Nilsen a tutto campo


ROMA, 25 giugno 2012 - Conosce, minuziosamente, tutte le situazioni dei paesi remieri emergenti. Ne enumera i vogatori ed i tecnici, ne snocciola le caratteristiche dei campi di regate e dei luoghi d'allenamento. Thor Nilsen, DT della Federcanottaggio dal 1980 al 1990, è il direttore del programma di sviluppo FISA per le piccole realtà del canottaggio internazionale. Parla, quasi correntemente, quattro lingue. I suoi modi sono chiari e diretti, così come la sua visione del canottaggio, e l'ironia non gli manca neppure in questa breve chiacchierata sviluppatasi pochi minuti dopo la fine della terza prova di Coppa del Mondo a Monaco di Baviera. "Ho ottant'anni e la FISA non mi ha ancora sostituito perché, evidentemente, ha problemi di soldi ed io sono molto economico...".
 
Nilsen spiega così il lavoro della sua Commissione: "Ci poniamo molti obiettivi, a cominciare dal sostegno alla preparazione fisica ed alla tecnica di voga. Lavorare insieme agli atleti delle nazioni emergenti, in quei due ambiti, è fondamentale per garantirne la partecipazione ai Mondiali ed alle regate di qualificazione alle Olimpiadi. E' questo un aspetto molto importante della nostra Commissione: in ottica CIO, per mantenere i nostri numeri ai Giochi Olimpici e non dover cedere delle quote ad altri sport, occorre che sempre più Paesi gareggino nel canottaggio ad alto livello e noi dobbiamo aiutarli".
 
Un lavoro meticoloso, un'attività che richiede diversi anni e la collaborazione di qualificati professionisti."Bisogna conoscere la situazione di ogni singola realtà dopo averla visitata ed approfondita, capire se qualcosa si può cambiare e come. Ci avvaliamo della collaborazione di 10-15 tecnici che hanno accettato di seguire da vicino la crescita di tanti canottieri oggi competitivi a livello internazionale". Si lavora non solo con uomini e donne, tecnici e dirigenti del posto, ma anche sui materiali. "Senza barche e remi all'avanguardia, si fa poca strada ed a noi interessa approfondire attentamente il discorso dei materiali: le partnership con i cantieri ci consentono di progredire anche in questo campo". I risultati sono soddisfacenti ma la situazione potrebbe esser migliore."In questo delicato momento, con difficoltà economiche in ogni parte del mondo, le risorse non sono mai abbastanza. Ci sono stati progressi piuttosto significativi in Brasile ed Argentina. In molti paesi di Asia ed Africa, il livello è ancora troppo basso anche se dal continente africano e dall'America Latina stanno venendo fuori buoni singolisti". I training camp sono momenti importantissimi per maturare nuove esperienze a livello internazionale. "Ringrazio, in tal senso, la Federazione Italiana Canottaggio per la collaborazione in questi ultimi due anni. Avere a disposizione il Centro Nazionale di Piediluco, per una settimana, e partecipare al Memorial d'Aloja è stato molto utile per atleti e tecnici".
 
Nilsen e l'Italia? Bocca cucita sulle prossime Olimpiadi del canottaggio azzurro, vince la diplomazia ma un pensiero Nilsen lo esprime. "Molte più donne, rispetto al passato, remano a buon livello. Josy Verdonkschot è un allenatore che lavora bene, in modo metodico, ed ha le idee chiare sullo sviluppo del canottaggio femminile. Se le sue ragazze continueranno a seguirlo, penso che presto arriveranno anche risultati importanti". 

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