VARESE,
05 luglio 2009
– Due parole con il Capitano della
Spedizione azzurra a Varese: Raffaello Leonardo ci parla di Festival,
dei giovani, del divertimento nel Canottaggio e di questa prima uscita
in raduno a Varese.Canottaggio, Festival, Divertimento, Giovani:
cosa evocano questi termini in te e nella tua carriera?
Innanzitutto "Canottaggio": è la mia vita, semplicemente.
"Festival": purtroppo io non ho mai potuto parteciparvi, perchè ho
iniziato troppo tardi; è una manifestazione che manca nella mia
carriera. "Divertimento": è quello che dovrebbe sempre essere al centro
dello Sport; è una delle prerogative fondamentali di qualsiasi attività
e deve esserlo ancor di più per il Canottaggio. "Giovani": i giovani
sono la risorsa che bisogna avere in Italia per poter creare un
Canottaggio di alto livello; un qualcosa da conservare e da preservare,
coltivandoli e spronandoli sempre al meglio.
Da canottiere alle prime armi a simbolo della Nazionale: cos'è
cambiato per te quando hai indossato per la prima volta il body azzurro?
Ricordo ogni istante del "primo incontro" con la maglia azzurra: è
un'emozione incredibile, indescrivibile. Un sentimento particolare, a
tal punto che quasi mi tremavano le gambe e ho avuto un attimo di
cedimento. Credo che ogni ragazzo che punti ad arrivare in Nazionale
provi queste stesse sensazioni. Sono momenti che ricordi per tutta la
vita e non si pensi che anche ora, dopo diversi anni dalla "prima", non
si provi un'emozione intensa. Ogni volta un brivido corre lungo la
schiena: è unico.
Raduno a Varese, per la prima volta fuori dalle roccaforti di
Piediluco e Sabaudia: quali i commenti?
Varese di sicuro è stato un posto dove siamo riusciti a migliorare e
a trovare ottimi giovamenti dal punto di vista tecnico e fisiologico. Si
presta benissimo perchè ha un lago meraviglioso e, per fortuna, anche se
ho dovuto aspettare vent'anni dall'inizio della mia carriera, siamo
riusciti a spostarci dai centri nazionali per venire qui. Ci siamo
riusciti quest'anno e speriamo che la cosa si possa ripetere anche nelle
prossime stagioni. Dal nostro punto di vista Varese è un luogo davvero
eccezionale per gli allenamenti e unico è stato anche l'affetto con cui
siamo stati accolti durante questo raduno.
Torniamo a parlare di Festival: la Cerimonia d'Apertura ha lasciato
molte persone con il fiato sospeso, presi dalle emozioni. Una Cerimonia
arricchita dalla vostra presenza. Com'è stato parteciparvi e sentire le
quasi mille persone presenti applaudire e gioire al vostro arrivo?
E' stata davvero un'emozione bellissima: l'Inno di Mameli, la
parata, l'arrivo sulle barche vichinghe, tanti ragazzini... Io credo che
questo sia il giusto connubbio per fare in modo che un ragazzino si
appassioni e che, così, continui a fare canottaggio. Il nostro è uno
sport molto "serioso" da praticare: non c'è gioco, non c'è una palla. E'
una disciplina nel vero senso del termine, che necessita molto
dell'aspetto mentale. Sono queste piccole cose, quindi, a fare in modo
che si scateni nei ragazzini la voglia di continuare. Per me è stato
bello anche alla fine: stare davanti a tutti i ragazzi, lanciare qualche
gadget. Insomma, è l'atmosfera giusta.
Secondo te, quindi, fare in modo che voi, atleti della Nazionale,
possiate avere dei momenti d'incontro con i giovani canottieri è un
qualcosa di positivo, da ripetere?
Certo. Poi si è visto anche come i ragazzini erano eccitati da
questa cosa, qualcuno magari neanche se lo aspettava e ha avuto una
splendida sorpresa. Davvero una bella iniziativa. E comunque con me
sfondi una porta aperta, perchè se mi dovessi chiedere cosa preferiresti
per il futuro, una volta "appesi i remi al chiodo", ti direi allenare
una squadra giovanile, senza pensarci due volte. Nemmeno se mi
proponessi il posto di tecnico per la squadra agonistica più importante
cambierei idea. Credo che l'entusiasmo e la gioia che ti danno i
ragazzini sia un qualcosa di ineguagliabile.
Parli di futuro, di carriera che volge al termine: quali obiettivi ti
poni, allora, in questo momento?
Ho solo obiettivi a breve scadenza, non faccio previsioni a lungo
termine. Certo, mi piacerebbe arrivare alle Olimpiadi, però alla mia età
dirti che le farò di sicuro già da adesso mi sembra quantomeno
pretenzioso. Vado avanti anno per anno: vediamo questa stagione come va.
Certamente, se dovesse andar bene come ci auguriamo tutti, continuerei
di sicuro. In caso contrario, comunque, non voglio continuare a togliere
tempo, in maniera eccessiva, a quella che è la mia famiglia: la cosa
principale oggi per me.
Per concludere, cosa ti senti di dire ai ragazzi che in questi giorni
sono a Varese per il Festival?
Auguro loro di divertirsi e di poter trovare nel Canottaggioo
l'aspetto più bello possibile, quello più rilassante e piacevole. Di
prenderlo come un gioco, perchè sono ancora in un'età in cui è giusto
che si divertano e che vedano la competizione in questo modo. Senza
comunque dimenticare l'aspetto agonistico, che rappresenta il vero
sprone per fare bene. Anche se non vincono, però, non devono abbattersi:
la strada è ancora lunga ragazzi!
Fabio Marcellini
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