Luca Lunghi tra lavoro e Para-Rowing


FERRARA, 24 ottobre 2013 - Una menomazione ad un arto dalla nascita può minare la carriera sportiva di qualunque canottiere, ma non di un colosso di due metri come Luca Lunghi, classe 1975, che con la forza di un solo braccio e leve inferiori chilometriche si è fatto spazio nella nazionale maggiore dei normodotati negli anni '90 e, dopo anni dedicati agli studi ingegneristici, si è riaffacciato prepotentemente nel gruppo azzurro Para-Rowing. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Seul, in Corea, per tirare le somme di un primo periodo di allenamenti che lo ha portato ai mondiali Para-Rowing il mese scorso. “La barca di cui ero riserva, il 4+LTAmix (quattro atleti dei due sessi con varie disabilità, ma l'uso complessivo di arti e tronco, più un timoniere) è arrivata seconda, dietro la Gran Bretagna oro olimpico a Londra 2012, ma davanti al Sudafrica che era tra le favorite. Io avevo ripreso ad allenarmi da poco, ma nella preparazione ho provato a dare il mio contributo d'esperienza. Anche con me sulla barca il giorno della finale non si poteva fare di più, ma siamo un gruppo di giovane formazione e si sono visti ampi margini di miglioramento per l'anno prossimo”.

Come hai vissuto l’esperienza di riserva al Mondiale? “Sono a Seul per lavoro da agosto, quindi è stata dura per me fare gli allenamenti da solo prima del mondiale, ma lo stimolo era quello di arrivare pronto per l’evento soprattutto per rispetto nei confronti della mia squadra. Definito per me il ruolo di riserva, ho messo a disposizione del gruppo la mia esperienza contribuendo alla logistica, alla preparazione delle barche ed anche al supporto psicologico dei miei compagni”. Anche se non eri in acqua per la finale, un po' di merito è anche tuo? “Ne sono sicuro. Faccio parte di una squadra e mi sento parte integrante di essa. Vivere il Para-Rowing per me è una nuova sfida, sto conoscendo persone che ogni giorno devono vivere la loro “gara per il Mondiale”, e grazie a loro sento di ricevere un grosso accrescimento personale. L’argento del quattro con e il sesto posto in finale del singolista Fabrizio Caselli hanno dato respiro al settore e questo permetterà di lavorare con ancora più serenità e dedizione”.

Questa squadra per te avrà un grande futuro, quindi “Le basi salde del gruppo Para-Rowing ci sono. Lavoreremo per allargare il bacino d'utenza, promuovendo il movimento per aiutare persone diversamente abili a sentirsi parte integrante della società. A livello locale, grazie al supporto del Cus Ferrara, mi impegnerò per la promozione dell’attività. A livello nazionale cercherò di sfruttare le mie conoscenze remiere per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico, come protesi o miglioramento delle imbarcazioni. Il primo risultato è già arrivato, con il gruppo Para-Rowing che parteciperà ad una gara promozionale a Ferrara, sul Po di Volano, l'1 dicembre prossimo”.

A livello agonistico ci sono speranze di vederti al prossimo mondiale in gara? “Io lo spero e continuerò a lavorare al meglio. Ho già iniziato la preparazione per il 2014 saltando il periodo di recupero, per colmare il gap fisiologico con i miei compagni di barca. Quando tornerò in Italia mi renderò disponibile per i raduni, a marzo disputerò la Head of the River a Londra sull'otto regionale, e ad aprile ci saranno le gare nazionali dove dovrò essere al top della forma”. Se diciamo Rio de Janeiro 2016, tu a cosa pensi? “Penso che non mi sono mai tirato indietro davanti ad una sfida, anche se non sono giovane come i miei compagni di barca. Da me pretendo il 100%, e sono sicuro di poter ancora fare qualcosa di grande grazie al supporto del Cus Ferrara e dell'entusiasmo contagioso che si sta generando intorno a questo movimento. Per me il 2014 sarà ancora un anno di transizione e accetterò ogni prestazione, ma per il 2015 pretenderò da me un risultato. Se tutto andrà come deve andare nel 2016 proverò ad essere sull'aereo che porta a Rio per una gara da protagonista”.


Davide Ghidoni

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