PIEDILUCO NEWS, AZZURRI DA URLO

di Enrico Tonali

ROMA, 29 luglio - Tutto era in fasce; non soltanto quel Campionato del Mondo Juniores nato nel 1970 sul lago greco di Ioannina – un vecchio possedimento turco in cui ci si ricordava ancora delle truppe italiane giunte, nell’ultimo conflitto mondiale, a cavallo, scendendo lungo l’Adriatico – ma l’idea stessa del canottaggio fatto da adolescenti imberbi e non da pezzi di marcantonio con le mani grandi come palanche, e pure quel chiodo fisso degli allenatori di nuova generazione di caricare quei baby-vogatori non solo di muscoli ma anche di entusiasmo, come se tirare il remo non fosse una questione di braccia e gambe, ma di testa. Nel cuore e dintorni credeva molto invece un giovane maestro di sport ligure, Giuseppe de Capua (nella foto a lato), coordinatore degli azzurrini ai Mondiali 1973 di Nottingham, in Gran Bretagna: in quell’edizione nella culla del remo moderno l’Italia non presentava una squadra con grandi talenti, ma forse in qualcosa in più si poteva sperare se i ragazzi fossero andati in gara con gli occhi lucidi di amor di Patria. La sera avanti le prime eliminatorie, mentre si stavano per distribuire le maglie azzurre, Beppe de Capua ed il dirigente al seguito Gigi Bonati confabularono a lungo sull’”urlo di battaglia” che avrebbe dovuto accompagnare la consegna della divisa da gara: accantonato quel fastidioso hip-hip-hurrà “very college”, fu bocciato pure l’eja-eja-alalà, d’annunziano ma troppo compromesso con il deprecato ventennio. La soluzione fu trovata da de Capua con il triplice richiamo “Azzurri!” lanciato dal capitano, al quale la squadra risponde con un crescendo “Italia!”, fino alle tre volte conclusive.

Gli azzurri under 23 ad Hazewinkel durante "l'urlo"Dopo essere risuonato con grinta per oltre un trentennio sotto ogni latitudine - qualche volta più roco, altre meno aggressivo, ma mai domo - l’urlo di battaglia è stato ripetuto nell’ultima prova di Coppa del Mondo a Lucerna quando, a fine giornata, l’attuale d.t. della flotta italiana – lo stesso Beppe De Capua che l’ideò nel 1973 – ha analizzato, in una riunione  con gli atleti, sia le gare già effettuate che quelle successive; nell’occasione i capitani della squadra, Raffaello Leonardo per gli uomini ed Elisabetta Sancassani per le donne, hanno voluto aggiungere il loro saluto personale agli equipaggi. In particolare, la campionessa di Bellagio ha letto un suo augurio che riportiamo integralmente:

Elisabetta Sancassani “Esprimere a parole un qualcosa che sento dentro mi è sempre risultato difficile, tanto più in mezzo a voi dove ho sempre pensato che il mio ruolo non fosse quello di oratrice ma più semplicemente quello di spettatrice che dalle vostre esperienze cerca di trarre insegnamento. Preferisco carta e penna ed è con questi mezzi che mi rivolgo a voi. Sarò breve, comunque.

Innanzitutto fin dall’inizio avrei dovuto ringraziarvi della nomina di capitana che è per me un onore, e di quanto sia orgogliosa di rappresentare insieme a voi il mio Paese. Domani si apriranno le danze di una nuova avventura che ci porterà, spero tutti quanti noi, il più vicino possibile ai nostri sogni. Il cammino, certo, non sarà sempre in discesa e gi ostacoli non mancheranno, ma auguro a me stessa e a tutti quanti voi di trarre -  da tutto ciò che vivremo – il lato positivo e farne tesoro, ricordandomi e ricordandovi che il potere non sta nella cosa in sé, ma nel potere della mente che crede nel potere della cosa.

In bocca al lupo, ragazze e ragazzi!” 

 

LE VOCI DI DENTRO
 

  • CLAUDIO ROMAGNOLI Per CLAUDIO ROMAGNOLI fiamme ed acqua, feroci nemici fra loro, sono le facce di una stessa medaglia, risvolti di lavoro e di soddisfazione che – come per tutti coloro impegnati a fondo nello sport – hanno confini tanto labili da essere quasi inesistenti. Nella caserma dei Vigili del Fuoco in cui è caporeparto – la Siboni di Cremona – il remo ma soprattutto la pagaia sono di casa da decenni, con tanti campioni (uno per tutti l’azzurro Pedroni) che vi hanno militato, tra un allenamento e l’altro sul Po. Classe 1956, Romagnoli opera tra i migliori azzurrini italiani dal 1993 ed è stato confermato – dal Direttore Tecnico federale Beppe de Capua – allenatore nazionale Juniores, la categoria che dopo gli Assoluti vanta i più longevi Campionati del Mondo (la prima volta si tennero nel 1970) e la cui edizione 2006 si disputerà in Olanda la prima settimana di agosto. “Quella che gareggerà fra pochi giorni ad Amsterdam è una buona squadra con all’interno alcuni giovani equipaggi ma anche elementi (come i fiorentini Francesco Fossi e Camilla España, o il ravennate Bruno Rosetti) che correranno il loro terzo Mundialito. Non conosco il campo di regata, il Bosbaan, ho sentito però dire che è ventoso; speriamo che gli spifferi siano uguali su tutte le corsie. Comunque – a parte l’incidenza dei fattori esterni, a volte eccezionale come fu ad Atene nel 2003 – ritengo che, per noi, sia importante nei Mondiali Juniores la continuità di rendimento, anno dopo anno. Se ciò avviene vuol dire che le Società italiane stanno lavorando bene”.
     
  • LUCA MONCADALUCA MONCADA, palermitano ventottenne con l’hobby di collezionare medaglie d’oro mondiali nel quadruplo pesi leggeri, “the Channel” (la Manica) non l’ha mai attraversata ed ora l’idea di volare ad Eton per gareggiare nel cuore della Nazione che ha tenuto a battesimo il canottaggio moderno lo sfruguglia particolarmente: “Ai nostri livelli è chiaro che si va in acqua solo per vincere, ma accantoniamo -  per un attimo - il successo in un angolo. Un po’ per scaramanzia. Poi perché a Lucerna, pur giungendo primi, abbiamo avuto la Germania alle calcagna, mancavano Belgio e Canada che furono con noi sul podio di Gifu 2005, e in Inghilterra chissà quanti altri avversari troveremo. Ed anche per il fatto che sbarcare nella terra di Albione e vincere è riuscito veramente a pochi, forse l’ultimo fu Giulio Cesare. Così come mi sembra presuntuoso pensare che la Danimarca – che nei pesi leggeri gioca a tutto campo – non si affacci nel quadruplo perché ci siamo noi italiani a far piazza pulita”.  Ma fra tante soddisfazioni, un piccolo cruccio proprio non c’è? “Eccome: il non andare alle Olimpiadi. Quanto ci brucia, bisognerebbe convincere il CIO ad allargare la partecipazione. In gara soffriamo tutti, perché noi dobbiamo stare fuori dai Giochi?”.

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