Le nuove sfide dell'Area Tecnico-Scientifica


ROMA, 18 agosto 2011 - In breve la si può chiamare ATS ed è al servizio del canottaggio italiano. L’Area Tecnico-Scientifica della Federazione Italiana Canottaggio è composta da una squadra di professionisti che supporta tecnici e atleti della Nazionale durante l’intera stagione nella preparazione di tutti gli appuntamenti internazionali.

Non solo: il suo compito è anche quello di indicare un corretto approccio alla nostra disciplina grazie alle conoscenze accumulate nel corso degli anni dai membri dello staff coordinato dal DT Antonio Alfine e dal coadiutore alla Formazione Flaviano Ciriello. In questo focus, la rivista Sport Club Magazine esamina e presenta il lavoro condotto dall’ATS dando spazio e voce ai professionisti.  
 
 
Le nuove sfide dell’Area Tecnico-Scientifica

C’è una novità nel canottaggio italiano, sport di grande tradizione olimpica con dieci ori, tredici argenti e dodici bronzi nella sua storia a cinque cerchi. Restare al passo con i tempi, affrontare le sfide che si pongono sulla strada di una moderna Federazione sportiva. Per questo motivo nasce l’Area Tecnico-Scientifica (ATS), un’equipe di esperti e professionisti che lavora al servizio di canottieri e tecnici affiancandoli 365 giorni l’anno per trovare soluzioni a problemi comuni e per sviluppare metodi all’avanguardia nella preparazione fisica in palestra, nella corsa e, ovviamente, ai remi.

“L’Area Tecnico-Scientifica nasce dalla constatazione che negli anni passati, presso il Centro Tecnico Nazionale di Piediluco, sia stata raccolta una notevole mole di dati riguardanti tutti gli aspetti della preparazione di atleti italiani ad alta specializzazione e non solo – racconta il consigliere federale addetto alla Formazione Sergio Morana - Questa mole di dati raccoglie decenni di lavoro svolto ma purtroppo non è mai stata oggetto di studio organico allo scopo di trarne indicazioni operative”.

Psicologia, fisiologia, allenamento con sovraccarichi e medicina: tutti e quattro i settori sotto l’unico cappello dell’Area Tecnico-Scientifica per creare un organo collegiale in grado di svolgere funzione di analisi, studio e proposizione a supporto dei settori Tecnico e Formazione.

“In Federazione operava già un gruppo di specialisti di alto livello, principalmente con la funzione di svolgere test di varia natura a supporto del settore tecnico – aggiunge il Direttore Tecnico Antonio Alfine Abbiamo, quindi, pensato di mettere in rete questi cervelli a beneficio del canottaggio italiano”.

Flaviano Ciriello, coadiutore del settore Formazione e responsabile dell’Area Tecnico-Scientifica, commenta: “E’ molto gratificante lavorare con questo gruppo di professionisti: i confronti e la condivisione delle nostre esperienze ci permettono di venire incontro alle esigenze dei singoli Commissari Tecnici”.

C
on Ciriello, collaborano il tecnico Pasquale Marigliano (raccolta, scambio ed archiviazione dati), la dottoressa Barbara Di Giacinto (settore Clinico), la dottoressa Clara Mauri (Fisiologia), la dottoressa Michaela Fantoni (Psicologia) e il dottor Carlo Varalda (allenamento con i sovraccarichi).

Entriamo in profondità nel tema canottaggio dando così la parola agli esperti a proposito delle caratteristiche di questa disciplina, importante per la salute e il benessere della persona.

Il canottaggio è un’attività ad impegno cardiovascolare elevato con coinvolgimento massivo dei sistemi aerobico e anaerobico. Gli adattamenti cardiovascolari, indotti da ripetuti sforzi a bassa intensità (aerobici), sono universalmente riconosciuti come protettivi per le malattie degenerative”  spiega la dottoressa Mauri, specialista in Medicina dello Sport, espressione diretta del dipartimento di scienza dello sport dell’Istituto del CONI che prosegue considerando la possibilità che questa attività crei problemi alla colonna vertebrale. “Recenti studi smentiscono tale convinzione, a patto di seguire una corretta distribuzione dei carichi di lavoro, delle fasi di recupero e del rinforzo muscolare e di curare scrupolosamente la corretta esecuzione del gesto tecnico”.
 
E dal punto di vista psicologico? La dottoressa Fantoni, psicoterapeuta, psicologa dello sport, formatore in ambito sportivo ed aziendale, consulente in ambito scolastico su progetti educativi, è piuttosto chiara. “Il canottaggio è una disciplina altamente formativa per la conquista di un corretto equilibrio psicologico e, visto che i bambini di oggi sono gli adulti di domani, credo valga davvero la pena che un genitore, nella scelta di uno sport da proporre ai propri figli, lo prenda in seria considerazione”. Sono infatti davvero molteplici  i benefici sociali e psicologici della sua pratica.  “Remare insieme costringe alla ricerca di sintonia, attivando sinergie positive e propositive, ed incrementa  le relazioni sociali, con evidenti vantaggi per la costruzione di un maggior senso di integrazione e di adattamento”.
Inoltre accresce l’autonomia e la competenza personale. “Il canottaggio è uno sport di equilibrio – prosegue Michaela Fantoni - Uno dei primi rudimenti che deve imparare il giovane è proprio la capacità di regolare e mantenere il corpo e la barca in posizione stabile. Una volta compreso individualmente questo delicato meccanismo il giovane atleta deve traslare questo apprendimento in una barca più lunga, con altri compagni, e la vita è come questo sport: un delicato gioco di equilibri cui concorrono necessariamente non solo la coordinazione, ma anche la collaborazione, l’orientamento, il tempismo, l’intensità e la velocità”.
I muscoli di chi pratica canottaggio sono, invece, ben sviluppati ma non “gonfi”. “L’apparato muscolare è allenato sia per l’incremento della forza massimale sia per rendere i muscoli in grado di sopportare tanto “lavoro” per tanto tempo – continua il dott. Carlo Varalda – maestro di sollevamento pesi e cultura fisica. Tutto ciò porta ad uno sviluppo armonico del fisico del canottiere tanto da renderlo molto bello anche allo sguardo perché è funzionale a tante attività in quanto ha uno sviluppo omogeneo della muscolatura, una capacità di forza molto alta, una capacità di resistenza altrettanto elevata, una buona coordinazione ed equilibrio, una buona postura, una buona reattività e propriocezione”. Praticare il canottaggio realizza, quindi, una stimolazione dell’apparato muscolare a 360 gradi ed è consigliabile alle persone di tutte le età.
Avvicinarsi a questo sport non è difficile: la Federazione prevede il tesseramento promozionale (per informazioni www.canottaggio.org) già a partire dal sesto anno d’età anche se l’agonismo vero e proprio non può essere praticato prima del compimento del decimo anno. La maggioranza dei circoli italiani prevede corsi per i giovanissimi ma anche per persone mature desiderose di sposare un’attività all’aperto ed ecocompatibile che si addice a tutte le età.
Se invece l’obiettivo è quello di diventare un campione, sin dai 10 anni è possibile iniziare l’attività promozionale attraverso imbarcazioni propedeutiche (piccoli singoli a misura di ragazzo) per poi passare successivamente all’agonismo e percorrere una carriera d’alto livello che, non di rado, può durare sino ai 30-35 anni ed oltre se la passione spinge addirittura a diventare amatori (Master). Una particolare attenzione viene anche prestata per lo sviluppo culturale e intellettuale dei giovani campioni. E’ la stessa Federazione a curare l’organizzazione di un college giovanile under 19 a Piediluco (Terni) e di un college universitario appoggiato all’Università di Pavia, dove i giovani più talentuosi possono coltivare i propri sogni agonistici senza trascurare gli studi.

Per loro, per i canottieri d’alto livello, per tutti c’è quindi un appassionante avvincente percorso da intraprendere: al loro fianco, i professionisti della nuova Area Tecnico-Scientifica, pronti a indicare la via di un corretto approccio al canottaggio ed a mettere a disposizione le loro competenze ed esperienza per lo sviluppo di un movimento, quello dei canottieri, che in Italia conta quarantamila tesserati e undicimila atleti in forza a 240 club.
 
 

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