ROMA,
20 agosto 2010 - Diciassette anni da poco compiuti (22 giugno), eppure nonostante la giovanissima
età Elena Coletti vanta già una partecipazione alla Coupe de la Jeunesse,
due ai Mondiali Juniores e una alle Olimpiadi Giovanili. Due argenti, a Cork
2008 e Racice 2010, e un quarto posto a Singapore insieme a Giada Colombo: dal
doppio, specialità in cui raggiunge anche la finale a Brive La Gaillarde 2009
insieme a Enrica Locci, al due senza restano immutati carattere e
determinazione, qualità che le stanno facendo compiere parecchi passi avanti.
Lei fa parte di quella ricca nidiata Lavoratori Terni, curata con amore e
competenza da Fabio Poletti e comprendente anche Marco Ferracci (argento nel
quattro di coppia a Repubblica Ceca) e Daniele Zona (azzurro alle ultime due
edizioni dei Mondiali Under 23). Ciò che colpisce è il forte legame che esiste
tra questi ragazzi, che così intensamente si allenano durante l’autunno e
l’inverno nelle acque di Piediluco e insieme trascorrono ugualmente i pochissimi
momenti lasciati liberi da impegni scolastici e dal canottaggio.
Elena e la sua prima Olimpiade. Da Singapore, il racconto a cuore aperto. “Dal
punto di vista mentale abbiamo affrontato l'Olimpiade con molta meno tensione e
aspettative rispetto al Mondiale: sapevamo che il nostro due senza era
un’incognita non solo per le nostre avversarie ma anche per noi stesse e per
questo motivo ci siamo espresse con la massima serenità cercando di raggiungere
il miglior risultato per la nostra attuale condizione nella remata di punta.
Durante il raduno di Varese siamo uscite insieme solo poche volte ma perché,
giustamente, la nostra priorità era preparare un fortissimo doppio per Racice”.
Giorno dopo giorno, risultato dopo risultato le aspettative crescono. A Racice e
a Singapore. In entrambi i casi Giada ed Elena vincono la loro semifinale ed è
logico che nella loro testa volino liberi i sogni di grande, grandissimo
obiettivo da centrare. “A luglio mai avrei sperato in una medaglia, a metà
agosto mi ritrovo a essere vicecampionessa mondiale e quarta a un’Olimpiade.
Cosa dire? E’ mancata la ciliegina sulla torta anche se so bene che alla vigilia
il massimo a cui aspiravamo era la finale a Singapore e che comunque, come pure
al Mondiale, io e Giada siamo arrivate sempre al traguardo senza avere più forze
e quindi non c’è
proprio niente da recriminare ma quei 68 e 71 centesimi di
distacco dal bronzo e dall’argento devo ancora digerirli. Magari la medaglia
olimpica non è arrivata perché probabilmente non è ancora il momento anche se
adesso penso che un briciolo di fattore C avremmo potuto averlo anche noi…”.
Quella ruota che gira, che gira pro Francia a Racice e pro Gran Bretagna a
Singapore, inglesi che hanno centrato l’accesso alla finale con soli 15
centesimi di vantaggio sulla Nuova Zelanda e che poi hanno vinto.
Da Varese, Josy Verdonkschot le ha seguite intensamente pur essendo impegnato
nel raduno pre-Europei. “Ci è stato molto vicino, era come se fosse qui davvero:
credo sia la prima persona da ringraziare per la fiducia accordataci. Dopo il
Mondiale e dopo l’Olimpiade ha detto di essere molto orgoglioso di noi: tutto
ciò, dopo la delusione per il mancato raggiungimento del podio, mi ha tirato su
il morale. Voglio anche dire grazie a Claudio Romagnoli per tutto quello che ha
fatto per noi in questi giorni”.
E Giada? “In barca? La persona che ringrazio perché mi sta aiutando a crescere.
Fuori dalla barca? Semplicemente la mia migliore amica”.