CANOTTIERI NETTUNO: nel segno dell'amicizia e del fair play pronta
 a ripartire verso il traguardo dei 110 anni.


TRIESTE, 19 novembre 2013 - La Canottieri Nettuno, la gloriosa società barcolana che si appresta tra pochi mesi ad entrare nel novero di chi può festeggiare i 110 anni di vita, di amore e tanta passione sportiva, a pochi giorni dai tradizionali festeggiamenti natalizi che avrebbero anticipato di poco la celebrazione dell'aureo compleanno, si è ritrovata da un momento all'altro senza barche. “La visione all’interno era desolante: oltre i 2/3 delle barche, sia quelle appese al soffitto che quelle appoggiate ai sostegni, in particolare quelle da regata in vetroresina, si erano sciolte per il grande calore, ...” riferiscono le cronache, dopo l'incendio che tutto ha distrutto. Un danno che non ha pari, se non la volontà di non cedere alla cattiva sorte. Una volontà di fare che è nel DNA del sodalizio sin dalle lontane origini, quando, come ricordava l'amico Emilio Felluga nella presentazione del libro per il centenario “Ardita, Vespucci, Colombo, Allegra, Marco Polo, Alcione, Gabbiano e Rina, erano le prime imbarcazioni che i 44 soci iniziali potevano vantare alla fine del 1904. Un miracolo! Infatti solo pochi mesi prima, agli inizi della primavera, 31 soci utilizzando un vecchio magazzino in disuso avevano dato vita alla Società Nautica Canottieri Nettuno, apponendo sul labaro bianco-verde il motto latino “Audaces, fortuna iuvat”. E certamente sottolineando il valore di questo motto la reazione positiva di tutti i soci riporterà a tempo la gloriosa Nettuno nella forma migliore agli start remieri del 2014.

Peggio, molto peggio di come appariva a prima vista. Una vista del resto occultata dal buio notturno e dal fumo: i danni provocati lunedì pomeriggio dal fuoco alla Canottieri Nettuno ammontano a 300mila euro circa. È il triplo di quanto, sulle prime, azzardato dal presidente della “Nettuno” Giovanni Miccoli e dagli altri dirigenti, accorsi a Barcola dopo che un velista aveva dato l’allarme vedendo fumo uscire dalla rimessa degli armi sociali – riporta la stampa locale, che ancora sottolinea – Un’ombra, e grande, resta comunque sulla prossima stagione agonistica poiché il club dovrebbe ricomprare gli armi o trovare una soluzione alternativa. Magari confidando che la solidarietà ricevuta si trasformi, per quanto possibile, in atti concreti. Del resto il canottaggio è una delle discipline rimaste fuori dal grande “giro” del business, che può ancora contare su uno spirito autenticamente sportivo”.

E la Nettuno è una società sportiva in cui i soci esprimo la loro grande passione, prima da atleti e poi nella sfera dirigenziale, in cui sanno operare con altrettanta capacità, come l'attuale presidente Giovanni Miccoli e il vice presidente Fabio Bolcic, che è anche dirigente della Federazione internazionale. Ma accanto ai risultati più recenti nell’attuale panoramica della gloriosa società triestina è importante ricordare anche il glorioso percorso di 75 anni fa di due suoi importanti campioni, Giorgio Skerl e Ettore Brosch, campioni italiani nel doppio seniores nel 1938, '39, '40, campioni d'Europa nel 1938 a Milano, dopo di che parteciparono all’avvincente regata di Henley del 1939 in cui furono trionfatori, sia pure alla pari con una formazione inglese. Un risultato eccezionale, ma probabilmente per il sopraggiungere dei tristi eventi bellici del successivo 1940 l'affermazione italiana sul Tamigi all’edizione del centenario della Royal Regatta è passato sotto silenzio. Invece i britannici per la singolarità del risultato gli diedero particolare enfasi.
Alla conclusione della gara si verificò una circostanza non prevista: i due equipaggi furono classificati alla pari ed ecco l'archivio britannico come la propone:

Centenary Double Sculls

   1st  J Beresford/LF Southwood, Thames RC       8m. 35s.   Dead heat

   1st  G Scherli/E Broschi, Trieste, Italy       8m.
35s.   Dead heat

da notare la trascrizione dei nomi. Anche agli “europei” l'indicazione data è la stessa, frutto di una singolare imposizione della grafia italiana per i nomi, probabilmente di lontana derivazione germanica, data l'origine cosmopolita degli abitanti di Trieste. Dopo il verdetto della giuria ci fu grande imbarazzo da parte degli organizzatori che non avevano previsto la necessità del doppio premio che nel caso consisteva in due coppe, una per ogni componente l'equipaggio. Riprendiamo da “Il Canottaggio” del 1939: “ … alla cerimonia della premiazione fatta dal duca di Kent grandi dimostrazioni di simpatia verso gli italiani e un atto molto gentile di Beresford … non essendo pronte le quattro coppe ricordo per i vogatori vincitori a pari merito … Una delle Coppe disponibili è consegnata a Scherli e l'altra a Beresford … senonché quest'ultimo ha espresso il desiderio che anche la sua coppa fosse consegnata al vogatore italiano … e così anche Broschi ha ricevuto dalle mani del duca la coppa ricordo". E per inciso ricordiamo che i due britannici erano i vincitori del titolo olimpico del doppio alle Olimpiadi di Berlino del 1936.

E' l'8 luglio 1939, una vigilia di gravi tensioni in Europa e nel mondo, ma nello sport prevale ancora l'amicizia ed il fair play. E per la cronaca, riportiamo alcune notazioni sulla fase conclusiva della gara: “Dopo una partenza velocissima ad eguale andatura di 32 palate, verso gli 800 metri gli inglesi sono avvantaggiati di una buona lunghezza … verso la metà del percorso gli azzurri ricuperano il distacco e segnano circa una lunghezza e mezza di vantaggio che mantengono sino ai 1800 metri. Gli inglesi con un eccezionale serrate giungono al traguardo assieme agli italiani”.     E dopo il recente grave accidente al materiale nautico della Nettuno l'auspicio generale si rifà ancora al richiamo “ma nello sport prevale ancora l'amicizia ed il fair play”.



Ferruccio Calegari

 

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