Il cuore prima di tutto: ancora a segno l'otto junior maschile

PLOVDIV, 19 agosto 2012 - L'otto Junior maschile sale ancora sulla giostra della felicità. Per il secondo anno di fila, dopo aver sbancato l'olimpica Eton Dorney, l'Italia conquista il titolo mondiale in questa specialità. Quattro di loro al primo successo (Borsini, Lovisolo, Pagani, il capovoga Mansutti), con il supporto dei veterani Lodo, Zileri, Abagnale e Carcano.

"Vinciamo perché gareggiamo sempre con il cuore - dice Pietro Zileri (Can. Firenze) - Abbiamo più affiatamento rispetto agli altri, abbiamo tirato l'uno per l'altro e sudato l'uno per l'altro in raduno e nelle gare. Ringrazio i nostri tecnici Claudio Romagnoli e Lello Polzella per averci ben amalgamato, i miei allenatori societari De Lucia, De Coro e Bagnoli per gli stimoli dati durante queste ultime tre stagioni". Il sogno. "Vorrei andare negli Stati Uniti: studiare e remare allo stesso tempo".

Luca Lovisolo (Cerea Torino) e' d'accordo. "Grande cuore, poi impegno: siamo orgogliosi di appartenere a questo settore ed a questo sport".

Lucida l'analisi di Matteo Lodo (Fiamme Gialle). "Dopo l'anno scorso, qualcuno diceva che era un caso. Abbiamo nuovamente lavorato d'inverno e, soprattutto, in raduno raggiungendo buona velocità a Piediliuco. Siamo sempre migliorati. Ringrazio i miei allenatori Rocco, Franco, Enzo e Nicola che mi seguono alle Fiamme Gialle, poi tutti coloro che hanno creduto in me".

Giovanni Abagnale (CN Stabia) prova ancora i brividi per l'emozione. "Certe cose non si possono descrivere, vanno vissute. Gara splendida, siamo partiti molto forte perché cercavamo subito di dare il meglio di noi stessi e ci siamo riusciti. Sì, sono d'accordo con i miei compagni: alla fine e' stato soprattutto il cuore a fare la differenza. Voglio ringraziare i compagni dell'otto, gli allenatori federali, i miei coach a casa La Padula e Zingone e l'amico Dino Calabrese che mi ha insegnato molte cose".

Capovoga Mansutti (CC Saturnia) ha avuto il delicato compito di sostituire Peppe Vicino. "Esser all'altezza di un grande capovoga mi ha più caricato che pesato: e' stato un grande incentivo. L'anno scorso avevo visto piangere i ragazzi sul podio. Ringrazio coach Spartaco Barbo che mi ha aiutato a non demoralizzarmi dopo la delusione del quattro senza del 2011. Ha avuto molto pazienza con me. La gara? Veramente dura. Buoni primi ottocento metri, poi volevo scender dalla barca da quanto ero dura. Abbiam pensato solo a schiacciare, e' andata bene. Un messaggio a Nicholas Brezzi: ho vinto e ti saluto come volevi".

Da Limite sull'Arno Matteo Borsini (Can. Limite). "E' stata la gara più sofferta della mia vita ma quando gli altri ti attaccano pensi a tutto fuorché mollare. Senti che ti cedono le gambe negli ultimi 500 metri e tu dai tutto. Arrivi e non ti rendi conto di esser campione del mondo: solo alla premiazione, forse, capisci che i tuoi sforzi sono finalizzati alla vittoria".

Elmo Carcano (Can. Moltrasio) la pensa cosi. "Siamo partiti subito davanti, la barca viaggiava un sacco. Dai 1000 le gambe non andavano più, siamo comunque riusciti a volare. Arrivare in vetta e' dura ma lo e' ancor più rimanerci. Dedica ai miei genitori, al mio fratellino Lele. Gli voglio un gran bene. Poi alla mia amica Chiara Fradegrada, sorella di Luca, ragazzo scomparso causa incidente stradale due settimane fa".

Enrico d'Aniello (CN Stabia), il padrone del timone dell'otto azzurro. "La nostra e' una barca molto forte, partita con la convinzione di far bene. Migliorava giorno dopo giorno, assieme ottimo. Io e Zileri abbiamo unito il gruppo e se qualcuno era in difficolta' lo aiutavamo. Ci vuole grande fame per vincere sempre e noi l'abbiamo avuta. Quattro medaglie e due ori: sono al settimo cielo: questo successo lo dedico alla mia famiglia, a Claudio e Lello ed all'allenatore societario La Padula".

"Sono molto felice, e' una grande medaglia per l'Italia - sono le parole di Niccolò Pagani (RCC Tevere Remo) -.  Riuscire a finalizzare gli sforzi di tutto l'anno e' una grande soddisfazione. Sono un po' dispiaciuto per il nostro compagno Mancini che e' sceso dall'otto, ma sono felice per esser potuto salire su questa grande barca. Una dedica a tutti i compagni della Tevere Remo, a Marco e Daniela i miei allenatori ed in particolare a Leonardo Massai".
  

 

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