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ROMA,
21 maggio 2007 – 51-14-06, non è la password per entrare in un sito web
o il cellulare di una ragazza carina, ma l’età di Claudio Romagnoli,
responsabile del settore nazionale juniores: (51) l’età; (14) gli anni
della sua permanenza (finora) nello staff del Centro Nazionale; (06) gli
anni percorsi (finora) alla guida del settore.
Una carriera, la sua, iniziata come atleta nelle file della Canottieri
Baldesio, della quale è stato anche tecnico.
Chi sono assieme a Lei i tecnici che si occupano del settore
juniores?
Di Nardo, Pecoraro, Casula, Colombo, Polzella: tutti tecnici di
provata esperienza.
Siete da poco rientrati da Monaco di Baviera, dove si è svolta la
prima regata internazionale della stagione. Quali le impressioni?
A Monaco abbiamo portato quella che per noi sarà l’ossatura della
squadra nazionale under 19 per i Mondiali 2007 di Pechino; punti saldi
della rappresentativa azzurra, gli atleti a nostro avviso di maggiore
esperienza per i mondiali cinesi. Monaco rappresenta per molte nazioni
un punto di partenza per la preparazione per i Mondiali. Vi partecipano
in forze, e molto ben organizzati quasi tutti i Paesi europei. Il nostro
è stato un “oculato assaggio” delle forze in campo.
Com’è nato questo gruppo?
Dopo il I Meeting nazionale di Piediluco abbiamo convocato alla
Standiana i ragazzi e le ragazze che dovevano partecipare alla gara di
Monaco. Sul campo ravennate abbiamo lavorato in tranquillità ed operato
un lavoro di rifinitura nella struttura della Canottieri Ravenna che ci
ha cortesemente ospitato.
Quali sono gli equipaggi che hanno gareggiato a Feldmoching?
Il doppio maschile e quello femminile, il 4 di coppia ed il 4 senza
maschile ed il 2 senza femminile.
Che
cosa pensa di queste gare internazionali, in particolare per gli
juniores?
Secondo me sono molto importanti perché ci danno il nostro effettivo
spessore agonistico in questa parte della stagione, il livello dal quale
poter iniziare a lavorare, oltre al valore degli avversari, molti dei
quali incontreremo alla rassegna iridata.
Nonostante sia opinione diffusa che gli juniores non debbano partecipare
a molte gare di alto livello secondo me è importante l’esperienza sui
campi fuori dall’Italia. Imparare ad entrare nel clima internazionale,
vedere “come funziona”, ma anche conoscere atleti ed atlete di altri
Paesi fa crescere, maturare il ragazzo sia come atleta che come persona.
Quali indicazioni ha ottenuto da Monaco?
Tutti hanno gareggiato ad ottimi livelli. Sappiamo bene che abbiamo
un doppio maschile (Rosetti-Vicari) ed uno femminile (Trivella-Franzin)
giovani e già adesso di ottimo livello, oltre al gruppo della punta dove
siamo forti anche perché abbiamo atleti d’esperienza, già in squadra
azzurra lo scorso anno. Insomma un’ottima base di partenza.
Quanti equipaggi pensa che andranno ai Mondiali juniores di Pechino?
La squadra dovrà essere altamente competitiva. Penso che non ci
saranno limiti al numero se in acqua gli equipaggi dimostreranno di
valere un mondiale.
E dell’esperimento che abbiamo visto in acqua a Piediluco? Quello
dell’otto femminile per intenderci?
E’
un esperimento che ha destato impressioni favorevoli sia tra i dirigenti
che tra gli allenatori, e anche tra le ragazze. Abbiamo formato due otto
femminili che potrebbero rappresentare sia un tentativo in chiave
mondiale che una barca per la Coupe de la Jeunesse che quest’anno si
svolgerà in Italia, a Varese, dove ci teniamo a far bella figura ed a
rivincerla come due anni fa a Ravenna. Le ragazze numericamente ci sono
ed anche le misure antropometriche potrebbero essere significative per
la formazione dell’ammiraglia. Quello dell’otto femminile è un progetto
che in questi ultimi anni è andato un po’ a singhiozzo. Vorremmo
iniziare e stavolta andare fino in fondo.
Che cosa pensa delle donne allenate da altre donne? Meglio o peggio?
Secondo me ci sono degli aspetti positivi sia per il tecnico femmina
(l’allenatrice potrebbe comprendere meglio le problematiche prettamente
femminili), che per quello maschio (l’uomo forse riesce a tirare fuori
il meglio di sé da una ragazza). Complessivamente quindi si equivalgono.
Mi indichi tre fattori che potrebbero ulteriormente migliorare il
settore juniores.
a) una migliore organizzazione strutturale; b) che tutti
indistintamente credano nell’importanza degli juniores; c) investimenti
nella ricerca dei talenti.
Oltre ai risultati ottenuti dalle “sue” squadre, e ai rapporti con
atleti, tecnici e dirigenti, qual è un altro aspetto piacevole di questa
sua lunga esperienza tra gli junior?
Il buon ricordo che serbano gli atleti una volta passati di
categoria dell’esperienza che abbiamo fatto tutti assieme per
raggiungere un obiettivo comune.
Maurizio Ustolin |