ALAN CAMPBELL LO SCULLER GENTILUOMO

Alan CampbellETON, 22 agosto - C’è un aneddoto raccontato dal Direttore tecnico della Nazionale britannica che dice più o meno così: al ritorno in hotel dopo aver disputato la semifinale nella quale Campbell aveva rischiato l’eliminazione, lui tranquillo e beato sorrideva tra sé e sé. Alla domanda: “Perché stai sorridendo?” lui semplicemente ha risposto: “Perché conosco il mio futuro”.
A molti questa potrebbe sembrare presunzione ma in realtà chi lo conosce bene dice di lui che vede la vita sempre in positivo e questa è una sua caratteristica che unita alla sua forza ne creano un personaggio che sta affascinando il mondo remiero di Sua Maestà. La ventitreenne rilevazione di questa stagione, primo singolista britannico a vincere la Coppa del mondo, non nega di aver pianificato una medaglia a questi Mondiali sul lago di casa di Dorney che dovrebbe - sempre secondo lui - portarlo alla sicura medaglia d’oro a Pechino. La sua ambizione è senza limiti. Parlando con lui la cosa che per prima salta agli occhi è la sua calma e il suo ottimismo oltre alla consapevolezza dei suoi mezzi.
Persino il “colosso” del canottaggio mondiale Sir Steve Redgrave, cinque medaglie d’oro olimpiche, che descrive il singolo come “la barca dove non ci si può nascondere”, parla del giovane Campbell con fiducia e ammirazione. “Possiede un temperamento geniale”, dice del giovane Alan.
La Gran Bretagna non vince una medaglia d’oro olimpica in singolo dai tempi di Jack Beresford che vi riuscì nel lontano 1924 in occasione dei Giochi Olimpici di Parigi. Secondo il Sir del canottaggio l’impresa sembra alla sua portata e non nasconde come negli anni settanta lui non fosse stato incoraggiato a perseguire in questa disciplina sebbene, come qualcuno ricorda, avesse vinto in singolo i Giochi del Commonwealth.
“La maturità di uno sculler si ha solitamente tra i 26 e i 30 anni ma Campbell dimostra una maturità e una determinazione mai viste, se paragonate alla sua giovane età. Ama così tanto remare che sembra non percepire affatto lo stress dello sforzo”, dice di lui Bill Barry suo allenatore e mentore. Barry, lo ricordiamo, è stato medaglia d’argento olimpica in quattro senza alle Olimpiadi del 1964. “Chiunque dica che il suo alter ego è esagerato, si sbaglia. La sua è una disciplina dura che necessita di grande determinazione. La prima volta che lo incontrai gli chiesi quale fosse la sua aspirazione e lui semplicemente rispose: Voglio diventare campione olimpico”.
L’altra aspirazione di Alan era di diventare un ufficiale dell’esercito britannico e forse ora sarebbe stato in Iraq o Afghanistan a prestare servizio. Tra i suoi ricordi più cari ci sono gli allenamenti e poi la gara sostenuti a bordo dell’8 dell’esercito in occasione della Head of River nel marzo del 2002.
Alan CampbellParlando della sua disciplina Campbell dice: “La gente è convinta che sia una barca per persone solitarie e che sia frustrante allenarsi giorno dopo giorno da solo. Se le cose non vanno bene non c’è nessuno a cui dare la colpa e nessuno in barca con te a darti una spinta, una motivazione. D’altro lato se le cose vanno bene so che sono l’unico artefice di quel successo”. E aggiunge: “Non lo faccio per fama o per soldi. Non c’è cifra che possa ripagare i sacrifici e gli sforzi che facciamo. Amo lo sport e voglio diventarne ambasciatore. Sono convinto che quello che io e Matthew Wells con Sthephen Rowbotham stiamo facendo cambierà il modo in cui i britannici guardano la remata di coppia. Vogliamo sviluppare questo interesse ed è nostro desiderio che i bambini si appassionino sempre più”.
Intanto però il nuovo “eroe” non ha brillato nel suo esordio ai Campionati di casa, sembra dovuto ad un fastidioso raffreddore che lo tormenta da una settimana. Lui non sembra essere preoccupato e dopo la gara disputata nelle batterie se ne è tornato in albergo a riposare. Per fortuna il sistema gli dà un'altra possibilità: quella dei recuperi in programma oggi.

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