DIETER GRAHN: “ALLENARE UOMINI, NON MACCHINE”

Una stagione 2005 deludente si è trasformata in una stagione 2006 ricca di successi per la squadra della Germania che si è piazzata in testa alla classifica finale dei Campionati del mondo assicurandosi il “titolo” di squadra più forte nelle specialità olimpiche. Gran parte del merito va alla vittoria conseguita dall'otto maschile che si è incoronato Campione iridato dopo 11 anni. Dietro al successo di questa imbarcazione c'è l'allenatore Dieter Grahn.
Allenare l'otto della Germania ti colloca in una posizione invidiata all'interno del canottaggio tedesco. Aver vinto la medaglia d'oro ai Mondiali ti rende un eroe locale. Lo scorso anno ai Campionati del mondo di Eton l'otto della Germania vinse la medaglia d'oro ma il suo allenatore Grahn ha ancora molte frecce da tirare con il suo arco.
Facendo più di un passo indietro nel passato e rimanendo sempre in ambito di canottaggio notiamo che ai Giochi olimpici d'altura disputati in Messico 1968 Dieter Grahn (allora atleta della DDR) conquista la medaglia d'oro in quattro senza, impresa che troverà il suo seguito nella successiva edizione (quella casalinga di Monaco 72) dove l'equipaggio tedesco bisserà il successo. Proprio facendo riferimento a questa seconda medaglia che mise fine alla sua carriera di atleta internazionale, Grahn ricorda con chiarezza la calma e l'atteggiamento che lui e il suo equipaggio ebbero in quella importante occasione. “Eravamo stati iscritti in quella gara senza troppe aspettative, eppure sembrava che avessimo le ali”. Sono trascorsi 35 anni ma Grahn porta ancora dentro di sé queste sensazioni e cerca ora di trasmetterle ai suoi atleti in qualità di allenatore.

Ha iniziato a remare nel giorno del suo 16° compleanno a Meissen, città dell'ex Germania Est. Sebbene gli piacessero e avesse praticato vari sport fu nel canottaggio che riuscì ad emergere e rimase per sette anni atleta di caratura mondiale. Il “trasferimento” da Campione olimpico ad allenatore avvenuto nell'arco di poche settimane segnò un grosso cambiamento per Grahn.
“La mia carriera doveva svilupparsi in ambito scolastico dal momento che avevo studiato per diventare un insegnante di educazione fisica a Leipzing, ed è in una scuola che mi immaginavo- racconta -. Ma dopo i miei numerosi successi è diventato ovvio trasmettere la mie esperienza ai più giovani”.
“Ora remo raramente ma non ho dimenticato come si fa. Vado in bicicletta, pratico sci di fondo e corro, è così che riesco a mantenere il mio equilibrio”.
Guardando al suo passato da atleta egli si descrive come appartenente ad un gruppo di “cani spietati”. “Ero duro con me stesso e con gli altri, ero molto, molto determinato ed anche gli altri mi spingevano a fondo in quelli che erano i miei obbiettivi. Ci spingevamo l'un l'altro …”.
Ora però che è allenatore dice che il suo modo di allenare segue altri schemi e uno stile totalmente diverso. “L'arte di essere uno sportivo era cosa ben differente allora. Però riesco ancora a mettermi nei panni di un atleta. Riesco a sentire ciò che loro provano perché l'ho provato sulla mia pelle prima di loro. Il canottaggio ha molto da spartire con il “feeling”, non è solo questione di duro allenamento”.

La democrazia regna nello stile di Grahn. “E' altamente significativo e importante che l'allenatore e gli atleti abbiano scambi di opinione e ottimi rapporti interpersonali. Dopo tutto sono uomini non macchine. Devi sempre riflettere più di una volta e mai fossilizzarti in un giudizio. Il sistema di allenamento è un processo che necessita sempre di nuove migliorie e piccoli accorgimenti. I nuovi cambiamenti sono sempre ben accetti e valutati. E' un processo di sviluppo naturale”.

Dieter Grahn è allenatore dell'otto maschile dal 2001 e attribuisce i meriti della vittoria giunta nel 2006 ad un potenziamento di lavoro lungo un anno. “L'anno passato tutto è andato per il meglio e eravamo consapevoli che potevamo raggiungere l'obiettivo mondiale. Tutti erano convinti che l'equipaggio che avevamo formato fosse il più armonioso. Erano fiduciosi che sarebbero giunti davanti a chiunque altro. Questo tipo di gara si decide nella testa. Un elemento speciale è stato lo spirito di squadra. Tutti erano contenti di remare con gli altri, di essere sulla stessa barca. Questo ha reso il lavoro dell'allenatore più facile”.
L'equipaggio attuale è stato formato con lo scopo di giungere a Pechino ma Grahn dice che nessuno dei suoi atleti ha il posto garantito in barca. “Un posto sull'otto è molto ricercato da tutti e noi eserciteremo tutta la pressione necessaria su ogni singolo individuo”.
Il primo obiettivo di Grahn è quello che il suo otto si confermi Campione del mondo quest’anno a Monaco di Baviera, davanti al pubblico di casa: quel pubblico che vide lui vincere la sua seconda medaglia d'oro olimpica 35 anni fa.

FONTE: FISA WORLD ROWING MAGAZINE, traduzione a cura FIC


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