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Los Angeles 1984: inizia l'era degli
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ROMA,
10 luglio 2012 - Il ventitreesimo anno olimpico bussa alla porta ma trova il mondo sportivo
ancora una volta lacerato. L’Unione Sovietica non ha alcuna intenzione di
dimenticare il boicottaggio che l’Occidente ha messo in atto nel 1980. Nessun
Paese dell’area comunista – esclusa la Romania – si iscrive alle Olimpiadi di
Los Angeles 1984; anzi l’URSS organizzerà nella sua capitale, imperdonabilmente
snobbata quattro anni prima, dei contro-Giochi intitolati all’Amicizia fra i
Popoli.
Il canottaggio italiano nel frattempo apre i mesi olimpici con una partnership
particolare, quella fra remo ed ecologia, una sorta di collaborazione per cui i
canottieri diventano anche sentinelle di un mondo meno inquinato e più vivibile,
sancito da un incontro fra il presidente della FIC d’Aloja ed il ministro
dell’Ecologia Biondi.
D’altronde barche e remi attirano sempre più, pure per il successo mediatico che
le gesta dei fratelli Abbagnale (si sta pensando a ricavare una fiction
dalla loro storia) stanno avendo in tutti ceti sociali. Renato Rascel, il
piccolo grande uomo di spettacolo, socio del Circolo Canottieri Roma, partecipa
ai festeggiamenti del clan giallorosso per il successo del loro otto nel 7°
Derby sul Tevere contro la Lazio. A Intra, sul Lago Maggiore, il presidente
della Canottieri Pallanza, Vittore Cambiaggio, dà vita ad un’iniziativa che può
essere considerata precorritrice di quello che poi sarà il movimento Adaptive:
portare in barca i non vedenti.
Purtroppo il 1984 è l’anno in cui scompare Angelo Alippi, il tecnico
della Moto Guzzi forgiatore delle straordinarie imprese sportive dei vogatori di
Mandello Lario, soprattutto dei due successi olimpici nel 1948 e 1956. L’Italia
remiera lo onora pochi mesi dopo la sua dipartita con un nuovo oro a cinque
cerchi, quello di Giuseppe e Carmine Abbagnale (timonati sul 2 con da
Giuseppe Di Capua) a Lake Casitas, il bacino californiano e riserva
d’acqua potabile (sono rigorosamente vietati i tuffi, compresi quelli dei
timonieri dopo la vittoria) a 100 km dalla sede olimpica di Los Angeles.
Nella stessa giornata che consacra i fratelli di Messigno, va a segno - a
capovoga del 4 con britannico – Steve Redgrave che inizia così la serie
di cinque medaglie d’oro consecutive in altrettante Olimpiadi, record tutt’ora
imbattuto nel canottaggio.
Quindici giorni dopo vengono disputati a Montreal i Mondiali Pesi Leggeri
con un altro alloro per il nostro doppio “sudista” (come gli Abbagnale) Verroca
ed Esposito. Lì si manifestano i primi allarmanti sintomi del dramma che
colpisce Paolo d’Aloja. Un incontrollabile tumore contro cui il grande
dirigente romano lotta con commovente coraggio, operando senza sosta fino
all’ultimo per il futuro del canottaggio italiano. Mentre il male lo bracca
impietosamente, lui organizza a Roma un Congresso Straordinario della FISA per
gennaio 1985, dà una prima sede al College Remiero di Piediluco (i futuri
campioni sono ospitati a Labro nell’ex-Palazzo d’Estate dei marchesi Crispolti)
e vola a Messina a fine novembre per essere acclamato, da un’Assemblea delle
Società con le lagrime agli occhi, per la quarta volta presidente federale.
Muore a Roma il 19 dicembre, al suo funerale c’è il mondo sportivo italiano al
completo con in testa il presidente del CONI Franco Carraro ed il feretro è
portato a spalle dai campioni azzurri, davanti a tutti gli Abbagnale.
Enrico Tonali
Nelle foto: Il podio del due
con; il tabellone con la classifica
finale del due con; i fratelli
Giuseppe, Agostino e Carmine
Abbagnale con papa' Vincenzo e mamma
Virginia nella casa di Messigno (NA)
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