Casa Rowing Italia, un nuovo modo di vivere il canottaggio


VARESE, 26 luglio 2014 - La dott.ssa Michaela Fantoni segue ormai da anni gli atleti di vertice della squadra nazionale di canottaggio. E’ una persona attenta alle esigenze dei nostri ragazzi e svolge il suo compito di psicoterapeuta con la professionalità che si richiede in modo particolare nelle situazioni di stress di cui è costellata l’esistenza di un agonista. Nella sua Varese ci accoglie con la cortesia di chi è abituata a gestire i contatti umani, ma nel momento in cui risponde al cronista non può far a meno di presentare il particolare ambiente che nei giorni del campionato mondiale Under 23 accoglie atleti e addetti ai lavori con la stessa attenzione. Non c’è dubbio che lo spazio di “Casa Rowing Italia” è davvero molto particolare, cerchiamo di capire perché: “E’ particolare perché innanzitutto, mi si perdoni il gioco di parole, è particolarmente accogliente e gradevole da tanti punti di vista. In questo momento, infatti stiamo godendo sia del panorama che del contesto che abbiamo intorno in completo relax. Tutto è molto carino perché siamo di fronte a qualche atleta, siamo di fianco ad un paio di famiglie: siamo proprio nella casa del canottaggio”.

E’ certamente un ambiente che presenta una sua specifica identità, questo favorisce la diffusione del canottaggio? “Sicuramente favorisce un discorso di trasmissione di passione e di cultura, mi verrebbe da dire di dialogo in cui si parla tutti lo stesso linguaggio e si trasmettono determinati valori e principi forti. E’ casa aperta a tutti, sicuramente anche il neofita che arriva viene attratto da questo ambiente particolarmente piacevole e dove si respira l’idea della passione, dell’entusiasmo, del percorso che questi atleti fanno. Quindi mi viene da rispondere affermativamente, Casa Rowing Italia è una risorsa aggiuntiva, oltre alla tribuna c’è un altro spazio dove andare a vivere il canottaggio”. Ma la tua presenza a Casa Rowing Italia è legata anche al ruolo che svolge nell’ambito della Federazione Canottaggio.

Quale l’obiettivo principale con gli atleti? “L’obiettivo che tutti ricerchiamo è prepararli alla miglior performance e a raggiungere i loro traguardi. Può sembrare paradossale, ma il mio scopo è quello di favorire i loro intenti. Non solo quelli personali, ma anche dei loro tecnici, della Federazione Italiana Canottaggio e di tutti coloro che stanno investendo in questo sport. Il ruolo che gli psicologi dello sport sono chiamati ad avere è di tipo supportivo, anche se va oltre il sostegno, ed entri proprio nell’ambito della loro vita e della loro preparazione relativamente al contesto gara e prestazione. Mi piace pensare che lo psicologo sia una risorsa in più. Penso che siamo tutti d’accordo nel sostenere che dietro una vittoria ci sia un grande allenamento, una grande preparazione del corpo, sia di tipo tecnico che tattico, ma anche una grande preparazione mentale”.

Quanto l’opera dello psicologo dello sport migliora la prestazione sportiva? “Mi piacerebbe dire tantissimo. Sicuramente non può essere l’opera dello psicologo dello sport considerata come l’unica parte in gioco. La performance è un insieme di tante cose, di tante condivisioni. Il terapeuta può aiutare nel momento in cui c’è una buona relazione con l’atleta, un buon confronto con il tecnico, in generale una buona comunione di intenti in cui ognuno ha il suo ruolo e fa la sua parte. E’ un grande puzzle in cui ognuno ha il suo tassello e il suo ruolo importante”.


  

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