Mi avevano
molto incuriosito alcune foto relative alle
Olimpiadi di Berlino del 1936, autrice Leni
Riefenstahl, non solo inerenti il
canottaggio, ma anche ad altre discipline
sportive (l’atletica leggera in primis),
tanto che ho preso informazioni
sull’autrice, dalla carriera davvero
interessante.
Per quanto
riguarda il canottaggio a Berlino invece, ho
trovato (non l’originale ovviamente), ma una
bellissima e suggestiva riproduzione dello
“Scarronzone” Mario Checcacci, medaglia
d’argento nell’otto, una foto storica ma
molto significativa per l’epoca.
Mi sono
allora aiutato in questa brevissima ricerca
con Wikipedia, e ne è uscito ciò che potete
andare a leggere: notizie che molti sapranno
già, o forse no…comunque interessanti.
Agli
appassionati…buona lettura.
Maurizio Ustolin
CR FIC Friuli V.G.
Scarronzoni
Da
Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Con il nome di Scarronzoni furono
chiamati gli atleti della società remiera
dell'Unione
Canottieri Livornesi che
composero gli equipaggi di
canottaggio nella specialità dell'otto
maschile ai Giochi olimpici di
Los Angeles del 1932 e di
Berlino del 1936.
Nella storia degli Scarronzoni, durata
venti anni (dal
1928 al
1948), sono passati 27 atleti che -
oltre a due medaglie d'argento alle due
edizioni delle Olimpiadi - hanno conquistato
anche due titoli europei (1929
e
1937) e 12 titoli nazionali.
L'ultimo degli Scarronzoni è stato
Oreste Grossi
(1912-2008), il quale ha pubblicato un libro
principale fonte di informazioni sulla
storia dell'otto
livornese.
Gli atleti
Campioni europei 1929 (Bydgoszcz,
Polonia)
Mario Balleri (detto "Bàllero"), Renato
Barbieri (detto "Attào"),
Dino Barsotti,
Guglielmo Del
Bimbo, Vittorio Cioni, Eugenio
Nenci,
Enrico Garzelli,
Roberto Vestrini (detto "Lolli"), timoniere
Cesare Milani.
Medaglia d'argento ai Giochi
olimpici di
Los Angeles nel 1932
Mario Balleri, Renato Barbieri, Renato
Bracci, Dino Barsotti, Guglielmo Del Bimbo,
Vittorio Cioni, Enrico Garzelli, Roberto
Vestrini, timoniere Cesare Milani.
Medaglia d'argento Giochi olimpici
di
Berlino nel 1936
Dino Barsotti, Guglielmo Del Bimbo, Mario
Checcacci, Dante Secchi, Enrico Garzelli,
Enzo Bartolini,
Ottorino
Quaglierini, Oreste Grossi,
timoniere Cesare Milani.
Campioni europei 1937 (Amsterdam,
Olanda)
Alberto Bonciani, Mario Checcacci,
Giovanni Persico, Dante Secchi, Enrico
Garzelli, Enzo Bartolini,
Ottorino
Quaglierini, Oreste Grossi,
timoniere Cesare Milani.
Altri canottieri
Dario Lavoratori, Antonio Colonnacchi e
Ottorino Godini: campioni italiani e
partecipanti all’europeo del 1935. Corrado
Neri e Pio Manteri: regate internazionali.
Mario Magherini: equipaggio del 1947. Enzo
Favilla, Renato Tognaccini, Mario Del Bimbo
e Raffaello Cioni: componenti del primo
equipaggio.
Allenatori: Carlo Mazzanti,
Mario Ghiozzi.
Presidenti: Gino Benini e Vincenzo
Razzauti. Vice presidenti: Nello e
Ugo Razzauti.
Il principale allenatore degli
Scarronzoni fu Mario Ghiozzi il quale,
studioso di stili di voga, dopo essere stato
il primo timoniere dell'imbarcazione fu
anche Commissario Tecnico Unico della
Nazionale Italiana il cui armo di punta era
lo stesso otto livornese.
Curiosità
Il nome Scarronzoni deriva dalla prima
regata a cui partecipò l'otto dell'Unione
Canottieri Livornesi. A Massaciuccoli, per i
campionati toscani, i movimenti della ciurma
(in gran parte abituata al
canottaggio a
sedile fisso) erano sgraziati e
non eleganti. La barca scarrocciava,
appunto, come si dice in termine
marinaresco. Chi li vide remare li chiamò "Scarronzoni".
Il nome è poi rimasto a tutti gli equipaggi
che l'Unione, negli anni, ha presentato fino
al 1948.
Aneddoti
Due sono gli episodi principali che danno
l'idea della forza d'animo - prima che
fisica - degli Scarronzoni. Nel primo caso
il protagonista è il timoniere Cesare Milani.
Tecnico di voga all'Accademia
Navale di Livorno, aveva un buon
stipendio che tuttavia non riusciva a
"gestire". Fu così che alla presentazione
dei giovani rampolli dell'università
di Cambridge, avversari degli
Scarronzoni in una regata internazionale,
Milani sentì che tutti i vogatori inglesi
venivano definiti "pari
d'Inghilterra", titolo nobiliare nel
Regno Unito. Dopo aver sentito
l'ennesimo "pari d'Inghilterra", Milani dal
basso della sua statura gridò: "Beati voi
che siete pari, a Livorno m'avanzan tutti".
Ancora più tipicamente livornese è l'altro
episodio curioso sugli Scarronzoni che mette
in luce il grande orgoglio dell'equipaggio.
L'otto labronico, a
Pallanza, sul
lago Maggiore, avrebbe dovuto completare
un allenamento di "defaticamento",
ma qualcuno della barca lanciò
scherzosamente un livornesissimo "il budello
di su'ma' chi molla", non proprio un
complimento per una mamma. Per difendere
l'onore delle madri, gli otto Scarronzoni
partirono alle 16,30 e alle 21,30 un
motoscafo fu costretto ad andar loro
incontro. Si racconta che si scorgesse già
la
Svizzera.
Gli Scarronzoni
oggi
La memoria di questa lunga avventura
sportiva è stata tenuta viva a Livorno
grazie a
Oreste Grossi
(con la sua pubblicazione e le interviste
che periodicamente gli venivano chieste) e
alla vitalità dell'associazione "Alberto
Bonciani", gestita dal figlio
dello Scarronzone, Paolo, e da sua moglie
Patrizia, che organizza mostre fotografiche
e dibattiti nell'ambito delle feste
cittadine.
Purtroppo Grossi è venuto a mancare il
15 febbraio
2008 a causa di una crisi respiratoria
Queste
invece le notizie relative alla fotografa
Leini Riefenstahl:
Leni
Riefenstahl
Da
Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Helene Bertha Amalia
Riefenstahl
Helene Bertha Amalia Riefenstahl
detta Leni (Berlino,
22 agosto
1902 –
Pöcking,
8 settembre
2003) è stata una
regista e
fotografa
tedesca. Il suo debutto come
documentarista fu intimamente legata al
nazismo ma, in seguito, si fece apprezzare
come autrice di intense opere sulle culture
tradizionali africane e sulla biologia
marina.
Biografia
Ballerina ed
attrice
Leni Riefenstahl nacque a
Berlino nel
1902. Il padre, seppur contrario, non si
oppose alla sua iscrizione alla
Kunstakademie (accademia
di Belle Arti) di
Berlino ove studiò il
balletto russo e, sotto la direzione di
Mary Wigman, la
danza contemporanea. Tra il
1923 ed il
1926 la Riefenstahl divenne un'affermata
e conosciuta ballerina, partecipando a
tournée in diverse città
europee.[1]
Nel corso di un'intervista rilasciata nel
2002 dichiarò che il danzare la rendeva
veramente felice.[senza fonte]
Dopo un infortunio al
ginocchio, che interruppe la sua
carriera di ballerina, la Riefenstahl
presenziò alla proiezione di un film
naturalistico relativo alle
montagne e rimase affascinata dalle
possibilità del mezzo cinematografico. Fece
un lungo viaggio sulle
Alpi, della durata di circa un anno, e,
al suo ritorno, contattò
Arnold Fanck.
Fanck, pioniere del «cinema di montagna», un
genere che riscuoteva un buon successo
all'epoca, era il regista del film visto in
precedenza dalla Riefenstahl che gli chiese
un ruolo per il suo prossimo progetto
cinematografico.
Nel
1926 la Riefenstahl iniziò anche a
recitare, partecipando al film
Der Heilige
Berg («La montagna sacra») e
divenne rapidamente la
star in numerosi film diretti da Fanck
presentandosi come una giovane donna
atletica ed avventurosa dotata di un
suggestivo appeal. La sua carriera di
attrice di
film muti fu prolifica tanto da
meritarle la considerazione di registi che
appassionati di cinema
tedeschi dell'epoca.
Nel
1932 diresse ed interpretò nel ruolo di
protagonista il suo primo film
Das blaue Licht
(letteralmente la «La luce blu», distribuito
in
Italia come «La bella maledetta»); è da
rimarcare la presenza della Riefenstahl
dietro la macchina da presa in un periodo
nel quale la regia era affidata quasi
esclusivamente ad uomini. Il film venne
visto da
Adolf Hitler che rimase favorevolmente
impressionato, tanto da chiamarla per la
direzione dei successivi film
propagandistici dei
raduni
tenuti a
Norimberga dal
Partito nazionalsocialista.
L'ultima interpretazione nella veste di
attrice, prima di passare definitivamente
alla regia, fu
SOS Eisberg
(«SOS
iceberg») girato nel
1933.
Regista del
nazismo
La Riefenstahl ascoltò un discorso di
Adolf Hitler tenuto durante un raduno nel
1932 e rimase folgorata, come molti suoi
contemporanei
tedeschi, dalla potente oratoria del
Führer. L'attrazione reciproca portò
ad un incontro tra i due: Hitler, che si
reputava artista, vide in questa giovane
donna colei che avrebbe potuto creare
l'immagine di una
Germania
wagneriana che emanasse bellezza,
potenza, forza e volontà di riscatto da
utilizzare a fini propagandistici in patria
ed all'estero.
Durante l'incontro egli chiese alla
Riefenstahl di girare un
cortometraggio in occasione del
congresso del partito che si sarebbe
tenuto a Norimberga nel settembre
1933 per celebrare l'ascesa al potere
dei nazisti (Machtergreifung). Il
film realizzato, dal titolo
Der Sieg des
Glaubens («La vittoria della
fede»), fu reputato un capolavoro da Hitler
che però fu obbligato a ritirarlo dalle sale
in conseguenza della «Notte
dei lunghi coltelli». Tra il
29 ed il
30 giugno
1934 Hitler, nel corso dell'iniziale
lotta per il potere, purgò i vertici del
partito nazista eliminando i dirigenti delle
le riottose
Sturmabteilung (SA) guidate da
Ernst Röhm, che morì nel corso
dell'operazione. Il girato di Der Sieg
des Glaubens conteneva molte scene di
Röhm ed altri dirigenti delle SA, allora
osannati dalle folle e divenuti poi
"innominabili"; per questo Hitler ordinò il
ritiro e la distruzione di tutte le copie
presenti sul mercato. Addolorato per la
giovane regista Hitler le propose di girare
un film in occasione del successivo raduno
del
settembre
1934.
Triumph des Willens («Il trionfo
della volontà»), girato in questa occasione,
diverrà uno dei classici dei film di
propaganda, per la capacità di glorificare
la figura del Führer, nuovo
messia del popolo
tedesco. La sapiente regia della
Riefenstahl riuscì a trasmettere agli
spettatori un senso di potenza, ordine e
rinascita attraverso inquadrature
panoramiche di sterminate masse d'uomini
marcianti in formazioni rigidamente
inquadrate,
musica wagneriana travolgente e
scenografie imponenti realizzate per il
congresso dall'architetto
Albert Speer, destinato a diventare
negli anni successivi uno dei più importanti
leader nazisti. A completare l'opera e per
intervallare l'incalzare delle immagini, la
Riefenstahl inserì estratti dei discorsi
tenuti dai capi del partito in occasione del
raduno.
Lodato da Hitler come «incomparabile
glorificazione della potenza e della
bellezza del nostro Movimento
[nazionalsocialista]»,
[2] il film venne però criticato
dai
generali della
Wehrmacht che affermarono di essere
stati esclusi dalle riprese: in effetti il
film contiene solo un breve spezzone
relativo alle manovre dell'esercito. Hitler,
desideroso di smorzare le polemiche
dell'esercito, propose allora alla
Riefenstahl di montare alcune scene
aggiuntive che avrebbero dovuto mostrare la
potenza del "nuovo" esercito
tedesco. La Riefenstahl rifiutò il
consiglio di Hitler e tornò l'anno
successivo a
Norimberga per girare un cortometraggio
interamente dedicato alle forze armate che
prese il titolo di
Tag der
Freiheit - Unsere Wehrmacht
(«I giorni della libertà - Il nostro
esercito»), dove il termine «libertà» si
riferiva al ripudio del
trattato di Versailles ed alla
reintroduzione della
coscrizione obbligatoria in Germania).
Nel
1936 la Riefenstahl venne contattata da
Hitler e dal Partito per realizzare un film
celebrativo in occasione
Olimpiadi di Berlino. Timorosa di
eventuali interferenze creative da parte,
soprattutto, del potente ministro della
Propaganda
Joseph Goebbels, ella chiese ed ottenne
di poter produrre direttamente il film - a
differenza di quanto era avvenuto con i
precedenti film girati a Norimberga e
prodotti direttamente dallo
NSDAP.[1]
Leni Riefenstahl durante le riprese di
Olympia
Il risultato finale fu quello che è
considerato il capolavoro della regista:
Olympia. In Olympia vengono
ripresi i temi cari alla Riefenstahl, grandi
masse d'uomini, esaltazione della bellezza
virile dello sportivo, musica travolgente.
Nonostante che l'argomento principale
riguardi la storia e lo svolgimento delle
Olimpiadi, dopo la caduta del nazismo
non mancarono critiche al film; molti
affermarono che in realtà esso rappresentava
una forma di propaganda in favore del regime
hitleriano, che peraltro sfruttò l'intero
evento olimpico come cassa di risonanza per
mostrare al mondo gli aspetti più benevoli
(durante il periodo vennero proibite le
persecuzioni
antisemite) della "nuova"
Germania.
Nonostante le successive critiche, la
libertà creativa che la Riefenstahl pretese
le permise di dedicare all'afro-americano
Jesse Owens, atleta più rappresentativo
delle Olimpiadi del 1936, una cospicua parte
del girato nonostante i richiami di
Goebbels, che avrebbe voluto celebrare i
trionfi
ariani e non certo quelli di un atleta
di colore.[1]
La seconda
guerra mondiale
Allo
scoppio del
secondo conflitto mondiale nel
settembre
1939 la Riefenstahl stava lavorando al
progetto del film Penthesilea, un
film tragico, basato sull'opera del
drammaturgo
Heinrich von Kleist. Il conflitto portò
però all'accantonamento del progetto che
prevedeva scene girate in paesi ormai in
guerra con la
Germania. Nel settembre 1939 ella si
trasferì in
Polonia al seguito per documentare la
vittoriosa avanzata tedesca ma tornò presto
dal fronte, disgustata dalle atrocità
commesse dall'esercito tedesco sul suolo
polacco.[3]
A partire dall'inizio del
1940 la Riefenstahl si dedicò alla
produzione di
Tiefland («Terra degli Abissi»), un
film che aveva in mente già da diversi anni
ma che venne completato solamente nel
1954.
Nel
1940 inizia le riprese di "Tiefland"
che dovrà abbandonare a causa della guerra e
potrà riprendere solo nei primi anni
cinquanta dopo che, alla fine della
guerra mondiale, verrà chiamata a
rispondere delle sue attività filonaziste.
Nel
2002 esce il suo ultimo film, un
documentario di riprese sottomarine: "Meraviglie
sott'acqua". All'inizio del
2003 a 101 anni di età si sposa con
Horst Kettner. Nell'autunno
2003 muore nella sua casa di
Pöcking (Baviera).
Aveva 101 anni.
Il suo cinema
Leni Riefenstahl fu una singolare regista
cinematografica. Per lei il sistema di
comunicazione visivo non aveva segreti.
Usava teleobiettivi e filtri, osava
riprese audaci dall'aereo, in controluce o
molto angolate, esasperando il valore
emotivo del cinema.
Filmografia
Come regista
Come attrice