ora come ora sto ancora cercando di capire cosa mi stia dando effettivamente la University of Washington. In base a quello sceglierò su che strada continuare il percorso formativo. Nel canottaggio cerco di crescere passo dopo passo e sono convinto che la squadra universitaria più forte degli Stati Uniti d'America sia il posto giusto per farlo. Ad ogni modo sono sempre e assolutamente disponibile per vestire la maglia azzurra, perché il mio obiettivo è sempre quello. Altrimenti non avrei scelto questa Università, la migliore al Mondo no?". Conoscendoti e credendo fermamente in te Pietro, non abbiamo alcun dubbio... 


Niccolò Bagnoli

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