Claudio Salvagni dal canottaggio alla vita forense e alla ribalta delle
 cronache giudiziarie


ROMA, 28 giugno 2014 - Alcune volte il canottaggio, in maniera indiretta, si incrocia con la cronaca e la vita di tutti i giorni grazie a canottieri/personaggi che compiono azioni coraggiose – salvataggi e rapine sventate – oppure all’attività professionale che li porta alla ribalta dell’opinione pubblica. Questa volta parliamo dell’Avvocato Claudio Salvagni salito all’attenzione delle cronache poiché la famiglia di Massimo Bossetti, il presunto omicida di Yara Gambirasio, lo ha nominato legale di fiducia per seguire la vicenda insieme all’Avvocato Silvia Gazzetti. Fin qui la professione che svolge dagli anni ’90 dopo aver conseguito la Laurea in Giurisprudenza ed aver svolto un periodo, come atleta di canottaggio, tra le fila delle Fiamme Gialle. Un professionista cinquantenne, rimasto sempre legato all’ambiente remiero e gialloverde, che al telefono dice: “…ho il canottaggio nel DNA – tanto per rimanere in tema, ndr – e sono molto legato al mondo del remo e poi il canottaggio mi consente di attenuare lo stress accumulato in questi giorni molto intensi”.

Fin qui il Salvagni professionista – che in queste colonne ci limitiamo a trattare molto marginalmente per la delicatezza della vicenda, che non riguarda il canottaggio, e parlarne ulteriormente potrebbe diventare stucchevole -, mentre ci piace ricordare chi è il Claudio Salvagni prima come atleta, poi come dirigente e infine come master. Claudio ha iniziato a “muovere i primi remi” tra le fila della SC Lario e, dopo essersi messo in luce all’inizio degli anni ’80, appena iscritto all’Università, viene notato da Gilberto Moretti (che nel frattempo aveva preso il posto di Vittorio Catavéro, prima, e Kris Korzeniowski, dopo) allora tecnico delle Fiamme Gialle, che lo invita a entrare nella squadra Fiamme Gialle. Con i colori gialloverdi Claudio Salvagni, nel 1984, partecipa alla Coppa Europa “Match des Seniores” di Copenaghen (Danimarca) – gli attuali mondiali under 23 diventati prima Coppa delle Nazioni - e in quattro con, insieme a Luciano Capuano (il papà di Ivan l’azzurrino del CN Posillipo 4° in due senza agli Europei di Hazewinkel), Antonio Buonporto, Cosimo Di Giorgio e al timoniere Paolo Trisciani, vince la medaglia d’argento.

Sempre nell’anno delle Olimpiadi di Los Angeles 1984, Claudio Salvagni partecipa al Campionato del Mondo Universitario di Milano e conquista l’oro nel quattro con metri 2000 e l’argento, sempre nella stessa specialità, nella distanza dei 500 metri. Sempre lo stesso anno, durante i campionati italiani senior B – gli attuali under 23 –, nel quattro con, prima, e nel quattro senza, dopo, vince due titoli italiani e, sempre con Capuano, Buonporto, Di Giorgio, conquista anche quello assoluto. Al termine della stagione lascia la squadra dei finanzieri per completare gli studi giuridici divenendo penalista. Come Dirigente sportivo ha ricoperto, negli anni, il ruolo di Consigliere, Tesoriere e Direttore Sportivo della SC Lario, mentre come master si è dilettato, e lo fa tuttora, in regate di canottaggio olimpico e di coastal rowing. Insomma un uomo che, seppur impegnato con il suo Studio legale, non disdegna la possibilità di rigenerare corpo e spirito tra i flutti del mare o nelle acque più tranquille del lago di Como. Canottaggio.org, e gli amici del remo, gli augurano un in bocca al lupo per il suo lavoro e, a prescindere dalle convinzioni personalistiche, per far trionfare comunque la verità sia in questa vicenda che in tutti i casi in cui sarà impegnato nella sua vita professionale.


Nelle immagini: Claudio Salvagni (foto bergamo.corriere.it);  Claudio Salvagni al secondo carrello del quattro di coppia coastal al Raid Marseille - Cassis 2008 (foto coulissephoto.com); Gli avvocati di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti (foto bergamo.corriere.it)

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