ROMA,
25 agosto 2010 - “Proseguo lungo la mia strada”.
Così Giada Colombo un anno fa, dopo il tredicesimo posto in singolo ai
Mondiali di Brive La Gaillarde. Un bicchiere mezzo pieno per lei, dopo esser
stata ferma due mesi per problemi fisici. La forza di continuare a credere nel
proprio lavoro e in quello dei suoi tecnici, Giuseppe Colombo (Tritium) e Josy
Verdonkschot: forse è questo il segreto dei suoi risultati e proprio di Josy
parla dopo l’esperienza di Singapore.
“Josy è stato molto vicino a me ed
Elena anche adesso che c'erano più di 10.000 chilometri a dividerci –
spiega Giada - Ci ha accompagnate in queste due importanti avventure dandoci
il suo supporto, la sua fiducia e parte della sua grande esperienza”.
Questioni di metodo. “Ci tranquillizzava quando ci facevamo prendere
dall'ansia e dalla preoccupazione del risultato, ci caricava prima delle gare e
ci parlava sempre con sincerità di quelle che erano le nostre possibilità.
E’stato contento di entrambi i risultati, pur sapendo che per noi poteva esserci
un po' di delusione. Voglio ringraziarlo davvero tanto perché mi ha aiutato a
fare un altro piccolo passo avanti nella lunga strada per diventare un'atleta
professionista”.Mondiale e Olimpiadi: i due obiettivi della stagione preparati in modo
differente
“Dal momento che l'obiettivo principale di questa stagione erano i Mondiali,
non abbiamo pensato molto alle Olimpiadi, soprattutto perché dovendo gareggiare
in una specialità completamente nuova
non nutrivamo molte aspettative. Singapore
era per me ed Elena la possibilità di vivere un'esperienza divertente e unica
nel suo genere e pensavamo di poter gareggiare senza pensare al risultato .
Almeno per una volta…”.
Se a Brive il bicchiere era mezzo pieno, quello dopo Racice e le Olimpiadi non
lo è completamente.
“Non posso certo lamentarmi dei risultati, sono sicuramente buoni risultati,
ma personalmente non ne sono completamente: non nego che in partenza, alla
finale del Mondiale, volevo vincere l'oro. Sentivo che avremmo potuto farcela,
così come qui a Singapore quando dopo la semifinale mi sono resa conto che
eravamo in gara per una medaglia. In entrambi i casi è mancato qualcosa. Perdere
l'opportunità di essere campionessa del mondo prima, e poi vedersi sfilare una
medaglia olimpica negli ultimi metri di gara fa male, molto male. Nonostante
ciò, da queste esperienze ho imparato molto e le vedo non certo come un punto di
arrivo ma come un buon punto di partenza”.
Adesso Singapore non è per loro il teatro di una battaglia ma un luogo di
interscambio con giovani pari età. “E' un'esperienza molto bella e
sicuramente unica: accanto alla componente agonistica ci sono molte attività
culturali ed educative ispirate ai valori olimpici di eccellenza, amicizia e
rispetto e poi non manca il tempo libero per visitare Singapore e divertirsi”.
Divertirsi insieme a Elena naturalmente. “Non è semplicemente la mia compagna
di barca, la compagna di raduno e di divertimenti, ma la mia migliore amica, una
delle poche persone che mi conosce a fondo e con la quale ho condiviso
moltissime esperienze, belle e brutte che siano, che arricchiscono ogni giorno
di più la nostra amicizia”.
Nelle immagini: Elena Coletti e
Giada Colombo; Giada ed Elena a
Racice con l'orso Trudy; Elena e
Giada a Singapore 2010.