FIRENZE,
15 gennaio 2012 - Sale
sul palco Maurizio Clerici,
componente di quello storico due
senza di stampo biancorosso che alle
Olimpiadi di Melbourne del 1956 si
fermò in semifinale. Ricorda il
compagno Alvaro Banchi, il loro
mentore Bruno Bianchi, e piange. Di
loro restano immagini ingiallite e
un ricordo indelebile. Sale sul
palco Filippo Soffici. Viso e ciuffo
sono quelli di sempre, quelli felici
dell’oro iridato Junior in singolo a
Milano nel 1988 e del bronzo
olimpico sul quattro di coppia a
Barcellona nel 1992. La sua
cavalcata in singolo viene
riproposta per intero sul
maxischermo allestito nel maestoso
Salone de’Cinquecento, in Palazzo
Vecchio, tra l’ammirazione e
l’emozione dei presenti. Maurizio e
Filippo sono insieme sul palco. Si
abbracciano. Sono la storia olimpica
della Società Canottieri “Firenze”,
e questi sono i momenti più
emozionanti della grande festa
allestita dal circolo remiero del
Ponte Vecchio per le premiazioni non
solo del 2011, ma soprattutto della
sua storia, tenutasi sabato 14
gennaio.
La storia di un
club che nel 2011 ha festeggiato 125
anni, e che li ha voluti
ripercorrere alla grande tra
immagini, ricordi e le parole dei
protagonisti di una storia infinita.
Dunque via, con
la voce storica del canottaggio in
Toscana, Franco Morabito, a far da
Caronte nei meandri dei successi
biancorossi, al cospetto di
personalità come il sindaco di
Firenze Matteo Renzi, socio del
circolo per altro, del suo vice
nonché assessore allo sport Dario
Nardella, del presidente della
“Firenze” notaio Massimo Cavallina
Semplici, del presidente del CONI
regionale Paolo Ignesti, di quello
provinciale fiorentino Eugenio Giani
e, in rappresentanza della
Federazione Italiana Canottaggio, il
vicepresidente Stefano Comellini.
La cerimonia non
ha lasciato nulla al caso. Sotto i
riflettori sono passati infatti
tutti, ma proprio tutti coloro che
hanno dato qualcosa alla Canottieri
“Firenze” per rendere ancor più
grande la sua storia. Come i soci
con oltre 50 anni di associazione al
circolo. Come i presidenti del
passato. Come i campioni del mondo.
Come le società gemellate. Come le
grandi glorie, oltre cinquanta
atleti che nel corso degli anni
hanno portato in azzurro i colori
bianco-rossi. Come gli atleti del
dragon boat dominante in Italia e
nel Mondo da dieci anni a questa
parte.
Senza dimenticare
chi purtroppo non poteva essere
presente, come Francesco Fossi, la
stella cresciuta e affermatasi sulle
acque dell’Arno e oggi, da membro
delle Fiamme Gialle, in preparazione
per i Giochi di Londra, sulle orme
di Banchi, Clerici e Soffici. O come
Filippo Giannini, campione del Mondo
Junior nel 1988 (la stessa rassegna
iridata dove Soffici trionfò sul
singolo) a capovoga del quattro
senza; quando il maxischermo mostra
il filmato della gara, i soci della
Canottieri si emozionano ancora come
20 anni fa, quando a 300 metri
dall’arrivo la barca di Filippo era
fuori dal giro delle medaglie, nel
quale poi rientrò con prepotenza
fino all’oro grazie ad un rush
finale epico condotto dall’atleta
fiorentino.
Su tutti poi,
ovviamente, loro, squadra agonistica
e staff tecnico guidato da Luigi De
Lucia, ovvero coloro che oggi
continuano a sudare e faticare per
far sì che il nome della Società
Canottieri “Firenze” sia sempre e
comunque sinonimo di blasone,
tradizione e vittorie.
Come è stato nel
2011: undici titoli italiani, due
atleti oro iridato Junior e uno
bronzo iridato Junior, quattro
atleti campioni d’Europa Junior, il
quarto posto su oltre 190 sodalizi
in Coppa Montù, la classifica a
punti riservata all’attività
agonistica da Senior a Ragazzi, il
secondo su oltre 160 club nel Trofeo
D’Aloja, graduatoria a punti
riservata ai più piccoli, gli
Allievi ed i Cadetti.
Una festa in
grande, come doveva essere. E come
si spera sarà ancora in futuro. 125
anni dopo tutto non sono poi tanti,
se si ha fame di nuovi successi.
Niccolò Bagnoli - Ufficio
Stampa Società Canottieri "Firenze"