di Enrico Porfido
PIEDILUCO,
25
aprile 2010 - Un’altra
delle delegazioni straniere che
hanno partecipato a questo Memorial
è il team asiatico dell’Uzbekistan.
La squadra è composta da 13 atleti,
tutti appartenenti alla categoria
junior ed alla prima esperienza in
campo internazionale.
Dopo tanta fatica siamo riusciti a
intervistare il manager della
squadra, Bakhcamov Alisher, grazie
all’interprete russa della
Federazione, Elena.
Iniziamo con una domanda semplice
di riscaldamento, il canottaggio in
Uzbekistan quanto è conosciuto?
Il canottaggio è abbastanza
diffuso della nostra nazione e anche
molto amato, ma per questioni
economiche è possibile oggi
praticarlo solo in cinque regioni su
sedici. Ci tengo a precisare che non
siamo un paese povero, ma il nostro
stato non investe molto in questo
sport.
Non abbiamo delle società, ma tutti
i ragazzi appartengono ad un unico
club, che sarebbe la Federazione
Nazionale, con varie sedi nelle
cinque regioni.
Fino a quando c’era l’Unione
Sovietica, noi facevamo parte della
loro squadra e poi, con il crollo
dell’URSS, siamo rimasti vari anni
senza avere una vera federazione
nazionale. L’anno scorso ci siamo
decisi a fondare ufficialmente la
Federazione Uzbekistan Canoa e
Canottaggio ed eccoci qui.
Per quanto riguarda i
ragazzi, quali sono stati i loro
risultati ottenuti negli anni
successivi all’URSS?
Negli ultimi anni, anche non
avendo una federazione ufficiale,
abbiamo privatamente partecipato ai
Giochi Asiatici e alcune gare, come
lo stesso Memorial d’Aloja qui a
Piediluco. Spesso abbiamo
conquistato medaglie, anche di un
certo valore, ma nell’ultimo periodo
non siamo riusciti a distinguerci in
campo internazionale.
Allora non è la prima volta
che venite a Piediluco? Cosa pensate
di questa esperienza?
Come ho detto, non è il primo
anno che veniamo qui. A me piace
molto questo posto, bel campo, bel
centro e ovviamente bel canottaggio.
Nel 2006 e nel 2007 abbiamo pure
portato a casa qualche medaglia e
tornare qui è sempre un’emozione.
Invidiamo molto il vostro campo e il
vostro centro. Il nostro sogno di
sempre è riuscire ad ottenere
attrezzature e strutture come le
vostre. La voglia di fare la
abbiamo, manca il resto però. Noi
non abbiamo dei campi veri e propri
e a fatica riusciamo a trovare
luoghi nei quali allenarci.
Federazione nuova, prime
esperienze. Avete preso un modello
da seguire per crescere?
In realtà non siamo proprio
alla prima esperienza. Tolti gli
atleti, noi allenatori e
responsabili siamo gli stessi della
vecchia Unione Sovietica. Abbiamo
solo cambiato nome. Quindi non c’è
bisogno di un modello. Per ora siamo
nati come federazione, poi si vedrà
come cresceremo. Siccome siamo qui,
ti potrei dire che prendiamo
l’Italia come modello, ma noi non
abbiamo bisogno di un esempio, ma di
risorse economiche da investire.