UN RUSSO ALLA CORTE DEL GRAN KHAN

ETON, 24 agosto - Anni prima, lui e suo fratello Matteo, avevano venduto tutte le loro proprietà sulla terraferma, acquistato gioielli ed erano partiti per l’Oriente. Al rientro a Venezia, Niccolò Polo vide per la prima volta suo figlio Marco, uno sveglio ragazzotto quindicenne con il quale – organizzato un nuovo viaggio – partì per il paese del Gran Khan nel 1271.
Esattamente sette secoli dopo, a Vilnius - oggi capitale della Lituania ma allora città sovietica – un robusto ex-vogatore dagli occhi chiari, il venticinquenne Igor Grinko, iniziava la carriera di allenatore di canottaggio. La sua bravura superò presto i confini e - nonostante si ponessero tutte le attenzioni perché le flotte “falce e martello” fraternizzassero il meno possibile con l’Occidente consumista e le squadre inviate all’estero fossero infarcite di commissari politici – il  capitalismo americano mise gli occhi sul tecnico lituano che alla fine degli Anni Ottanta si spostò, con cronometro e famiglia, oltre Atlantico. Quando nel 2002 la Federazione del remo “
stars and stripes” gli propose di passare da “national sculler trainer” ad “head coach” del team USA, Grinko poteva esibire un curriculum di allenatore ricco di 29 medaglie conquistate dai suoi equipaggi (prima sovietici e poi americani) in Giochi Olimpici e Campionati del Mondo, delle quali ben 11 d’oro. La stagione successiva le novità non mancarono al buon Igor, che intanto si era definitivamente stabilito ad Augusta, in Georgia, 300 mila anime con pochi vanti (vi nacque George Walton che a 35 anni fu il più giovane firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza) ma tanti bei club tra cui uno di tennis (l’hobby preferito di Grinko) con pure un buon centro di canottaggio. Nel 2003 il trainer lituano intanto rimise in sesto un maturo sculler dell’Estonia, il trentottenne Juri Jaanson, che dopo aver vinto il titolo mondiale (per l’URSS) nel 1990 in Tasmania aveva avuto poi una carriera altalenante, più verso il basso che l’alto: nel 2004 ai Giochi di Atene ed alla soglia dei quarant’anni, Juri stupì tutti conquistando l’argento olimpico nel singolo.
In quello stesso anno caratterizzato dalla grande manifestazione a cinque cerchi, il Ministero dello Sport della Repubblica Popolare Cinese aprì ufficialmente la caccia al coach, all’allenatore che avrebbe dovuto preparare le barche dell’ex-Celeste Impero per le competizioni remiere di Pechino 2008. Infine, alla corte del Gran Khan, è giunto – come il giovane Polo oltre settecento anni fa – il lituano dagli occhi chiari ed i risultati, già ai Mondiali britannici di Eton, si sono fatti vedere. Nelle eliminatorie del quadruplo donne pesi leggeri, la formazione cinese - nella foto in alto di Mimmo Perna © - (che comprende la quindicenne Fan Xuefei, in assoluto il più giovane concorrente ai remi delle gare iridate 2006) ha centrato il nuovo record mondiale, 6’29”24, trentuno centesimi sotto a quanto fatto segnare dalle australiane nel Campionato del Mondo 2002 di Siviglia.


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