GAVIRATE,
29 aprile 2010 - Oltre
a Renzo Sambo, la quarta
edizione della regata internazionale
di Adaptive Rowing è dedicata
anche alla figura di Carlo Sisto
Vigentini. In questo caso,
parliamo di un grande appassionato
di canottaggio: per oltre 15 anni,
da quando rimase affascinato dalle
barche lunghe e affusolate che
tagliavano l’acqua a grande
velocità.
L’occasione migliore per avvicinarsi
il più possibile a quel “mondo” che
tanto lo affascinava, a stretto
contatto con la natura, l’acqua, il
silenzio delle barche e dei remi che
sfioravano l’acqua, fu quella di
incoraggiare i figli a provare il
canottaggio, sport per lui
sconosciuto fino ad allora, ma che
da subito ha capito essere sport
tanto di fatica e sacrificio quanto
di formazione ed educazione.
Nella primavera del 1996 si presentò
l’occasione con il figlio più
grande, seguito a distanza di
qualche anno dal figlio più piccolo,
avendo così la scusa per poter
pedalare lungo l’Adda in ogni
momento libero. Da lunedì a venerdì
svolgeva con altrettanta passione il
lavoro che fin da adolescente lo
aveva appassionato, l’avvolgitore di
motori elettrici.
Sembrava dovesse realizzare una
scultura con tutto quel rame tanta
era la cura e la passione che
metteva nel suo lavoro. Invece era
solo il cuore di un macchinario
elettrico. Ma per lui era la stessa
cosa. E appena finito di “scolpire”
via lungo le rive dell’Adda, con la
sua inseparabile bicicletta.
Non aspettava altro che il fine
settimana per poter scendere lungo
le rive dell’Adda e seguire le
fatiche di quei giovani che, invece
di studiare, preferivano passare ore
ed ore a remare, divisi tra freddo e
neve d’inverno, tra sole e vento
d’estate.
Ma il meglio di se lo esprimeva
durante le gare, soprattutto se
distanti da casa e divise in più
giorni. Partiva al mattino di buon’ora
per poter vedere la prima gara, non
importava chi gareggiasse e che
categoria fosse. Lui doveva essere
li per vedere l’arrivo della gara e
fare il tifo. Così fino all’ultima
gara della giornata. A fargli
compagnia, oltre alla moglie ed agli
amici, l’inseparabile binocolo,
indispensabile per vedere le prime
palate di gara e seguire fin dal
pontile i “suoi” atleti.
Questa
passione è continuata fino
all’agosto 2005, quando venne
colpito dalla SLA, malattia
neurodegenerativa che
progressivamente impedisce ai
muscoli di eseguire gli ordini del
cervello, che ha complicato non solo
la sua passione sportiva ma
soprattutto il suo modo di vivere.
Sono seguiti mesi molto difficili in
cui tutto sembrava ormai
impossibile, ma poco alla volta è
riuscito, grazie al carattere e
all’ingegno che lo distinguevano, a
trovare il modo per poter continuare
a vivere “normalmente”, a fare tutto
ciò che più gli piaceva.
Tra queste cose, però, mancava il
modo per continuare con la sua
passione per il canottaggio. Alla
soluzione di questo problema pensò
Paola Grizzetti, allenatrice della
Canottieri Gavirate che, durante una
gara, appreso della malattia che lo
aveva colpito, gli propose di
provare a diventare un atleta
adaptive. Sulle prime, Carlo rimase
un po’ spiazzato e perplesso di
fronte a quella proposta, ma quella
era la sua grande occasione per
diventare un “canottiere”.
Decise così di raccogliere l’invito
di Paola e due settimane dopo si
presentò a Gavirate con body e
maglietta, pronto per iniziare la
sua nuova avventura. Avventura che
gli permise di dare un calcio alla
malattia e di trovare una rivalsa su
di essa.
Ormai la passione che lo distingueva
non bastava più, doveva anche
allenarsi come ogni atleta che
voglia ottenere dei risultati. Così,
grazie ai mezzi messi a disposizione
dalla sua allenatrice e alla
collaborazione dei suoi colleghi,
alla sera, finito di lavorare,
saliva sul remo-ergometro, attrezzo
tanto “caro” ai canottieri, ed
iniziava a faticare a suon di
remate.
Dopo qualche settimana, l’amico
Andrea Scotti riuscì, tramite la sua
azienda, ad ottenere una
sponsorizzazione che permise a Carlo
di comprarsi la “sua” barca, con cui
si allenava e si presentava alla
partenza delle gare. Barca che gli
ha dato grosse soddisfazioni,
riuscendo ad ottenere ottimi
risultati, culminati nell’argento
ottenuto ai Campionati Italiani di
Fondo disputati a Varese. Ma non
erano i risultati che lo
interessavano, quando usciva per
iniziare ad allenarsi iniziava una
nuova “vita” per lui: si sapeva
l’ora in cui usciva ma non si sapeva
mai l’ora in cui avrebbe deciso di
rientrare.
Andava e tornava, saliva e scendeva
lungo l’Adda tra cigni e papere che
rischiavano sempre le penne restando
nella sua scia. Nonostante fosse
molto riservato nel mostrare i
propri sentimenti, quando saliva in
barca gli si leggeva tutto in volto,
diventava un libro aperto. Sola la
sua barca riusciva a farlo sentire
libero dai “vincoli” che ogni giorno
la SLA gli imponeva.
Ha continuato a remare e a lavorare
fino a luglio 2008, affrontando le
nuove difficoltà con ingegno e
fantasia, fin quando gli è diventato
impossibile continuare con
l’attività agonistica e con il
lavoro: le sue passioni. A fine
dicembre decise, a malincuore, di
vendere la barca che tanto aveva
desiderato e che tante gioie gli
aveva dato e pochi giorni dopo,
ormai stanco dopo 3 anni di lotta
contro la SLA, decise di andarsene.
Non prima di essersi sincerato che a
casa tutto fosse al suo posto,
bollette comprese. Lui era così,
prima pensava agli altri e poi a se
stesso. E lo ha fatto fino alla
fine.
“Carlo, padre, marito, figlio e
suocero non c’è più fisicamente, ma
noi lo avvertiamo sempre vicino a
noi. Un grazie di cuore a Paola e
alla Canottieri Gavirate, per aver
fatto pesare meno la malattia a
Carlo e per quello che fanno tutti i
giorni per gli atleti adaptive”
è il pensiero di tutta la famiglia.