MADEMOISELLE CHAMPAGNE

il doppio francese di Macquet e HardyETON, 20 agosto - Per Napoleone ogni anno era un incubo. Quando cominciavano i Mondiali del remo, il vecchio imperatore cominciava ad agitarsi nella sua estrema e monumentale dimora di porfido rosso agli Invalides a Parigi: e che diamine, quei canottieri francesi vincessero mai niente, tutte le volte era una Trafalgar o una Waterloo, con i soliti birbanti di Nelson e Wellington a ridacchiare pure sui campi di regata.

“Nel 1990 a Lake Barrington, in Tasmania, toccammo il fondo”, ricorda Marc Ventouillac, quarantaseienne giornalista de “L’Equipe” che proprio nell’occasione iniziò la sua collaborazione alla prestigiosa testata transalpina “con solo due nostri vogatori finalisti in quell’edizione dei Campionati del Mondo nel Continente Oceanico”. Fu però sulle rive dello spettacolare bacino australiano che l’allora gran capo del remo francese, il presidente Denis Masseglia, avvicinò – proponendogli un vantaggioso contratto - il prof. Eberhard Mund che era lì quale allenatore capo della nazionale femminile della Germania Est, valchirie schiacciavversarie vincitrici di metà dei titoli iridati ma ormai destinate a riaccorparsi con le più miti connazionali della Germania Ovest.

Con l’arrivo di Mund a Parigi il canottaggio “galletto” – al cui vertice organizzativo era il francese Yannick Le Saux – ebbe un’impennata impressionante: nel 1991 piazzò cinque vogatori in finale, aumentati a sei l’edizione successiva e con la conquista poi – nell’anno postolimpico 1993 – addirittura di tre medaglie d’oro. Passata dal ruolo di cenerentola a quello di principessa internazionale, la flotta dai remi biancorossiblù non ha più cessato di raccogliere successi, fino all’eclatante vittoria del doppio ai Giochi Olimpici 2004 di Atene quando tra quelli che subirono il finale travolgente di Adrien Hardy (che è in gara pure in questi Mondiali britannici) e Jean Baptiste Macquet ci furono gli italiani Sartori e Galtarossa, terminati al terzo posto.

Dal 2005 il canottaggio francese è in mano a Pascal Berrest, un quadrato tecnico di Nantes di 45 anni (fra tre giorni, auguri monsieur!) che per Eton ha rispolverato un vecchio sogno dei transalpini, l’otto femminile: “L’ultima volta che una nostra ammiraglia rosa era scesa in acque mondiali fu nel 1991 sul Danubio a Vienna”, sorride Berrest che è succeduto sia a Le Saux che a Mund (rientrato in patria) “Ma per ora l’obiettivo è solo quello di partecipare, senza altre velleità che una buona figura”. La lunga barca - guidata da una bella ventenne di Aiguebelette, Elodie Rubaud - sarà in gara domani nelle eliminatorie (contro le matrioske di Russia, Ucraina, Cina, Stati Uniti e Bielorussia) con al timone una stilista delle maisons parigine, Mélanie Lelière, trentenne esperta di tessuti e bottoni che da un anno opera in Rue de la Belle Etoile per la “SYM”, una casa di mode italo-francese del gruppo Miroglio di Alba. Mélanie scaccia, ridendo con le compagne dell’equipaggio, le ansie della vigilia: “Ho iniziato nell’89 come vogatrice a Reims, dove sono nata tra i vitigni dello Champagne. Per finire ad urlare il tempo nell’acqua della Senna”.


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