Conferenza allenatori - Gioia Sacco: la responsabilità di crescere
 giovani canottieri


TERNI, 30 novembre 2013 - Direttamente dalla Canottieri Firenze, figlia della scuola remiera di Luigi De Lucia, Gioia Sacco è una giovane allenatrice dotata di passione e tanta voglia di fare. Si avvicina al canottaggio all’età di dieci anni, nelle fila delle Fiamme Gialle, e durante la sua carriera arriva a conquistare titoli importanti. Nel 2006 conquista un argento in quattro senza nella categoria Junior. Due anni dopo, in Under 23, sempre sul quattro senza, si laurea campionessa del mondo. Oggi allena presso la Canottieri Firenze ed è impegnata con bambini dai dieci ai tredici anni. Si occupa dell’attività CAS, avviamento allo sport e dei bambini che sono interessati alle gare di canottaggio. In più aiuta Luigi De Lucia ed è impegnata nel progetto disabili. Cos’è significato per te passare dall’essere atleta ad allenatrice? “All’inizio pensavo che passando ‘dalla parte del manico’ mi sarei liberata dallo stress degli allenamenti e delle competizioni. In realtà mi sono poi accorta che la fatica come allenatrice è diversa, è molto più mentale, in particolare coi bambini che hanno bisogno un’attenzione particolare. A loro bisogna spiegare bene cosa facciamo, perché lo facciamo e motivarli nella maniera opportuna”

C’è qualcosa in particolare che cerchi di trasmettere ai giovani atleti? “Prima di tutto la mia esperienza, quello che di buono sono riuscita a prendere dal canottaggio. In particolar modo cerco di insegnare loro ad ascoltare il proprio corpo, a comprendere quando è il momento di insistere o magari di lasciare. Insomma cerco di insegnargli ad affrontare le difficoltà dell’allenamento quando si presentano”. Quali sono gli aspetti del tuo ruolo che apprezzi in maniera particolare? “Preparare un bambino, coinvolgerlo nelle competizioni, accompagnarlo a manifestazioni importanti come il Festival dei Giovani e vedere il loro entusiasmo, la gioia, la voglia di combattere, di provare a vincere, mi da energia, mi spinge ad andare avanti”.

Alla luce della tua esperienza, operando una valutazione critica rispetto all’operato della Federazione Italiana Canottaggio, c’è qualcosa che ti senti di suggerire ai vertici federali?: “Io penso che Federazione stia lavorando molto bene. Questo primo anno ha dato buoni risultati, in particolare si è deciso di costituire un unico gruppo tra atleti ed atlete. Questo porta ad un confronto continuo che va a vantaggio di tutti gli atleti. Anche per i disabili si sta facendo molto e spero che si continui in questa direzione, se possibile offrendo anche qualcosa di più, soprattutto in termini di spazio, di visibilità. Io ho avuto il piacere di conoscere Dario Naccari, ho assistito ad un suo raduno e credo che si stia impegnando veramente tanto. Lui come tutto il suo gruppo e credo che meritino ancora più spazio. Mi auguro che la Federazione continui ad investire su questo settore perché ha potenziali straordinari”. Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? “Mi piacerebbe far parte della nazionale come tecnico azzurro. Un domani, vicino o lontano mi piacerebbe avere l’occasione di affiancare Franco Cattaneo, Rocco Pecoraro, Claudio Romagnoli”.

 

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