VARESE,
04 luglio 2009
– La sua disponibilità e la sua
gentilezza rimangono intatte. Gianantonio Romanini è una delle figure
più significative del nostro Canottaggio e anche una delle persone
sempre pronte a prestarsi per il "suo" Sport. A questo XX Festival non
poteva mancare: ieri, al suo arrivo, ha immediatamente catalizzato
l'attenzione di tutti, segno del grande rispetto che il movimento tutto
gli tributa ancora oggi.
Il Festival compie vent'anni. Quali erano le
aspettative allora e quali, invece, le certezze oggi?
Le aspettative di ieri sono le certezze di oggi. Questi numeri lo
dimostrano, come lo dimostra anche la crescita di interesse e di
partecipanti che si è avuta in vent'anni. I giovani, oggi, attraverso il
Festival hanno un'attenzione che prima non avevano. Io ho sempre
considerato i ragazzi, invece, come una forza propulsiva e per questo ho
cercato di creare una manifestazione che li portasse in primo piano. Ora
però bisogna pensare al futuro: è essenziale non fermarsi ai numeri
raggiunti finora, la Federazione deve lavorare per aumentare ancora
l'interesse e i partecipanti che il Festival coinvolge.
Spesso le novità vengono viste con
diffidenza. Come è stata accolta l'idea di una Manifestazione del genere
da parte del Consiglio di allora?
Bene, assolutamente. Il consiglio di allora, il mio consiglio, era
composto da amici, prima che da canottieri. Eravamo tutti intenti a
creare un qualcosa che potesse mettere in evidenza i nostri atleti
azzurri e nello stesso tempo dare risalto alla quantità di ragazzi che
si avvicinavano al Canottaggio. Non potevamo contare su risultati di
grande clamore e quindi tutti dovevamo lavorare su questi due fronti. Il
Consiglio seguiva le mie idee semplicemente perché le mie idee erano le
idee del Consiglio.
In un'intervista alla "Provincia di Varese",
Renato Gaeta, allenatore della Canottieri Varese, afferma che al suo
arrivo alla Schiranna, esattamente 20 anni fa, venne accolto da un
ambiente freddo, abbandonato. Oggi è esattamente l'opposto. Pensa che
anche il Festival abbia contribuito a quella profonda rivoluzione
culturale che ha poi fatto da traino anche per le Società, per i ragazzi
e per il Movimento tutto?
Certamente sì. Direi che è stato un momento veramente di grande
entusiasmo, in cui le Società hanno capito che il Canottaggio poteva
essere anche "venduto". Non per fare profitto, ma per alleggerire tutte
quelle spese che dovevano essere affrontate per svilupparsi nelle loro
rispettive aree di interesse, nelle loro località. E' stato
l'interruttore che ha accesso in tutti la consapevolezza di poter
investire nel Canottaggio, facendo capire alle Società che vivevano solo
"del proprio" che organizzando i corsi e rivolgendosi ai giovani
potevano davvero trovare la strada per il successo. E, infatti, in poco
tempo tutto il Movimento si è sviluppato come, forse, nessuno poteva
immaginare.
Siamo a Varese. Secondo lei, che significato
ha questo luogo per il Canottaggio?
Ha un significato importantissimo. Basti vedere il risultato di una
manifestazione come il Festival organizzata a Varese e confrontarla con
le edizioni fatte in altre località: qui c'è respiro, un ambiente
ottimo. C'è davvero la possibilità di fare una "campagna di
stimolazione", non solo per i ragazzi ma anche per le famiglie: c'è una
natura meravigliosa, parchi, alberi, strutture, un lago magnifico. Tutti
fattori che danno un impulso incredibile.
Un'ultima cosa: ieri, durante la Cerimonia
d'Apertura del Festival, le quasi mille persone presenti le hanno
tributato l'applauso più grande. Segno che la ricordano con affetto
anche i canottieri più giovani, anche chi non ha remato sotto la sua
presidenza.
Io ho sempre dato me stesso per loro. Per il Canottaggio. Sono un
appassionato di sempre: sono nato nel Canottaggio, nel lontano 1945.
Venivo proprio qui, su questo lago, a remare insieme a Angelo Fioretti e
Sandro Bardelli, capovoga e timoniere del leggendario otto della
Varese. Questa è sempre stata la mia vita e io sono grato a tutti questi
ragazzi che, ancora oggi, manifestano simpatia alla mia figura. Ma devo
dire anche che la mia figura ha dato tutto quello che poteva al
Canottaggio e penso che le due cose si possano bilanciare.
L'intervista è finita. Romanini ringrazia e scatta in
piedi per tornare a premiare i ragazzi in medaglia. Per tornare tra i
"suoi" ragazzi e prestarsi, ancora una volta, al Canottaggio.
Fabio Marcellini
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