ROMA,
25 febbraio 2013
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Il triestino Maurizio
Ustolin, 57 anni, insegnante di educazione fisica, tecnico di III
livello alla Ginnastica Triestina, è stato riconfermato, nel segno della
continuità, assieme alla sua squadra e per acclamazione, Presidente
dell’Associazione Nazionale Allenatori Canottaggio, per il
quadriennio 2013/2016.
E’ un traguardo importante, che cammina di pari passo con il nuovo corso
federale che vede Abbagnale Presidente e La Mura Direttore Tecnico. Un
plebiscito, quindi, per Ustolin il quale, subito dopo la riconferma,
racconta a canottaggio.org come è nata la sua passione per "il
megafono": "Ho vissuto i tempi bui degli anni ’70 da atleta, quando
andare in finale ad un mondiale era un’impresa titanica, con la volontà
di un riscatto nei panni di allenatore, ed in questa veste sono nato
tecnico di squadra nazionale dapprima con Thor Nilsen, Theo Korner e poi
con Giuseppe La Mura, dedicandomi in particolare al settore femminile
del quale fui per una decina d’anni il responsabile".
Maurizio in che modo, smesso i panni di agonista, ti sei avvicinato al
mondo degli allenatori? "La mia svolta nacque dal Corso di
Specializzazione in Teoria e Pratica del Canottaggio - quello
pomposamente chiamato Super Corso - per insegnanti di educazione fisica
voluto da Paolo d’Aloja nei primi anni ’80, che, dopo la mia parentesi
torinese (nella quale vogai per il Fiat e conseguii il diploma Isef), mi
vide per due anni alla Scuola dello Sport di Roma assieme ad altri 9
corsisti tra i quali Gianni Postiglione e Teresa di Sauro (il primo
oggi, dopo la felice parentesi greca, direttore tecnico del Brasile),
Bruno Lantero e Dario Naccari, collaboratore oggi degli under 23 il
primo, capo settore degli adaptive il secondo".
Sei
stato riconfermato Presidente dell'Associazione Nazionale Allenatori di
Canottaggio, ed è indubbio che la tua presidenza ha dato una scossa
all'Associazione, ci puoi raccontare a grandi linee come ci sei
riuscito? "L’ANAC in questi primi 4 anni del mio mandato ha dato un
deciso colpo di timone, rendendosi costruttiva e propositiva,
rafforzando la sua credibilità verso i suoi associati che oggi sono
oltre 200. Un popolo di tecnici di canottaggio che oggi, visti gli
importanti passi fatti dall’Associazione, guarda a questa come
un’importante riferimento, e la cosa rende me ed il mio consiglio
orgogliosi e rappresenta la motivazione per andare avanti e fare sempre
meglio".
Ora hai di fronte un nuovo quadriennio, con nuove sfide e con la stessa
squadra dello scorso quadriennio, quali sono i primi passi che farai
all'inizio del nuovo mandato? “Squadra che vince non si cambia. E'
questo un assurto calcistico che voglio fare mio per il direttivo dell’ANAC.
All’esperienza, condita dai buoni risultati di questo quadriennio vanno
ad aggiungersi le tre presenze preziose di due giovani (Andrea Messina e
Gabriele Braghiroli) e l’esperienza di uno dei migliori allenatori
italiani di queste stagioni: Luigi de Lucia. Abbiamo in cantiere delle
iniziative molto interessanti che si stanno sviluppando grazie anche
alla presenza di Mimmo Perna in consiglio federale, in quota tecnici, un
autentico volano per l’economia e lo sviluppo dell’ANAC. Ma soprattutto
si parla, si discute, si propone. Gli allenatori italiani escono allo
scoperto e vogliono contare nel canottaggio che conta. I giovani mi
avvicinano, chiedono e suggeriscono ed è nostro dovere starli ad
ascoltare e fare tesoro delle loro idee, perché è anche questo uno dei
nostri compiti".
Ci
puoi dare una tua considerazione sulla Conferenza Nazionale Allenatori?
"In merito alla Conferenza Tecnica Nazionale da poco conclusa dico
subito che essa era stata richiesta dall’ANAC a gran voce anche l’anno
scorso, ma la risposta che avevo personalmente ottenuto era stata che
non c’erano fondi a sufficienza, e quando io ribadii che gli allenatori
sarebbero stati disposti a pagare di tasca propria, si mise in dubbio il
mio suggerimento e non si fece niente. Io invece avevo il polso della
base e ricevevo da più parti pressioni per proporre una Conferenza che
mancava agli allenatori da troppo tempo. Perché l’allenatore
intelligente sa che l’aggiornamento rappresenta un diritto e non un
dovere, e gli oltre 250 tecnici presenti a Terni, giunti nel capoluogo
umbro sabato e domenica a proprie spese, ne sono una conferma.
L’attenzione poi che aleggiava in queste due giornate all’Hotel
Michelangelo, è dimostrazione della 'sete di sapere' dei giovani come
dei più maturi allenatori italiani di canottaggio che non erano presenti
solo per i 4 crediti formativi, ma per imparare. E noi abbiamo imparato
da tutto quello che abbiamo sentito. Ognuno di noi si è ritrovato nelle
parole di La Mura ed ha fatto tesoro delle esperienze dei colleghi che
hanno relazionato domenica mattina, confortati da un Presidente che
girava in sala a raccogliere gli umori dei partecipanti".
Maurizio nel ringraziarti per la cortesia e per concludere questo
dialogo, hai ascoltato l'intervento del Segretario Generale del CONI,
puoi darci una tua valutazione su quello che hai sentito? "L’intervento
del Segretario Generale del CONI, Fabriccini, ci ha lasciato tutti con
il dolce in bocca. Un uomo di campo e quando ha affermato con enfasi
<<io non voglio stare dietro ad una pesante scrivania ma stare tra gli
atleti ed i tecnici>> ed ha promesso di essere tra di noi, anche a
Piediluco che conosce molto bene come campo di gara, lo abbiamo sentito
uno di noi, parte del Gruppo. Un alto dirigente del massimo organismo
sportivo nazionale che ha affermato che il canottaggio (nella persona
del Presidente) con lui non ha bisogno di prendere appuntamenti essendo
la porta per il nostro sport sempre aperta. E che dire, quando mi è
stato presentato nella hall del Michelangelo, il fatto che era a
conoscenza dei risultati dell’Assemblea della nostra Associazione, letti
sul web site federale?". Nel salutarci Maurizio Ustolin ci lascia e
dice: "Ora è arrivato il tempo di lasciare spazio a quello che ci
riesce meglio: il lavoro sul campo che deve confermare con i risultati
le nostre teorie. Buon canottaggio a tutti!"