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Di Marco Callai
ROMA,
14 luglio 2009
– Lui gioca in casa. Per ora.
Pierpaolo Frattini, 25 anni, è ora uno degli assi dell’Aniene e della
Nazionale italiana di canottaggio. Respira una bella aria in raduno,
perché è l’aria di casa essendo lui varesino doc: al suo fianco, spesso,
c’è il suo tecnico Renato Gaeta: parliamo di colui che l’ha forgiato
cullandolo e trasformandolo in canottiere d’alto livello.
Riavvolgendo il nastro, lo si può far partire dal 1998. “Undici anni fa,
dicembre: primo giorno alla Canottieri Varese, ma poi non mi ripresento
per tre mesi per vari motivi! Strano, vero? In realtà, già dalla mia
seconda apparizione, capisco che è l’ambiente ideale per me: scopro un
nuovo divertimento, remare”.
Prime garette, prime gioie e delusioni. “Un giorno Renato mi chiede se
so che esiste la Nazionale: lo sapevo ed infatti conquisto un posto
molto presto, a Zagabria 2000 ho solo 16 anni ma già faccio parte del 4
con che si vede sfuggire il bronzo per pochi decimi”.
L’importante è non perdersi d’animo e allora riecco Pierpaolo per il
secondo appuntamento Mondiale. “Duisburg: primo anno Junior. Dalla punta
alla coppia per un quattro vincitore della medaglia di bronzo: non male,
ma io dopo tanti giorni di raduno volevo l’oro”.
Tutto questo per un oro: è il titolo del libro dell’attuale capovoga del
quattro senza leggero Giorgio Tuccinardi ma anche della missione di
Pierpaolo.
A Trakay salda finalmente il conto con la buona sorte. “Capitano della
squadra: una bella responsabilità, ma anche un grande orgoglio. Per la
prima volta nella storia l’Italia vince la classifica del Mondiale e io
non posso che ringraziare i miei tecnici e compagni d’azzurro per questo
titolo mondiale”.
Sempre al suo fianco, Renato Gaeta: è un punto di riferimento.
“Mi
ha trasmesso la cultura del lavoro: impegnarsi sempre al massimo, mai
dare niente per scontato e poi mi ha avviato al canottaggio d’alto
livello con 13 allenamenti settimanali. Capire l’importanza di allenarsi
prima di andare a scuola, pianificare obiettivi e cercare di
raggiungerli: per tutto ciò devo ringraziare Renato”.
Nel 2003 le prime gare da Senior A. “Sono abituato a bruciare le tappe:
quasi sempre nella coppia, ma ricordo ancora con grande piacere
l’esperienza di Lucerna 2003. Coppa del Mondo: raggiungere la finale, un
risultato stupendo e poi non posso dimenticare l’esperienza dei Giochi
Olimpici 2004”.
L’otto diventa volante nel 2005 e nel 2006. “Quattro medaglie in due
anni: tre argenti e un bronzo tra Mondiali Assoluti e under 23, momenti
bellissimi dove ho potuto imparare moltissimo da grandi campioni”.
E ora il 2009. “Abbiamo iniziato con il botto a Banyoles e poi ci siamo
fermati a Lucerna: sappiamo che a Poznan sarà ancora più dura ma il
nostro gruppo avrà sicuramente la forza di rialzarsi e continuare un
progetto importantissimo”.
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