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di Augusto Martellini
MONACO
DI BAVIERA, 10 maggio 2008 - Con Paola Grizzetti, responsabile del
settore Adaptive Rowing italiano e membro dell’apposita Commissione
nell’ambito della Fisa, abbiamo fatto il punto sulla situazione che
attraversa questa disciplina riservata alle persone diversamente abili.
In Italia l’Adaptive ha visto gli albori a Treviso, grazie alla medaglia
d’oro olimpica di Città del Messico (1968) in due con, Renzo Sambo, che ha
avviato al remo un doppio che aveva iniziato ad andare in barca su una canoa
polinesiana. Nel frattempo a Varese, proprio grazie ai coniugi Calabrese
(Giovanni, bronzo in doppio a Sydney, e la moglie Paola Grizzetti, appunto,
anche lei con un prestigioso curriculum sportivo nel cassetto) un quattro
con trovava terreno fertile per tentare l’avventura in barca. Le basi per
una presenza italiana ai Campionati del mondo si concretizzò di lì a poco,
nel giro dei due mesi antecedenti la manifestazione iridata 2003
all’Idroscalo di Milano. Il sogno di Paola e Renzo fu realizzato e
cominciarono i primi positivi riscontri dell’Adaptive Rowing azzurro, anche
in termini di medaglie.
Ora il canottaggio è approdato nel programma ufficiale anche delle
Paralimpiadi, dove esordirà a Pechino nel prossimo mese di settembre. Paola
Grizzetti e Renzo Sambo seguono assiduamente la preparazione nei molteplici
raduni degli equipaggi azzurri che, ottenute le qualificazioni in tutte le
specialità ai Mondiali 2007, proprio a Monaco, stanno tentando ora di
allestire una squadra molto competitiva.
- A che punto siete?
“Siamo arrivati al punto cruciale, direi. Il momento decisivo è
fissato per le selezioni del prossimo mese. Gli atleti sosterranno tutti
delle prove al remoergometro ed altre in acqua. Il posto in barca non ce
l’ha assicurato nessuno, per cui, anche coloro che hanno raggiunto il
traguardo delle qualificazioni lo scorso anno, non è detto che si possano
sentire dei titolari della maglia azzurra a Pechino”.
- Quale esperienza ha tratto dalla carica che riveste in seno alla
Fisa?
“Importantissima, mi ha aiutato a capire ogni dettaglio e perché
c’erano da fissare delle regole ferree. La situazione, i tipi di barche e i
regolamenti sono divenuti molto rigidi, perché in alcuni dettagli basta poco
per sorpassare i limiti e arrivare a barare. D’ora in avanti sarà difficile,
anche perché chi sbaglierà incorrerà in sanzioni severe, che possono portare
fino alla squalifica di due anni. Però è un ambiente meraviglioso, basato
tutto sull’onestà di chi pratica questo sport e sul rispetto degli
avversari”.
- Cosa è cambiato in pochi anni, anche sotto il profilo tecnico?
“Tantissimo! La disciplina si sta evolvendo a dismisura, anche nella
preparazione atletica, non solo in barca. I fisici degli atleti sono molto
più allenati e si vedono prestazioni vicine a quelle dei normodotati, se
fatti i debiti termini di paragone. Qui a Monaco lo scorso anno si presentò
un’ottima squadra brasiliana, che qualificò anche un bel singolista. Ebbene,
quest’anno, a distanza di 7 mesi, hanno tirato fuori un giovane ancora più
dotato fisicamente e molto motivato, che già qui è in grado di vincere
agevolmente. Mi aspetto delle Paralimpiadi di grande livello, dove è
difficilissimo poter formulare dei pronostici già oggi. Noi stiamo operando
al meglio per ottenere il massimo consentito ma non sarà affatto semplice
gareggiare in un contesto come quello olimpico”.
Noi, però, siamo fiduciosi.
Nella foto di Mimmo Perna ©:
Paola Grizzetti a colloquio con il DT azzurro Andrea Coppola (cliccare sull'immagine per
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