OTTO HUDSON, FUMO DI LONDON

di Enrico Tonali

L'otto azzurro a Lucerna con il nuovo scafo HudsonROMA, 29 luglio - Gli abitanti sono gli stessi, una decina di milioni; la differenza è che la regione dell’Ontario è grande 40 volte la Lombardia. La terza città di questa sterminata provincia canadese è London (Londra), che un gruppo di emigranti, nostalgici sudditi di Sua Maestà Britannica, fondò nel 1700 sulle rive di un fiume il quale – a rafforzare l’illusione di trovarsi nell’amata e lontana madrepatria – venne ribattezzato Tamigi. E’ qui che ci sono i Cantieri Hudson (l’Ontario si affaccia sulla Baia di Hudson) da dove proviene l’imbarcazione con la quale l’otto azzurro affronterà i Campionati del Mondo Assoluti di Eton. “E’ lo stesso scafo adoperato a Lucerna”, spiega Beppe de Capua (foto a sinistra), il responsabile tecnico della flotta azzurra che per questa specialità si avvale dell’opera di Silvano Venier (foto sotto a destra), classe 1951, già componente dell’ammiraglia italiana quando questa conquistò l’argento mondiale nel 1985 “e l’abbiamo - anche per i Mondiali in Gran Bretagna - preferito al modello tedesco Empacher: per le caratteristiche della nostra formazione, l’Hudson è risultato leggermente più veloce. Va tenuto infatti presente che due importanti fattori Silvano Venier dell’attuale equipaggio – peso e tecnica di voga – incidono sulla portanza della carena della barca e sulla resistenza d’attrito in acqua”.

Per quanto riguarda lo scafo messo a disposizione del Centro Nazionale dal Cantiere Filippi, questi ha evidenziato dei problemi di posizionamento degli atleti nei posti voga, dovuti alla ridotta distanza (“4 centimetri in meno ogni posto”, ha precisato Venier) fra uno e l’altro. “Un peccato l’aver dovuto momentaneamente accantonare la barca di costruzione italiana, la quale peraltro ha un’ottima forma di carena - sottolinea De Capua -. Sicuramente una valida programmazione collaborativa fra il Centro Nazionale  ed il Cantiere Filippi ci porterà in futuro a risolvere l’inconveniente nonché a sviluppare altri aspetti di interesse comune, e non solo dell’otto”.

Gaetano IannuzziUn giudizio decisamente positivo sull’Hudson lo esprime Gaetano Iannuzzi (foto a lato), il timoniere che da 16 anni guida le lunghe barche azzurre sui campi di gara di tutto il mondo: “A bordo ci troviamo bene, lo scafo ci piace, risponde bene alle sollecitazioni. Personalmente lo sento più sensibile degli altri tipi, sicuramente ogni variazione di ritmo – come l’aumento del numero dei colpi - la traduce subito in cambi di marcia”.  Venier invece ricorda come anche vent’anni fa ci fu – per l’otto che in Belgio aveva vinto l’argento mondiale – un cambio di scafo: dall’Empacher di Hazewinkel 1985 (secondo) e Nottingham 1986 (quarto) si passò nel 1987 a Copenaghen al “made in Italy”, un Filippi, per riconquistare – col terzo posto – il podio iridato.

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