CALIFORNIA,
17 gennaio 2007 - Sin da quando avevo due anni, vale a
dire da quando ho preso la mia prima lezione di nuoto che
poi mi ha portato a gareggiare all’età di cinque anni, ho
capito che sarei stata un’atleta competitiva per tutta la
mia vita. Sono sempre stata un’atleta di buon livello nei
vari sport in cui mi sono cimentata, dal nuoto al tennis, e
pure nel basket, discipline che ho praticato durante i miei
periodi scolastici.
Frequentavo il mio primo anno di college quando, guardando i
Giochi Olimpici, scoprii il canottaggio. Seppi sin da subito
che quello sarebbe stato lo sport adatto a me. Ho remato per
il Mills College e ho amato l’ambiente, la forza, l’impegno
e la capacità di resistenza che questo sport richiedeva.
Dopo aver lasciato il college ho continuato a praticare
canottaggio in singolo per puro divertimento nella Baia di
San Francisco, durante il tempo libero che il mio lavoro di
infermiera nel locale ospedale mi lasciava.
Nel 1988 la mia vita è cambiata in meno di un istante.
Facevo uso di gocce per gli occhi che a mia insaputa erano
state mischiate con della soda caustica. Improvvisamente mi
ritrovai incapace di fare le cose più semplici come
camminare all’interno della mia casa, trovare i miei
indumenti, mettere la pasta dentifricia sullo spazzolino. La
vita che conoscevo non esisteva più e durante i sei mesi che
seguirono non feci niente, vivevo soltanto nel più blando
dei significati.
Nel periodo della mia vita che ho vissuto come da nulla
facente nei riguardi di tutto un’amica venne a trovarmi e mi
invitò ad andare in barca con lei in doppio. Mi disse che
non era necessario che io vedessi, mi sarei ricordata come
si remava, tutto sarebbe stato istintivo. Seppur riluttante,
accettai il suo invito. Lei mi aiutò a salire in barca e una
volta sopra ci staccammo dal pontile. Dopo alcuni colpi di
remi mi rilassai e ritrovai la mia fiducia mettendo sempre
più forza alla palata, e per la prima volta in quei sei mesi
mi muovevo a mio agio nello spazio e sperimentavo di nuovo
la gioia dello sport. Quello fu un dono che segnò un momento
di cruciale cambiamento e che mi dette modo di creare una
nuova vita per me stessa.
Frequentai una scuola per ciechi ed imparai il sistema
Braille, a camminare con il bastone e altre tecniche che mi
permisero di essere indipendente come l’uso di un computer
che leggeva per me. Ero una principiante in tutto ma
continuavo a remare, che era l’unico momento in cui mi
sentivo realizzata e sicura di me. Webster è stato il mio
primo cane guida ed è stato grazie a lui che anche sulla
terra ferma mi sono sentita sicura, anche sulla terra ferma
mi potevo muovere come facevo in acqua. Con l’aiuto della
mia famiglia, degli amici che mi sono stati vicini, con
Webster e il canottaggio ho ritrovato le giuste motivazioni
per riorganizzare la mia vita, trovare un lavoro a tempo
pieno, formare una comunità di amici per mezzo del
canottaggio e incontrare mio marito.
Sono sempre stata in grado di trovare compagne che si
sono allenate con me regolarmente e intorno al 1990 ho
iniziato a prendere parte alle regate locali. Nel 1999, 2000
e 2001 insieme alla mia compagna di barca abbiamo effettuato
la traversata Catalina di 33 miglia da Marina del Rey sino
all’isola di Catalina in California. Traversata che si è
svolta in mare aperto.
Nel
2002 mentre stavo curiosando nel sito ufficiale del
canottaggio USA lessi un piccolo articolo nel quale si
cercavano atleti disposti ad entrare a far parte della
squadra nazionale degli USA che avrebbe partecipato ai
Campionati del Mondo di Siviglia in Spagna. Non avevo mai
pensato a me stessa come ad una atleta “adaptive”. Fino ad
allora avevo gareggiato sullo stesso piano degli atleti
vedenti. Contattai Isabel Bohn, che era responsabile del
programma, e appresi che in molti speravano che questo
programma avrebbe portato il canottaggio a far parte degli
sport ufficiali delle Paralimpiadi. Se ciò fosse accaduto le
porte dei club di canottaggio di tutta la nazione si
sarebbero aperte alle persone portatrici di handicap, anche
loro avrebbero potuto sperimentare la stessa gioia che lo
sport già dava a me.
Il programma è andato avanti da quando nel 2002 la prima
squadra è volata a Siviglia per partecipare ai Campionati
del Mondo. Dovemmo sostenere le spese del viaggio e ci fu
assegnata un’imbarcazione che non era stata più usata dalle
Olimpiadi del ‘76, fummo ospitati in un hotel che non aveva
accesso per le sedie a rotelle, separati dal resto della
squadra e sentivo che noi non appartenevamo all’arena del
mondo. Percorremmo su e giù varie volte il campo di gara,
chi sulle sedie a rotelle, chi a piedi guidati dai bastoni
ma quando tornammo a casa con un bronzo vinto nel quattro e
un oro vinto nel doppio fummo in grado di mutare il corso
dell’adaptive rowing negli USA. Ogni anno a partire dal
2002, il numero di atleti e di nazioni partecipanti e il
livello delle competizioni sono aumentati. Ad Eton ai
Campionati del Mondo dello scorso anno hanno partecipato 24
nazioni e tutte le specialità hanno avuto batterie,
ripescaggi e finali.
Nel Maggio del 2005 il canottaggio è stato ufficialmente
riconosciuto come sport Paralimpico e sarà incluso per la
prima volta nei Giochi Paralimpici di Pechino 2008. Per
poter avere l’opportunità che il canottaggio fosse incluso
nei Giochi gli organizzatori optarono per un piccolo numero
di specialità così che le possibilità che questo sport fosse
accettato fossero maggiori. Al termine furono stabilite tre
categorie di classificazione in base a come uno atleta rema:
- Atleti che fanno uso di gambe, busto e braccia
(LTAMX4+), per esempio chi è cieco o gareggia con una
protesi alla gamba può gareggiare in quattro con.
Dell’equipaggio devono far parte almeno due donne e le
disabilità devono essere miste.
- La seconda classificazione riguarda gli atleti che
possono far uso del tronco e delle braccia (TA2x) e
solitamente remano in doppio.
- Gli atleti che possono far uso soltanto delle
braccia (AM1x e AW1x) gareggiano in singolo. Hanno gare
separate, maschili e femminili.
Poiché siamo atleti che proveniamo da tutta la nazione,
ci alleniamo duramente e condividiamo l’esperienza comune di
essere portatori di un handicap. Come gli atleti che
gareggiano nella squadra nazionale, dobbiamo affrontare le
selezioni e lavorare duramente per formare una squadra
competitiva. Quando ci ritroviamo per preparare un
Campionato del Mondo condividiamo le nostre disabilità nei
loro generi sulla stessa barca. Come donne, siamo
solitamente più basse degli uomini e dobbiamo imparare ad
adattarci a loro perché la barca si muova in maniera
efficace. Come atleti che hanno diverse disabilità abbiamo
barche con modifiche per bilanciarle per coloro che hanno
perso un arto o hanno delle protesi.
Per il resto dell’anno, quando mi alleno lontano dal
resto della squadra adptive, mi alleno con il programma
delle donne del Marin Advanced Master in California. Sono
l’unica atleta cieca dei 350 membri del club. La squadra
femminile fa a turno per guidarmi in una corsa di 30 miglia,
quattro giorni a settimana, mi vengono a prendere e mi
guidano nel rimessaggio imbarcazioni in modo che io possa
uscire in acqua con la squadra alle 5,30 del mattino. Non mi
trattano in modo diverso rispetto alle altre atlete; sono un
membro della squadra a tutti gli effetti, gareggio agli
stessi livelli e ho le loro stesse aspettative.
Il canottaggio è stata una metafora per interdipendenza e
mi aspetto che mi permetta di condurre una vita completa.
Sono in debito con la mia famiglia, gli amici, i compagni dl
canottaggio e il mio attuale cane guida Hedda che,
facilitandomi le cose, hanno permesso che i miei sogni si
avverassero.
Quando feci parte per la prima volta di quella squadra che
si recò a Siviglia nel 2002 mi posi un obiettivo a lungo
termine: avrei fatto parte della prima squadra che si
sarebbe recata ai Giochi Paralimpici di Pechino in
rappresentanza della squadra degli USA. Cinque anni fa mi
sembrava un tempo lontano ma ora mancano solo 18 mesi.
NOTE DELL’AUTORE
Aerial Gilbert vive nella California del nord, Stati Uniti,
e prende parte regolarmente alle gare di canottaggio nei
veri stati degli USA. Aerial attualmente promuove l’indoor
rowing per i ciechi che è diventata gara ufficiale
all’edizione di questo anno delle Olimpiadi Junior per
ciechi. Aerial è una recluta dello Jewish Sport Hall of Fame
(2004)
FONTE: FISA
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