ROMA,
21 novembre 2010 - E’ stata una
conferenza particolarmente seguita
quella che ha visto protagonista nel
pomeriggio di venerdì 19 novembre
Claudio Romagnoli. Ad onor del vero
nella sala gremita dai tecnici delle
società regionali c’era il clima
giusto per lavorare proficuamente:
l’ interesse per le tematiche svolte
dal relatore ha catalizzato
l’attenzione degli uditori
soprattutto perché parlare del
rapporto tra giovani e il remo è
argomento di grande attualità. A
trattare questo argomento non poteva
che essere Romagnoli, indiscusso
tecnico della nazionale giovanile.
I risultati ottenuti sotto la sua
guida sono sotto gli occhi di tutti,
basta pensare alla passata stagione
e alle prove convincenti degli
azzurrini a Racice nei mondiali
dello scorso agosto. La messe di
medaglie, a conferma della
preparazione tecnica ed umana del
responsabile di settore, sono un
bagaglio di tutto rispetto. Ma
quello che più colpisce di Claudio
Romagnoli è la sua capacità di
coinvolgere nella trattazione con un
argomentare chiaro ed efficace.
Sarà forse la sua ormai famosa
gestualità nel parlare oppure
l’autentica passione che trascina,
ma il pomeriggio romano è trascorso
nell’interesse dell’uditorio. In
apertura di seduta il Presidente
Scifoni ha sottolineato gli
intendimenti del Comitato Lazio
verso le esigenze reali del
canottaggio regionale:
l’organizzazione periferica della
FIC è al servizio delle società per
coordinare le attività e risolvere
le problematiche pregnanti del remo
in una realtà che ha un’alta
concentrazione di campioni.
Proprio da questa idea di servizio è
nata questa conferenza allenatori
che ha visto la partecipazione anche
di coloro che non avevano necessità
immediata di punteggio. I giovani e
l’approccio agonistico è stato
l’argomento trattato dal tecnico
federale. E’ una tematica forte la
cui soluzione può limitare il
fenomeno dell’abbandono dovuto molto
spesso a ritmi di allenamento
consoni alle categorie di atleti più
maturi. Il canottaggio come gioco
che coinvolge è quello adatto ai
giovanissimi: a tredici anni
l’esigenza di vivere lo sport come
divertimento e come una modalità di
stare insieme è preponderante
rispetto ai ritmi di allenamento più
severi che si possono ipotizzare al
ridosso della maggiore età. E così
il lavoro in palestra come il ritmo
di allenamento devono essere
connaturati alla struttura fisica e
mentale del giovane. Diversamente il
rischio di abbandono diventa una
realtà concreta.
Far crescere il movimento remiero e
il numero di praticanti agonisti è
direttamente proporzionale alla
capacità di coinvolgere le giovani
generazioni senza le quali non
esiste la possibilità di poter
selezionare i migliori per
raggiungere obiettivi sempre più
ambiziosi. In sintesi il messaggio
di Claudio Romagnoli è semplice: non
stressare chi si approccia al remo,
ma aiutarlo a crescere in uno sport
bellissimo che può dare
soddisfazioni immense.
Pino Lattanzi
Comitato Regionale Lazio FIC